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Il saggio arriva senza partire, vede senza guardare, sa senza fare
Lao-Tzu filosofo cinese
COSA SIGNIFICA realmente conoscere il cavallo? Quali sono i primi passi da compiere per una reale comprensione del cavallo che abbiamo di fronte? Quale può essere un comportamento efficace da adottare nell'iniziare comunicazione non verbale verso il nostro cavallo? Queste le domande che si deve sempre porre una persona di cavalli che abbia voglia e desiderio di relazionarsi e prendere realmente contatto con in cavallo.
Appare scontato e ovvio dire che il primo passo è quello dell'osservazione intesa come capacità di saper cogliere ogni minimo indicatore utile alla comprensione dello stato d'animo del cavallo. Osservare non significa semplicemente guardare, ma significa soprattutto . Sentire il cavallo attraverso l'osservazione significa attivare determinate aree del nostro sistema nervoso centrale, deputate al riconoscimento degli stati d'animo dei nostri con specifici, ma anche gli altri esseri apparentemente distanti e diversi da noi.
Quando cerco il contatto con il cavallo, io non vado subito ad agire verso il cavallo ma, paradossalmente, vado ad agire lontano dal cavallo. Devo analizzare quali sono le sue caratteristiche etologiche individuali, cosa sta provando, come quel cavallo si pone di fronte a nuove situazioni e persone, come si relaziona con l'ambiente circostante.
Per fare questo devo essere il meno presente possibile, per fare questo devo orientare i miei comportamenti ad una forte verso il cavallo. Eseguo quindi una serie di comportamenti che il cavallo possa leggere come non invasivi. Controllo il recinto, il terreno, l'erba, guardo fuori dal recinto: la mia attenzione non è rivolta al cavallo. L'obiettivo è fare abbassare le difese e le diffidenze al cavallo. Questo significa stabilire un contatto entrando con calma nella relazione. Significa anche lavorare sullo stato emotivo nostro e del cavallo che abbiamo di fronte. Significa attivare nel cavallo un efficace livello cognitivo di comprensione di quello che sta accadendo. Insomma, significa permettere al cavallo di pensare senza doversi difendere fisicamente ed emotivamente da noi. Significa entrare in relazione con un cavallo basandosi sulla sua visione del mondo, stabilendo delle affinità sia a livello cosciente sia, cosa ancora più importante, a livello inconscio. Il tempo dedicato a questa fase e le modalità possono variare moltissimo da cavallo a cavallo. Tutto dipende dai segnali che quel cavallo ci invia in quel determinato momento e quindi dalla nostra competenza a leggerli e a interpretarli. Il tempo che impiego in questi momenti è per me un investimento fondamentale sul futuro della relazione tra uomo e cavallo.
Molte persone di cavalli come allevatori, preparatori e proprietari, affermano di non avere il tempo da dedicare questi aspetti che, secondo il loro parere, sono poco significativi sullo sviluppo mentale del cavallo. Queste considerazione le ritengo limitate e superficiali e non allineate alle reali esigenze del cavallo. Anche i fautori dei muovi metodi di comunicazione con il cavallo sembrerebbero non considerare l'individualità del cavallo, i tempi diversi per prendere contatto con ciascuno di loro e le eventuali diverse modalità. Solo quando il cavallo è pronto emotivamente e cognitivamente, io entro in contatto più diretto, sempre però con una grandissima consapevolezza delle azioni e degli stimoli che vado proponendo. Fondamentale è anche creare anche un ambiente esterno e interno che predisponga il cavallo alla relazione. In conclusione, fare grandi passi verso il cavallo significa farne di piccolissimi. Sono questi ultimi ad avere un valore preziosissimo nel craere una vera relazione con il cavallo.
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