Che gli uccelli senza ali non abbiano ragione d’essere, questo lo capisce chiunque. Ma questo vale anche per l’uomo senza il cavallo? Qui la questione si fa parecchio ardua. Però, con un po’ di pazienza non è difficile sbrogliare la matassa. Tanto per cominciare, due conti. George Stephenson mette in moto il primo locomotore della storia nel 1825 in Inghilterra. Poco più di dieci anni dopo, nel 1839, in Italia prende servizio il primo treno continentale che fa avanti e indietro fra Napoli e Portici. Da Stephenson sono passati 184 anni. Da che l’uomo ha a che fare con il cavallo, 5000. In 184 anni di storia non risulta che qualcuno si sia innamorato di un treno, a parte, forse, qualche ferroviere alla Pietro Germi. Non risulta che il treno abbia attivato grandi ispirazioni, a parte Guccini e la sua intramontabile Locomotiva. Risulta, invece, che in 5000 anni attorno al cavallo si siano modellate storie, leggende, miti, magie, alchimie, trascendenze, divinazioni, riti, coesioni sociali che hanno caratterizzato in modo fortemente identitario culture e popoli. Risulta che il cavallo abbia accompagnato gli albori e i tramonti di grandi civiltà. Risulta che il cavallo abbia trainato l’umanità lungo quella strada convulsa e contraddittoria che chiamiamo progresso. Risulta che il cavallo, dopo 5000 anni, sia ancora l’espressione più compiuta cui la natura affida la rappresentazione di sé. Risulta, ancora dopo 5000 anni e oggi più che mai, che il cavallo sia ancora l’augurio con il quale la natura ci indica un futuro da realizzare in armonia di sentimenti e ragione.
A ciascuno di voi, allora, l’augurio di un 2010 nel quale sentimento e ragione aiutino a ricominciare anche mille volte. Senza, però, ripetere mai. Buon Anno.




















31/07/2010


