Il cavallo al servizio dei bambini emofiliaci

IL CAVALLO fuori dal redditometro e presto la ripresa dell’iter per il ddl 58 sulla riabilitazione equestre: così il sen. Antonio Tomassini – appassionato cavaliere e ippofilo, oltre che presidente della Commissione Sanità e Igiene – ha aperto il convegno romano sui benefici dell’ippoterapia per migliorare la qualità della vita dei bambini emofilici.
Con il patrocinio del Senato e promosso da Associazione parlamentare amici del cavallo e dell’ippica e dall’Associazione Sen Tom’s, l’incontro ha illustrato i vari aspetti di una malattia dal forte impatto sulla vita di chi la incontra, per poi allargarsi a un possibile ruolo del cavallo  - e dell’ippoterapia in senso ampio – per migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti.
Proprio la funzione sociale del cavallo impiegato in sanità basterebbe a farlo uscire dal redditometro: è vero che il cavallo è fonte di reddito quando gareggia e vince, ma una volta uscito da quel circuito un cavallo può rendersi utile a chi ne ha bisogno. E’ un animale d’affezione, continua Tomassini,  non ha senso impiegarlo come parametro di reddito e meno che mai – rincara – continuare a considerarlo all’interno del circuito alimentare.. Quanto al ddl 58, Tomassini – e poi il collega e vicepresidente della commissione Fosson - sottolinea che si tratta di una proposta di legge ferma perché da finanziare, ma ha aggiunto che non servirebbero poi troppi fondi, auspicando quindi che l’iter si sblocchi, dopo uno stop di due anni in Senato.

DOPO LE PAROLE dei politici, è toccato ai referenti per l‘emofilia dei tre principali ospedali romani: Gemelli, Umberto I e – data l’età dei pazienti – Bambin Gesù. Dopo aver “presentato” l’emofilia e le sue problematiche", la prof. Mazzucconi dell’Umberto I ha ricordato le componenti psicologiche in gioco nella famiglia di un bambino diagnosticato emofiliaco e le ricadute che la malattia può avere sulla qualità della vita. Tutti gli esperti hanno condiviso la necessità di un approccio globale all’emofilia e la necessità di farne una “compagna di vita”, con la quale convivere senza rinunciare a essere bambini, prima che pazienti. Emozionante la storia di Andrea, emofiliaco e campione equestre, nelle parole del prof. De Cristofaro (Gemelli): la passione per i cavalli fin da piccolissimo, la voglia di mettersi in gioco e in gara, la terapia altamente personalizzata e da qui la possibilità di vivere vita normale e piena della propria passione.
In passato lo sport era invece percepito come fonte di rischio per i piccoli emofiliaci, data la facilità di traumi normalmente insignificanti ma pericolosi per chi manca dei fattori coagulanti nel sangue; da qui il veto spesso posto all’attività sportiva – e il divieto totale per l’equitazione e scherma, ha ricordato Romano Arcieri, di Fedemo. Oltre a rappresentare la federazione delle associazioni emofiliaci italiane, Arcieri è emofiliaco: ricorda i problemi affrontati da bambino e sottolinea come ancora oggi manchi una cultura che promuova lo sport per i piccoli emofiliaci: promozione dello sport, formazione di operatori e lavoro in rete le tre priorità per cambiare l’approccio culturale.

IL CONVEGNO è servito a presentare un progetto sponsorizzato da Baxter, che produce prodotti e farmaci per gli emofiliaci: si tratta di terapie assistite con gli animali, i cani a Napoli (con l’associazione AITACA e l’ospedale san Giovanni Bosco), i cavalli a Roma, con l’associazione L’Auriga Onlus che sta riprendendo le attività dopo una lunga e difficile pausa.
Riduttivo e impreciso parlare di ippoterapia, come tra i relatori ha sottolineato il prof. Luciani del Bambin Gesù: se l’ippoterapia (o riabilitazione equestre) è destinata a persone con disabilità, non è per gli emofiliaci, che con terapie e profilassi adeguate compensano la carenza del fattore coagulante e non sono quindi disabili, fisici né psichici. Ciò non toglie che il cavallo “faccia bene” a tutti e quindi – con le dovute attenzioni – anche ai bambini emofiliaci.
Una responsabilità importante quella affidata a L’Auriga,  ha riconosciuto il direttore del Centro di Attività Equestri Integrate, Nicoletta Angelini, che ha ricordato come il cavallo non sia soltanto collega di attività sportiva ma soprattutto, individuo “altro” nella relazione. Proprio questa sua specificità consente di impiegarlo in attività fisiche non necessariamente pericolose, coniugando il gioco con quegli aspetti relazionali indispensabili per un corretto sviluppo psicofisico.  Il tutto si svolge poi nell’ambiente naturale – ha aggiunto – contenitore ideale per i soggetti in età evolutiva e permette quel “corpo a corpo” al bambino emofiliaco spesso negato perché ritenuto pericoloso, ma tanto importante per crescere. Non solo salto ostacoli, insomma, ma la possibilità, grazie al cavallo, di superare ostacoli e barriere non in campo, ma nella vita.
Il progetto parte il 13 novembre, al Centro L’Auriga. Buon lavoro a bambini e cavalli.

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26/10/2011 | Cultura
Roma, 21 Maggio 2012
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