L'innocente condannato all'ergastolo/1

L'innocente condannato all'ergastolo/1

IL CAVALLO DALLA SUA DOMESTICAZIONE 5000 anni fa al giorno d’oggi è stato sempre accanto all’uomo e ha contribuito  all’evoluzione e al progresso. Oggi i cavalli sono usati prevalentemente per uso ludico sportivo, per l’ippoterapia, in alcune zone per lavoro e per produzione di carne destinata ad uso umano. E’ un animale sensibile, generoso ed è dotato di una notevole  memoria, specialmente su eventi negativi.
Il cavallo atleta è sottoposto ad un notevole stress, sia fisico che psichico, è sottoposto a trasferimenti, a cambi di scuderia e ambiente e alimentazione.
Il cavallo  non atleta, usato per il divertimento o per il fine settimana, rimane  molto spesso confinato nel box tutta la giornata, e dopo le due tre ore impiegate ad alimentarsi, non ha nient’altro da fare che annoiarsi, dormire e cercare in qualche modo la relazione sociale.
Esiste anche la categoria dei cavalli scuderizzati perché sottoposti a focature e vescicanti a cui segue la famosa frase “sei  mesi nel box”.  Ritengo queste pratiche dolorose e superate, che  confinano un animale sociale come il cavallo a una galera inutile, tanto che in alcuni paesi sono illegali. Queste situazioni che frequentemente incontro nella mia pratica clinica, predispongono il cavallo a stati di frustrazione e isolamento sociale che porta all’insorgenza di  vizi.
Chi non ha visto un cavallo con il ticchio d’appoggio o con il ballo dell’orso, o camminare senza sosta nel box?
Ricordano gli animali dentro gli zoo, le tigri e gli orsi, tolti dal loro ambiente naturale che manifestano la loro malattia mentale, procurata dalla cattiveria dell’uomo, con atteggiamenti ripetitivi.
Questi comportamenti vengono chiamati ora STEREOTIPIE e sono la  conseguenza dell’addomesticamento di animali che una volta erano liberi e della visione antropocentrica, che non esita a sacrificare gli animali e la natura, in nome del progresso. Anche se il cavallo selvaggio ora esiste solo in alcune zone della terra, non è detto che, come il cane , la tigre nata in uno zoo, o l’orso che balla in un circo, questi animali non conservino la memoria archetipica della loro origine.
Ci siamo mai chiesti chi era il cavallo?
Abbiamo mai pensato di parlare il suo linguaggio, invece di pretendere che lui capisca il nostro?
Una volta il cavallo selvatico, viveva in branchi, libero, e percorreva, a seconda della stagione, decine e decine di km per trovare pascolo e acqua, ingerendo una quantità enorme di fibra grezza che smaltiva camminando.
Le  relazioni sociali con i suoi simili seguivano un ordine gerarchico che veniva rispettato  e tutti contribuivano con una affascinante dislocazione strategica di tutti i suoi membri, alla difesa del branco, alla ricerca dei pascoli più ricchi e alle fonti di acqua.
Veramente molto difficile per i predatori avvicinare un branco di cavalli anche sottovento, data la disposizione delle sentinelle.
Il cavallo è un animale sociale, che ha bisogno dei suoi simili per praticare l’allogrooming, cioè la pulizia reciproca e lo scacciarsi mosche mettendosi uno contro il posteriore di un altro, che è stato visto da studi sperimentali, abbassare la frequenza cardiaca e lo stato di stress.
I giovani puledri,  svezzati in modo dolce, imparano dai più anziani a brucare e giocano tra loro, i maschi in modo più impetuoso, usando molto la mimica del morso e delle impennate, le femmine in modo più dolce, correndo e sgroppando.
