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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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IHP, Sonny Richichi spiega il motivo delle sue dimissioni

Alcuni cavalli del centro
Alcuni cavalli del centro

Come comunicato  ieri mattina da IHP, ieri ho annunciato le mie dimissioni con decorrenza alla data
della prossima Assemblea straordinaria dell’associazione.
Tale sofferta decisione, che per il vissuto personale dentro questa organizzazione, che tutti ben conoscono, è di una gravità inimmaginabile, è stata determinata da una situazione insostenibile creatasi da qualche tempo all’interno di IHP, le cui profonde divisioni interne hanno minato alla base la collaborazione e la fiducia verso il sottoscritto da parte di alcuni soci e membri dello staff, di fatto boicottando buona parte delle attività istituzionali.
Questo si è evidenziato maggiormente negli ultimi 18 mesi in cui l’associazione è entrata in una lunga e
pericolosa fase emergenziale, prima a causa del trasloco della sede e subito dopo per la vicenda delle
numerosi morti improvvise di cavalli. Infatti io, che a differenza di quasi tutti gli altri soci mi occupo
quotidianamente della gestione diretta degli animali oltre che delle attività istituzionali, nel corso dei
mesi avevo più volte lanciato allarmi sulla situazione emergenziale del Centro di recupero e dei cavalli
ospitati, sollecitando CdA e soci ad azioni più dirette ed efficaci per ottenere una ricerca scientifica e per
eventuali altre decisioni parallele per uscire dall’emergenza, purtroppo invano, con la conseguenza di
avviare e chiudere ciclicamente gestioni emergenziali e reintroduzioni al pascolo senza una logica alla
base. Mi sento dunque rammaricato e preoccupato nell’assistere oggi a ragionamenti in buona parte
condizionati dall’emotività del momento e alle conseguenti decisioni assunte per l’associazione nell’Assemblea di ieri, non tanto nel merito quanto nelle modalità di attuazione.
In particolare ritengo inaccettabile che un’associazione come IHP, dopo aver perso 16 cavalli per morte
improvvisa in 16 mesi, abbia paura di pretendere con la dovuta determinazione quanto chiesto con
diplomazia e pazienza in tutto questo tempo, e cioè l’attivazione concreta e non solo a parole di un
gruppo di ricerca. Decisioni parallele, come quella di cercare una nuova sede o di cercare adozioni urgenti
per gli animali, non possono prescindere dal chiedere a gran voce che si faccia chiarezza e che si scopra
quella che, a quanto pare, sembra essere una causa di morte sconosciuta al mondo veterinario fino ad
oggi.
Infatti, fin da gennaio 2019 ho evidenziato le difficoltà nel passaggio delle informazioni, i ritardi, analisi
a volte fatte senza la dovuta affidabilità (il riferimento è alle analisi dei terreni, fatte solo privatamente
e approssimativamente, ma mai dall’ARPAT o dalle autorità sanitarie) e soprattutto la mancanza di un
coordinamento scientifico. Siamo entrati in contatto con molti esperti, anche all’estero, che gentilmente
ci hanno dato disponibilità a collaborare. Così come sempre disponibili sono stati gli esperti dell’IZSLT,
delle università contattate e i veterinari dell’ASL, che sono da ringraziare tutti indistintamente. Ma tutto
questo patrimonio di contatti non è mai stato finalizzato proprio per l’assenza di un coordinamento.
La gestione degli animali presenti al Centro di recupero, effettuata sulla base dei pareri via via raccolti,
ne ha risentito di conseguenza: ciclicamente toglievamo gli animali dai pascoli subito dopo le morti, per
poi rimetterli gradualmente dopo qualche mese di gestione emergenziale (a cui siamo appena
ritornati).
Tutto è precipitato negli ultimi giorni dove, a seguito delle morti dei cavalli avvenute il 20 e 22 aprile,
l’emotività l’ha fatta da padrona portando addirittura una consigliera a scrivere una lettera dai contenuti
menzogneri, per la quale mi sto già muovendo legalmente. Nell’Assemblea di ieri convocata per rimettere
ordine e prendere decisioni sul da farsi, la linea da me proposta non ha avuto il consenso della maggior
parte dei soci. Di questo ho preso atto traendo le dovute conclusioni, soprattutto considerato il momento
delicato che sta vivendo l’associazione, che ha già subito troppe e pesanti conseguenze da una gestione
emergenziale ciclicamente ripetuta nel tempo.