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NONOSTANTE LA SUA FORZA e la sua imponenza, con lui possiamo permetterci di scoprire le nostre debolezze. Specchiarci nel cavallo corrisponde a specchiarci nella nostra inadeguatezza e questo è un modo efficace per imparare e crescere.
Non ci sono dubbi che il mondo delle attività equestri rappresenti una metafora della vita,infatti non si può essere con gli altri uomini e con noi stessi, diversi da come ci poniamo con i cavalli.
Ma come abbiamo condotto nel tempo, noi esseri umani, il nostro rapporto con i cavalli? Come ci siamo giocati la loro fiducia e la loro disponibilità? Può essere utile, pur con tutti i limiti della trattazione brevissima, disegnare un percorso fatto dall'idea di "animale" e dal concetto di "giusto modo di lavorare con i cavalli" negli ultimi trecento anni. Averne una visione dinamica ci può consentire di valutare quanta archeologia equestre viene oggi proposta dai professionisti e vissuta da cavalli e cavalieri come attualità, e quanto di ciò che è stato scientificamente elaborato in tempi recenti sia entrato nei nostri modi di fare.
· Le tesi di Cartesio "animali come macchine" e certezza del "funzionamento automatico" sono della prima metà del seicento. Cartesio separa nettamente il mondo dell'uomo, dove spirito, corpo ed emozioni si fondono nell'essere superiore pensante, dal mondo animale, fatto di una fisicità tutta meccanica. Una delle conseguenze più disastrose di questa teoria non è tanto il negare agli animali le qualità mentali superiori, ma proprio l'aver sottratto loro tutta una serie di connotazioni etiche: l'animale non è un essere senziente, non prova dolore, non prova piacere, è una macchina!
Molti trattati di equitazione, anche moderni, quelli con le frecce "fare pressione qui" "tendere là" sono imbevuti della cultura di quel secolo. L'idea è che ogni azione induca una reazione automatica, e se non si ottiene l'effetto si è sbagliato punto o tipo di pressione/trazione. Di solito la soluzione è aumentare la forza: leve più lunghe, speroni più affilati, corde più strette, seghe sul naso al posto della corda e via con un armamentario da Santa Inquisizione che si ritiene adatto ad ottenere il servizio giusto dalla macchina riottosa. La convinzione è che l'animale "deve" fare quello che diciamo noi e se non si adegua vanno spezzate le sue resistenze che rappresentano solo un'ostacolo fisico, e dopo tutto sarà più facile. È il modo di pensare di quelli che immaginano che ci siano soluzioni fisse ai problemi e in questa logica si scrivono manuali di equitazione come istruzioni per l'uso e la manutenzione di una automobile.
· È Darwin alla fine dell'Ottocento ad indicare che tra i meccanismi dell'evoluzione, quelli comportamentali non sono meno importanti di quelli morfologici, tanto negli animali come nell'uomo; le facoltà mentali come la curiosità, l'imitazione, l'attenzione, la memoria, il ragionamento ed il linguaggio si esprimono in tutte le creature superiori con un grado diverso di complessità ma hanno la stessa natura. La teoria dellevoluzione di Darwin pone le basi della comparazione uomo-animale e con essa il rischio di antropomorfismo, ma ad una lettura più attenta essa non sovverte l'importanza dell'uomo, semplicemente la reimposta: ci vedo l'idea di rispetto, di studio isodinamico, di attenzione allo stato mentale ed emotivo dell'animale. Leggo in questo ambito l'idea di Caprilli, molto o quasi tutto Senofonte che è un grande non per quello che dice, ma perché lo dice con duemila anni di anticipo. Tesio orienta molta della sua attività alle indicazioni darwiniane, a cominciare dalla ricerca sul campo in Patagonia, fino alle sottili osservazioni sulle condizioni mentali ed emotive che inducevano i campioni della sua scuderia a correre più veloci di tutti. Purtroppo nasce con il movimento naturalista anche tutta la sequela delle umanizzazioni, dall' attribuzione agli animali di sentimenti e comportamenti esclusivamente umani come i "cavalli matematici", fino alle straordinarie ma fuorvianti creazioni disneyane e alle invenzioni di Lassie, Rintintin, Furia.
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