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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Il management a misura di cavallo

La comunità scientifica internazionale, attraverso un insieme di indicatori fisiologici ed etologici di benessere, ha evidenziato come le condizioni di management influenzano i livelli di interazione sociale e di svolgimento del repertorio comportamentale proprio della natura gregaria del cavallo, configurandosi palesi situazioni di privazione comportamentale che, spesso, sfociano nella sofferenza da privazione specifica. Dalle numerose indagini sull’argomento emerge che le modalità di scuderizzazione del cavallo influenzano negativamente le sue esigenze cinetiche e relazionali impedendogli la normale strutturazione degli spazi sociali secondo le peculiari caratteristiche della specie. A tal proposito, nel 2014, l’Ufficio Federale Svizzero della Sicurezza Alimentare e di Veterinaria (USAV – www.blv.admin.ch ) ha emanato una direttiva tecnica concernente i requisiti edilizi per la corretta detenzione di cavalli, asini, muli e bardotti, basata sulla tutela dei loro bisogni comportamentali. Le norme contenute nella direttiva USAV riguardano, fra l’altro, la necessità di movimento e di spazio, il bisogno di vivere in gruppo e l’esigenza di spazi confortevoli per il sonno ed il riposo. E’ noto che gli equidi sono caratterizzati dal possedere una componente motoria spiccatamente sviluppata. Già a partire da pochi minuti dopo la nascita il puledro acquisisce la postura in stazione sia per raggiungere le mammelle della madre sia come strategia antipredatoria; non si dimentichi, infatti, che il cavallo è un erbivoro ed è un animale predato che è sopravvissuto alla selezione naturale grazie allo sviluppo adattativo dell’apparato locomotore e degli organi di servizio al fine di ottimizzare la funzione precipua della fuga. Il libero movimento è indispensabile per il corretto funzionamento dell’organismo equino per mantenere efficace la biomeccanica del movimento e l’apparato cardiorespiratorio. La limitazione del movimento dovuta alle inidonee tecniche di stabulazione provoca gravi conseguenze sulla salute del cavallo e sul suo equilibrio emotivo (si veda, ad esempio, le varie atipie dovute, fra l’altro, alla monotonia ambientale: ballo dell’orso, tic d’appoggio e aerofagico) ed è necessario garantirgli la possibilità di espletare attività motoria all’aria aperta, in gruppo, per almeno 2 ore al giorno. Anche se l’utilizzo da parte dell’uomo o la conduzione alla mano rappresentano occasioni per effettuare attività cinetica, solo quando può muoversi liberamente in gruppo, il cavallo riesce a soddisfare veramente il suo bisogno di movimento e le sue necessità sociali, manifestando così pienamente quei comportamenti che gli garantiscono il mantenimento delle condizioni di benessere. Per questo motivo, secondo l’USAV, i cavalli adulti devono potersi muovere liberamente per almeno 13 giorni al mese. Per garantire al cavallo il soddisfacimento minimo del bisogno di spazio per muoversi è necessario prevedere uno spazio all’aperto, costantemente accessibile dalla scuderia, che deve avere una superficie minima con lunghezza pari a 4 volte l’altezza al garrese e larghezza pari a 2 volte l’altezza al garrese. Cioè a dire che per i cavalli con un’altezza al garrese compresa tra 1,62 e 1,75 (la maggior parte) le dimensioni minime medie del paddock, stabilmente accessibile, dovranno essere di 6,78 m x 3,39 m e pari ad una superficie minima media di 24 mq. Per le aree d’uscita all’aperto non adiacenti alla scuderia tale valore si eleva a 36 mq. Le superfici minime medie è preferibile che vengano realizzate con settori allungati e di forma rettangolare ( 3 x 8 m) piuttosto che di forma quadrata, perché stimolano maggiormente i cavalli al movimento. Si configura, pertanto, la necessità di poter prevedere, almeno per le nuove scuderie, tutele del benessere animale attraverso prescrizioni edilizie per l’ottenimento delle autorizzazioni costruttive. Le compiute conoscenze sulle capacità relazionali intra- ed interspecifiche del cavallo, l’evoluto linguaggio feromonale e gestuale, l’esigenza di un adeguato soddisfacimento dei comportamenti di mantenimento dell’omeostasi emozionale, comportano il rispetto della prescrizione fondamentale riferita all’evitare al cavallo una qualsiasi forma di isolamento sociale. Negli animali sociali, infatti, l’isolamento è un potente fattore di stress emotivo, anche brevi periodi di isolamento provocano un aumento sia di parametri fisiologici (frequenza cardiaca, catecolamine, cortisolo), sia di parametri etologici connessi all’attività di orientamento, alla reazione di allerta ed alla ipercinesi, potendone derivare maggiore impegno per la loro gestione quotidiana. In cavalli, stabulati in box singolo, l’attività locomotoria ed il tempo dedicato all’alimentazione non nutritiva (gioco di bocca) sono risultati maggiori rispetto a quelli di cavalli stabulati singolarmente ma con la possibilità di vedere i conspecifici nei box adiacenti; cavalle, stabulate in isolamento per 72 ore, hanno presentato un maggiore dispendio energetico di tipo cinetico nelle successive ore trascorse in paddock, mentre in quelle poste in isolamento, in un paddock di 160 mq per 6 ore, è stato evidenziato l’aumento del tempo trascorso in stazione, della durata dell’autogrooming e del numero di vocalizzazioni. Risulta, quindi, acclarato che il cavallo stabulato nel tradizionale box è privato delle naturali interazioni sociali e impedito a svolgere la fondamentale attività cinetica. L’USAV rivolge particolare cura ed attenzione alle dimensioni ed al design del box, recependo le più recenti conoscenze etologiche in tema di potenzialità cognitive del cavallo, essendo stato dimostrato che spazi angusti alterano sensibilmente il suo equilibrio emotivo. Puledri, allevati in paddock, trascorrono la maggior parte del tempo a stretto contatto con gli altri cavalli interagendo con essi, mentre quelli stabulati in box presentano comportamenti anomali quali il leccamento ed il mordicchiamento delle strutture del box. Vengono, quindi, prescritte le dimensioni minime dei box individuali che, a causa dei molteplici morfotipi del cavallo, devono essere almeno 2 volte l’altezza al garrese sia in larghezza che in lunghezza, mentre l’altezza deve essere pari ad almeno 2,5 volte l’altezza al garrese. Le implicazioni comportamentali delle tradizionali tecniche costruttive dei box, allorquando i cavalli vengono privati della possibilità di movimento e di interazioni sociali, si possono così riassumere: ambiente monotono, privazione sensoriale, ipocinesia, isolamento sociale, attività a vuoto e atipie, in una sola parola: sofferenza. L’insieme delle conoscenze citate, derivanti da estese indagini sull’influenza del management sul benessere del cavallo, sono state fondamento scientifico del recente documento europeo (Animal Welfare Index, AWIN, welfare assessment protocol for horses, 2015) sulle modalità di valutazione del benessere del cavallo, che adotta il criterio svizzero di dimensionamento minimo dei box singoli. Dispiace dover considerare che l’Italia, un tempo indiscussa culla della cultura ippologica, imitata, copiata e invidiata, abbia consentito che i saperi dei nostri Maestri siano stati sbiaditi dall’oblio e dal buio dell’ignoranza.

Prof Michele Panzera Ordinario di Etologia veterinaria e Benessere animale, Dipartimento di Scienze Veterinarie, Messina.