La sua stessa vita inizia con una “partenza difficile”. Frutto di un parto complicato che ne ha quasi messo a rischio la vita, vittima di una lieve frattura all’anteriore da puledro, afflitto poi da un cip ( cioè un frammento cartilagineo staccatosi dal posteriore destro) viene scelto e rifiutato più volte da driver diversi. Poi l’incontro con Giampaolo Minnucci e la nascita di un feeling che ha portato il binomio a vincere su tutte le piste del mondo entrando nella leggenda del trotto.
Di lui si è scritto e detto molto. Chi ha avuto modo di conoscerlo bene, parla di un cavallo dal carattere indipendente, tranquillo, ma distante e sostanzialmente riservato. Si racconta che quando andava in premiazione sapeva recitare alla perfezione la sua parte di Star, si dice che, come molti altri suoi colleghi, “sentisse” la corsa e vi si preparasse con grande concentrazione, si dice che fosse in grado di risparmiare energie per il “rush” finale, si dice che non rinunciasse mai alla lotta. Anche oggi, nel suo nuovo ruolo di stallone, raccontano che mantenga “la testa sulle spalle”: mai un capriccio e sempre una grande disponibilità nei confronti delle richieste che gli vengono fatte.
Insomma un professionista calmo ed affidabile. E forse è proprio in questo misto di grandezza e normalità il fascino di Varenne. Un fascino che fa si che a sei anni dal suo ritiro dalle corse abbia ancora un fans club, che fa sì che ogni 19 maggio ( giorno del suo compleanno) un folto gruppo di ammiratori sia disposto a raggiungerlo in capo al mondo ( per l’esattezza in Svezia nel centro di allevamento di di Margareta Wallenius) per il solo piacere di vederlo affondare allegramente il muso in una torta pensata espressamente per lui.




















08/02/2012