La giornata del cavallo selvatico, ma anche quella del cavallo al pascolo, è fatta di ore e ore a brucare, con la testa per terra, che di rado viene alzata, se non per aver percepito qualche pericolo. Nelle ore più calde ci si riposa in posti freschi e poi si ricomincia a mangiare. E’stato calcolato che il cavallo passa circa 16 ore a mangiare e camminare, sia per tenere sotto controllo i suoi denti che sono a crescita continua, sia per tenere in continuo movimento  il suo motore, che è l’enorme intestino che possiede.
Si capisce da queste poche righe che il cavallo dentro un box fa una vita ben diversa.
Prima di tutto non si muove, non cammina, non può comunicare con gli altri cavalli e alimentato con concentrati e spesso, direi purtroppo, col fieno in pellets, in due ore o poco meno ha finito di mangiare.
Trascorre il resto della giornata senza fare niente guardando attraverso le sbarre del box e i più fortunati, allungano il collo fuori dalla finestra.
Si induce in lui uno stato di noia e di frustrazione tale, che a lungo andare sfocia in problemi del comportamento e della resa sportiva, nervosismo, impossibilità di reagire allo stress se non con comportamenti aggressivi o compulsivi che se non vengono interrotti prima sfociano negli irreversibili VIZI.
Giustamente agli etologi che si occupano di benessere animale questo termine non piace, in quanto prevede una responsabilità del cavallo nel suo comportamento. Il cavallo non è per nulla responsabile ma vittima di una serie di circostanze, e dunque questi atteggiamenti sono chiamati stereotipie.
Le stereotipie possono mettere le loro fondamenta in due momenti cruciali per la vita del cavallo che sono lo svezzamento e la doma.
Purtroppo ancora adesso si usa svezzare in modo traumatico il puledro, separandolo improvvisamente dalla madre  e confinandoli dentro un box, da solo . Questo può essere il primo passo per l’instaurarsi di una stereotipia.
La doma, fatta in modo brusco, non rispettando i tempi di apprendimento del cavallo, sono un altro fattore che predispone a un comportamento anomalo.
Infatti la stereotipia non può essere collegata a  una sola causa ma è un insieme di cause che portano il cavallo a reagire e  a difendersi dall’ambiente ostile con un atteggiamento anomalo.
Elenchiamo dunque queste cause:
Frustrazione sociale                   mancanza di contatto con i suoi simili
Frustrazione alimentare                poca fibra grezza (poco fieno e di scarsa qualità e concentrati
Frustrazione del movimento  confinamento dentro al box  (le ore di lavoro non contano)
Mancanza di attività sociali   correre insieme, allogrooming
Lettiera lettiere diverse dalla paglia 
Allenamento  attività fisica troppo intensa o troppo impegnativa o poco coerente
Noia mancanza di stimoli ambientali

Vediamo ora nel dettaglio le stereotipie  :

Il ticchio d’appoggio ( ingl.crib biting)  il cavallo morde violentemente la parte superiore della porta del box o il bordo della mangiatoia con i denti incisivi poi lascia la presa. Non sempre vi è ingestione di aria.
Ingestione ripetuta d’aria ( ingl wind sucking) ed è soggetto a coliche ricorrenti e consumo anormale dei denti.
Ballo dell’orso(ingl weaving):  il cavallo si sposta ripetutamente col peso del corpo da una parte all’altra, oscillando testa e collo e i piedi si sollevano come se camminasse.
Camminare nel box: ( stall-circling e fence-pacing) il cavallo cammina o addirittura trotta tutta la notte nel box senza mai fermarsi, anche dopo una gara, arrivando a uno stato di sfinimento totale.
Incensamento (scuotere la testa) (ingl head shaking) il cavallo scuote la testa più o meno violentemente non solo nel lavoro, ma anche in scuderia.
Lingua serpentina (ingl. Tongue-lolling) e altri tic di bocca .

Continua...

  • cavalli che vivono in serenità
  • 21/08/2007 | Veterinaria Carla De Benedictis
    Roma, 21 Maggio 2012
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