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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Il carro del Sole e l’auriga Fetonte antichi miti e simboli alchemici

Apollo e Fetonte di Giambattista Tiepolo
Apollo e Fetonte di Giambattista Tiepolo

Carrozze e cavalli non sono solo simbolo di cultura dell’equitazione e di storia recente, né sinonimo di sport degli attacchi o di manifestazioni di tradizione: fin dai primordi della storia della invenzione del carro (II millennio A.C.), il Sole viene raffigurato come una carrozza trainata da cavalli e comunque come un disco solare che ricorda la ruota di un carro.

Il concetto di rappresentazione del carro solare è cronologicamente più recente rispetto alla barca solare egizia ed è presente in quasi tutte le culture antiche; si pensi alla Bibbia ebraica e al racconto di Enoch ed Elia che furono rapiti in cielo, il primo dopo 365 anni, numero corrispondente ai giorni di “rotazione” in un anno solare, il secondo per la sua ascensione celeste con «un carro di fuoco e cavalli di fuoco».

Nella mitologia greca ritroviamo questa raffigurazione nel carro di Apollo e in quello di Elios, facenti parte dei culti collegati al Sole.

Un mito davvero interessante e comprensivo di tutti gli elementi che caratterizzano gli attacchi è il Mito del carro e dell’auriga, più semplicemente conosciuto come il carro alato, raccontato nel Fedro da Platone. 

Platone narra di una biga con auriga, personificazione della parte razionale o intellettiva dell’anima (logistikòn). La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell’anima dotata di sentimenti di carattere spirituale (thymeidès) e si dirige verso il mondo delle idee; quello nero raffigura la parte dell’anima legata alle emozioni (epithymetikòn) e si dirige verso il mondo sensibile. I due cavalli sono tenuti per le redini dall’auriga che, come detto, rappresenta la ragione: questa non si muove in modo autonomo ma ha solo il compito di guidare.

La guida della biga deve essere diretta verso l’iperuranio, un luogo metafisico dove risiedono le idee; l’auriga deve essere capace di mantenere la guida verso l’alto, tenendo a bada il cavallo nero e spronando il cavallo bianco. 

L’auriga deve guidare la biga affinchè questa precipiti il più tardi possibile, scongiurando così la “reincarnazione”.

Chi è precipitato subito, rinascerà come una persona ignorante o lontana comunque dalla saggezza filosofica mentre chi è rimasto più a lungo a contemplare l’iperuranio rinascerà come persona saggia e filosofica.

Splendida metafora, contenente tutti gli elementi del “team” dell’attacco, che pone in evidenza come i drivers debbano essere valenti in questa vita se vogliono continuare ad esserlo anche nella futura....dopo la reincarnazione.

Con riferimento a tale mito, Gurdjieff, un filosofo esoterico del secolo scorso, paragona l’essere umano ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero. Un veicolo definito “carrozza” che rappresenta il corpo fisico, trainato da cavalli che sono le emozioni, guidato dal cocchiere che è la mente, mentre il passeggero è l’anima (o coscienza).

Quando il cocchiere (la mente) è confuso e non sa dove andare, la carrozza (il corpo) viene guidata dai cavalli (le emozioni) che automaticamente la trainano senza una direzione precisa, mentre il passeggero (l’anima coscienza) dorme.

E se la coscienza dorme, quanta consapevolezza possiamo avere di quello che facciamo, diciamo e decidiamo? Come può il cocchiere dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa dove dirigersi?

Per sapere dove andare il cocchiere ha bisogno di ascoltare la voce del passeggero (anima), così da prendere in mano le redini e guidare i cavalli nella direzione desiderata.

Il mito più  conosciuto e maggiormente rappresentativo del team “carrozza, cavalli e driver” è quello di Fetonte.

Fetonte è una figura della mitologia greca. Era figlio di Apollo e della ninfa Climene.

Secondo il mito, Fetonte, per vedere se Apollo fosse veramente suo padre, lo pregò di lasciargli guidare il carro del Sole: ma, a causa della sua inesperienza, perse il controllo del carro, i cavalli si imbizzarrirono e corsero all'impazzata per la volta celeste: prima salirono troppo in alto, bruciando un tratto del cielo che divenne la Via Lattea, quindi scesero troppo vicino alla terra, devastando la Libia che divenne un deserto. Zeus intervenne per salvare la terra e, adirato, scagliò un fulmine contro Fetonte, che cadde alle foci del fiume Eridano, l'odierno Po. 

Chi non ha incontrato un “Fetonte”, specie nei concorsi sportivi di attacchi? Chi non lo ha incontrato nella vita o non lo è stato?

Chi trascorre l’esistenza cieco della luce della vita stessa, senza guardare l’immenso valore che ci circonda e che esprimiamo, come uno spettatore annoiato nella meraviglia dell’universo, ecco questo è un Fetonte.

Non siamo forse tutti noi “Fetonte”, cui la Vita ha dato in dono la possibilità di condurre il Carro del Sole? Non dobbiamo imparare a “guidare” il carro del Sole con pazienza e umiltà?

 

Nel mito, solo Apollo, che è un Dio, può guidare il carro.

Colui che vuole rendersi degno di condurre il Carro del Sole, deve apprendere l’arte: condurre il carro significa conoscere la divinità interiore, la Luce del cuore; deve ridimensionare l’Ego, che necessariamente fallisce nel folle progetto di diventare auriga della Causa e del Fine di tutte le cose.

 

 

A coloro tra i drivers che avessero voglia di diventare “aurighi” non solo alchemici ma anche per l’attacco di tradizione, ricordiamo che il mito di Fetonte rivive nella carrozza Spider Phaeton. 

Questa carrozza, dedicata ai giovani alla moda della fine del 19esimo secolo, è leggera ed elegante, proprio come il carro di Fetonte.

Esistono diversi tipi di Phaeton: il mail phaeton, versione piu’ pesante del modello, che trasportava bagagli e passeggeri e pertanto era dotato di sospensioni a molla “telegraph” simili alle vetture postali; il Demi-mail Phaeton, il Park Phaeton, lo Stanope Phaeton, il Doppio Phaeton, lo Spider Phaeton e il Bugatti Phaeton.  Tutte le vetture sono varianti del modello base che vede un mantice anteriore e una panchetta posteriore riservata al groom. I Phaeton erano adatti alle pariglie ma talvolta vedevano anche un cavallo singolo o un tiro a quattro all’attacco.

Tra tutte le varianti vale ricordare che lo Spider Phaeton, di origine statunitense, generalmente privo di mantice e senza la tipica cassa nera dei Phaeton, con alto sedile di guida e panchetta posteriore per il groom su ferri ricurvi, era una  vettura alta e leggera, adatta a gentiluomini e ad occasioni mondane. La Regina Elisabetta, difatti,  ogni giugno, durante le celebrazioni ufficiali per il suo compleanno, viaggia verso e dal Trooping the Colour nella Horse Guards Parade  in un eburneo phaeton, realizzato nel 1842 per la sua antenata, la Regina Vittoria. 

 

Destinata a brevi spostamenti e altrimenti detta “ragno”, era l’ideale per uno o piu’ cavalli leggeri e spiritosi come il loro driver che, alla guida “sportiva” e veloce, poteva unire anche altre virtù già rappresentate in un passato davvero remoto (vedi Fetonte), tanto che i padri, nel meridione d’Italia, usavano dire ai figli: “non fare il Fetonte…”.