Cavalli e oltre... percorsi creativi per un’equitazione situazionale, strategica, etica ed efficace.

Cavalli e oltre... percorsi creativi per un’equitazione situazionale, strategica, etica ed efficace.
QUESTO MIO SCRITTO mira a delineare i caratteri fondamentali che contraddistinguono una pratica creativa dell’equitazione, ma soprattutto ed in particolare lo sviluppo di un pensiero laterale (la capacità di trovare strade alternative e creative nella risoluzione di problemi), nella formazione di una relazione efficace tra essere umano e cavallo e nella risoluzione di problemi.
Nei campi di gara e nei campi prova dei grandi, medi e piccoli concorsi di equitazione, nel quotidiano delle scuole di equitazione e nei corsi di formazione fino ad ora proposti, ho sempre visto un uso abbastanza ri-stretto del pensiero laterale. Questa competenza è fortemente legata alla capacità di innovare soluzioni e idee, sviluppando un atteggiamento aperto e creativo.
Troppo spesso con il cavallo vengono usati metodi e approcci schematici, abitudinari e che denotano una scarsissima flessibilità di pensiero ed un ancora più scarso pensiero strategico, anche in cavalieri di fama internazionale.
La capacità di creare nuovi percorsi di consapevolezza non è solo un fatto legato al presente ed al futuro, ma è anche stata una grande capacità di illuminati uomini di cavalli del passato.
Anzi probabilmente nel passato l’allenamento dell’emisfero destro (area del cervello deputata al pensiero creativo), permetteva di risolvere situazioni quotidiane, nella relazione tra uomo e cavallo, particolarmente critiche.
Rispetto al passato e ad una maggiore quotidianità di contatto tra essere umano e cavallo, che certamente favoriva sì un’esperienza e conoscenza sempre più approfondita, ma che comportava anche il rischio di una ripetizione meccanica di stessi schemi rispetto a problemi e cavalli diversi, la riduzione dei tempi di contat-to di oggi rischia di avere una diminuizione delle competenze pratiche, ma permette allo stesso tempo di cogliere spunti nuovi anche da altri contesti.
Creatività, pensiero strategico e nuovi comportamenti, si sviluppano anche grazie alla frequentazione di al-tri ambienti e contesti culturali.
Per me in equitazione, ma non solo, non può esistere l’equazione “passato = alte competenze pratiche” e “presente = basse competenze pratiche”, oppure “passato = basse competenze creative” e “presente = alte competenze creative”. Leonardo da Vinci è un esempio formidabile di un uomo del passato dalle grandis-sime competenze pratiche e creative insieme.
Oggi abbiamo la possibilità, molto più che nel passato, di immaginare nuovi percorsi, di individuare nuove modalità, ma tutto questo non sembra interessare il mondo dell’equitazione, in particolare di un certo livel-lo, che dovrebbe essere invece traino del cambiamento e modello da seguire per sviluppare nuovi approcci al cavallo.
Possiamo dire che il pensiero, tranne pochi cavalieri illuminati, si ferma alla scelta di questa o quella im-boccatura, all’uso di redini di ritorno ed abbassatesta, all’uso di strumenti più o meno singolari di controllo del cavallo, molto spesso invasivi e per niente etici.
La situazione nelle scuole di equitazione è mediamente preoccupante. Si osservano comportamenti, soprat-tutto nei giovani allievi, che indicano una formazione insufficiente. Chi paga questa involuzione etica, sono il pony ed il cavallo di turno, soggetti a speronate, tironi, urli e frustate gratuite. Ma pagano anche gli allie-vi a cui non viene consentita una reale e consapevole crescita nel mondo del cavallo.
Ai nostri giorni il mondo dell’equitazione e lontano dal mondo del cavallo, ma probabilmente lo era anche nel passato, come la luna dalla terra.
Ora è il momento di auspicare una vera formazione, una vera tutela del cavallo, molte organizzazioni si stanno muovendo in questo senso.
Il cavallo non più come strumento, ma come soggetto che accompagnerà l’uomo verso un futuro più con-sapevole.
Il cavaliere non più come semplice operatore di azioni meccaniche che forzano il cavallo ad adattarsi all’uomo, ma come colui che flessibilmente e strategicamente si adatta il cavallo, al fine di trovare una rea-le simbiosi fondamentale nel raggiungere obiettivi relazionali prima ed agonistici poi.
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29/05/2007 | Etologia francesco de Giorgio
Roma, 06 Settembre 2010
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