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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Il Cadetto, il cavallo che nacque due volte

In Home page e qui sopra Il Cadetto durante la sua carriera in pista. Sotto cliccando Il Cadetto in una recentissima foto
In Home page e qui sopra Il Cadetto durante la sua carriera in pista. Sotto cliccando Il Cadetto in una recentissima foto

NON SO QUANTO QUESTA STORIA potrà interessare, l’unica certezza è che per noi è stata importantissima. Tutto iniziò, un po’ per pazzia un po’ per gioco, quando nel novembre del 2004 Antonio ci disse di aver comprato, in Irlanda, un cavallino per la modica cifra di 6.000,00 Ghinee, circa € 9.000,00. Noi, tutti amici non grandi conoscitori del mondo delle corse, c’entusiasmammo subito al pensiero di poter trascorrere delle giornate insieme a tifare per il nostro cavallo, nella speranza anche di riuscire a provare il brivido della vittoria da protagonisti.
Tanto era l’entusiasmo che per poter decidere il nome da dare al cavallo ci riunimmo tutti a cena, ognuno propose tre nomi, tutti i nomi furono inseriti in una griglia ad eliminazione diretta, e così dopo mille votazioni e scherzose discussioni uscì fuori il nome di “Il Cadetto”, che tra l’altro era il soprannome di uno di noi.
Nel settembre del 2006, arrivò il tanto atteso giorno del debutto a Roma all’ippodromo delle Capannelle, tutto c’eravamo prefigurati tranne la possibilità di vedere il nostro cavallo stravincere la corsa di 5 lunghezze.
Impazzimmo nel vero senso della parola, ed arrivammo al punto di iscrivere il cavallo al Gran Premio Guido Berardelli corsa di Gruppo 3, che si sarebbe tenuta il giorno 22 ottobre 2006 alle Capannelle. Incredibile ma vero, Il Cadetto stravinse anche quella corsa di sei lunghezze.
Interviste, giornali, articoli vari. Tutti parlavano del Cadetto, tutti affermavano che sarebbe stato un cavallo da Derby, il nostro allenatore era raggiante, ogni sogno sembrava possibile e lecito!
Anche la sua terza corsa, il 1° maggio 2007, fu una splendida vittoria. Arrivò purtroppo dopo un paio di mesi in cui il cavallo era stato male per una intossicazione alimentare e quindi fu costretto a rallentare la preparazione in vista del grande giorno del Derby.
Il 20 maggio del 200, fu un giorno indimenticabile. Avevamo un cavallo imbattuto, che risultava tra i favoriti di una corsa con un montepremi di € 720.000,00, la corsa più ricca d’Italia. Correvano cavalli che provenivano da tutto il mondo, e noi eravamo stati trasportati quasi miracolosamente nell’élite del galoppo italiano. Andammo in 50, tra proprietari, parenti e amici, a pranzo all’ippodromo quel giorno, avevamo raggiunto il nostro scopo, tutti insieme a divertirci e sognare.
La corsa non andò benissimo, fu la sua prima sconfitta un po’ il rientro affrettato, un po’ lo schema di corsa sfortunato, arrivammo quinti ma fu comunque una giornata splendida.
In seguito partecipammo ad altri Gran Premi tra cui il Ribot, il Nearco, il Villa Borghese, il Federico Tesio ecc. Fu sempre una festa ed il cavallo era sorprendente perché era sempre tra i primi. Il sogno continuava e tra l’altro avevamo vinto anche oltre 100.000,00 euro!!
Arrivò purtroppo il 4 maggio 2008, la sua tredicesima corsa. Come al solito eravamo tutti a pranzo all’ippodromo di Roma per assistere festosi al Premio Signorino, che poteva essere per Il Cadetto il viatico per partecipare al Gran Premio Presidente della Repubblica del 2008. Improvvisamente a 400 metri dall’arrivo Il Cadetto si bloccò e incominciò a zoppicare vistosamente.
Ricordo solo il gelo e le lacrime di quel momento. L’allenatore disse “Speriamo di salvarlo”. Capimmo subito la gravità dell’infortunio quando il veterinario, fatte le radiografie, sentenziò che non c’era niente da fare: due sesamoidi fratturati completamente all’anteriore sinistro, il cavallo era da abbattere.
Seguirono giorni di dubbi e di ardue decisioni. Il veterinario dr. Romano ci confermò che il cavallo era da abbattere, l’unica cosa possibile era tentare un intervento dolorosissimo che lui definì “da macellaio” di ricostruzione dell’arto fratturato, con una placca di circa 20 cm. e 13 viti. Le possibilità erano poche, i rischi di laminite e rigetto altissimi, l’unico cavallo che aveva subito un intervento del genere era stato Barbaro negli Stati Uniti e non c’è l’aveva fatta.
Ci pensammo tanto. Considerato che, ove avesse superato l’intervento, sarebbe potuto diventare uno stallone qualificato e quindi avrebbe potuto avere una seconda chance, decidemmo di affrontare l’operazione.
Passarono mesi terribili sia per Il Cadetto che per noi. Lui soffrì tanto nei giorni successivi all’intervento, diventò uno scheletro, era irriconoscibile. Non poteva mangiare perché doveva alleggerirsi per il rischio della laminite. Rimase fino al 31 luglio 2008 nella clinica/maneggio del dr. Romano.  Ricordo che di nascosto gli portavamo, l’uno all’insaputa dell’altro, carote, fieno e ogni altro cibo possibile. Era diventato una specie di idolo nel maneggio, una volta trovai dei bambini che lo accarezzavano. Mi chiesero di raccontargli la storia del cavallo-campione… sì forse esagerai un po’ ma loro rimasero a bocca aperta.
Oggi Il Cadetto è vivo, ha superato la visita d’abilitazione all’attività stalloniera e siamo tutti felicissimi di aver trovato nel generoso Gigi Carrera titolare dell’Allevamento Pianverde vicino a Milano, un altro amico che lo gestirà nei prossimi anni come stallone.
Dimenticavo un’ultima cosa. Gigi Carrera in cambio della gestione stalloniera del Cadetto, ci donerà il primo foal che avrà da una delle sue fattrici coperte dal Il Cadetto.
Il sogno continua, forse un giorno avremo “Il Figlio del Cadetto”.