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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Il cavallo... è un cameo

Attanasio ed i due protagonisti umani
Attanasio ed i due protagonisti umani

I cavalli come guest star. Come personaggi di grande statura attoriale, ma  senza un ruolo di protagonisti assoluti. Cavalli che  interpretano un "cameo", come dicono gli americani. Presenze di rango che danno il là alla storia, e  si conquistano  un'attenzione privilegiata.
Non avete idea quanti ce ne siano nelle cinematografie di tutto il mondo. E allora ricordiamone qualcuno. Partendo proprio dal cinema italiano. E da un film  indicato come un capolavoro assoluto dai critici di tutto il mondo: "Scuscià", di Vittorio de Sica premiato con l'Oscar ( fu il primo film straniero a conquistarlo nel 1948). Troppo facile ricordare che  il film racconta le disavventure di due ragazzini che nell'immediato dopoguerra si arrangiano a sopravvivere offrendosi come lustrascarpe ai militari americani, (shoe- shine, diventa, storpiato, scuscià). 
Pasquale e Giuseppe, nella loro vita grama e affamata, precocemente matura,  coltivano un sogno: quella di comperare il cavallo che vanno a montare a villa Borghese, un grigio di nome Bersagliere. Riusciranno ad acquistare il cavallo, ma perderanno drammaticamente la loro innocenza. Bersagliere rappresenta il sogno di una infanzia  accettabile, che i due ragazzini non hanno mai avuto. E quando sul finale il cavallo si allontana, mentre giunge la polizia, è facile capire che ogni speranza è ormai perduta. Gli antichi  greci direbbero che Bersagliere è il "deus ex machina" di tutta la vicenda.
Altro film italiano, anch'esso con un grigio: "Il carabiniere a cavallo"; una  commedia rosa dei primissimi anni Sessanta, in cui si racconta di un carabiniere (Nino Manfredi)   alla ricerca del proprio cavallo d'ordinanza, Rutilio,  che  si fa rubare per dabbenaggine e che deve ritrovare  per evitare arresti e sanzioni. Grazie al suono della fanfara il cavallo Rutilio  riuscirà  a fuggire e a liberarsi da solo,  e così  il carabiniere potrà  finalmente  impalmare (di nascosto: allora la regola prevedeva che per ottenere il permesso di sposarsi  fossero trascorsi 15 anni di servizio attivo) la propria fidanzata. Anche in questo film, lieve ma divertente, il cavallo - che vediamo soprattutto alla fine -  impersona  un sogno di libertà, sacrificato alla disciplina e agli obblighi della divisa. Il film ebbe un sacco di guai con la censura, che non considerò "dignitosa" la disavventura del povero carabiniere.
Altro cavallo con un grande cameo in uno dei primi film italiani a colori è  il galoppatore Attanasio, che - come dicono i teatranti - è "sdraiato sul titolo": infatti il film in cui compare si intitola "Attanasio cavallo vanesio", protagonista Renato Rascel, nei panni di un fantino che  in sella al cavallo Attanasio vince il Gran Prix,  riuscendo poi a sposare l'amata ragazza . Il film è la trasposizione - per la verità piatta e senza  alcuna verve- di una commedia musicale di Garinei e Giovannini che nei primi anni Cinquanta ebbe un grandissimo successo.
Passiamo le Alpi e andiamo in Francia con una sequenza da antologia di un film intitolato "Il colonnello Chabert", tratto dall'omonimo e bellissimo racconto omonimo di Balzac, e interpretato da  un meraviglioso e autunnale Gerard Depardieu. La sequenza davvero  fuori dall'ordinario è quella  della carica di cavalleria della battaglia di Eylau. Forse un po' magniloquenti, le immagini di  uno squadrone di cavalli che caricano e  vengono filmati al rallentatore, rimandano a certi quadri del pittore David. Due minuti epici e potenti, che  allagano gli occhi dello spettatore (e che si trovano anche su you tube). 
Volendo chiudere questa breve galleria di camei con immagini meno tragiche, ecco invece due sequenze made in USA: la prima è la breve canzone cantata da tre cavalli nel  delizioso film di John Landis intitolato "I tre amigos", dove si racconta di tre attori del cinema muto, ormai disoccupati per l'avvento del sonoro, che vengono ingaggiati dai contadini di un paesino messicano per cacciare i banditi del luogo. La trovata è che i tre attori credono di  andare a fare uno spettacolo, mentre invece si trovano alle prese con dei banditi veri.
Ma il vero, indimenticabile cameo ironico-avventuroso è quello del  tranquillo cavallo di pattuglia  rubato  e poi montato dalla spia Schwarzenegger nell'indiavolato "True lies" di James Cameron:  sulle orme di un terrorista in fuga il  povero cavallo, spronato da Schwarzy,  si avventura in un ascensore  che punta ai piani alti di un grattacelo, ma quando il suo indiavolato cavaliere  gli chiede di saltare nel vuoto... giustamente si pianta. Cavallo si, ma scemo certo no.
E poi, come non  ricordare i cavalli che rubano la scena  a  Sterling Haiden in "Johnny Guitar"; che  portano in giro per il  Kenia Meryl Streep; che ballano  a Central Park sulle musiche di Hair ... la verità è che  sono troppi. Ci vorrà almeno  un'altra rubrica.