In Sardegna la vita e la morte nei cavalli verdi.

In Sardegna la vita e la morte nei cavalli verdi.

CHE LA SARDEGNA fosse terra di cavalli lo sapevamo da tempo, ma che preservasse nei luoghi reconditi dell’immaginario collettivo  il ricordo una specie equina molto particolare questo ci è noto solo da pochissimo. Si tratta dei Caddos Birdes, cavalli verdi, e intorno a loro, o meglio alla loro presenza, si intrecciano tradizioni popolari, antiche leggende, luoghi misteriosi. Come sempre. Quando il cavallo reale trascolora in mito, ci imbattiamo nella duplicità della sua valenza simbolica portatrice ad un tempo di vita e di morte, di fortuna e distruzione. Accade così anche per i cavalli verdi: da un lato famosi per la loro bellezza e per i grandi poteri magici dei quali erano dotati, dall’altro portatori di malefici e spesso causa di rovine.
In prossimità di Villanova Monteleone (Sassari) si narra che nei pressi di alcune ‘domus de janas’ scavate nella roccia si possano vedere ancora delle impronte molto grandi che altro non sarebbero che le orme degli zoccoli dei famosi cavalli verdi. La gente del luogo consiglia di osservarle sì, ma a debita distanza. Se si avesse la ventura di passarci sopra a piedi o a cavallo, per tutta la vita si sarebbe perseguitati dalla malasorte. Eppure, nel piccolo centro di Borore si mettevano cavallini verdi sui tetti delle case…e non certo per augurarsi lutti e sventure! E allora? Una storia raccontata a Ozieri ci fornisce una prima chiave di interpretazione: sembra che la scomparsa di alcune città antiche (Barace e Sant'Antioco di Bisarcio) sia dovuta alle lotte per il possesso di questi misteriosi cavalli.
A questa storia ne fa eco un’altra che ebbe inizio quando Castel Sardo si chiamava ancora Castel Doria. E’ una storia affascinante, fatta di tesori nascosti e di amori non corrisposti. I misteriosi cavalli verdi non sarebbero altro che il frutto della maledizione di una strega che, nell’arco di una notte, avrebbe trasformato ogni pianta in un cavaliere e in un cavallo verde.
Quindi, sembrano suggerirci le due leggende, non sarebbero tanto questi esseri misteriosi a portare sfortuna, quanto l’insipienza degli uomini che pretendono di possederli o di usarli in funzione del proprio risentimento.
Loro, i Caddos Birdes, come ci racconta un’altra leggenda attendono di essere montati dal “re pastore” che verrà in un tempo mitico, portatore di pace e di armonia tra uomo e natura.
Fino a qui il mito. Ma è possibile rintracciare qualche traccia storica dietro tutto questo?
Alcuni amici sardi, tra i quali il collega giornalista Piergavino Vacca, che vorrei qui ringraziare per i tanti suggerimenti inviati, propongono due chiavi interpretative, una positiva e una negativa, che poi si sarebbero, come spesso accade, fuse e confuse all’interno della tradizione orale. Tutti sappiamo che la terra di Sardegna ha fatto parte prima dell’impero romano e poi di quello Bizantino. Come non immaginare che l’eco dei successi della fazione dei verdi (una delle più forti per numero di vittorie nelle corse delle bighe all’ippodromo di Bisanzio) non abbia raggiunto anche gli allevatori dell’isola, magari facendo loro coltivare il sogno di inviare qualche cavallo?
Alcuni secoli dopo, però, il verde è stato associato a ben altro: al colore degli stendardi dei cavalieri arabi invasori, portatori appunto di distruzione e di morte.
Tutto qui, dunque? No. Un ulteriore racconto locale ci fornisce una nuova chiave interpretativa che dalla storia ci trasporta nell’antropologia culturale.
In passato durante la festa di San Giovanni  (che coincide con il solstizio d’estate) nel paese di Lodé,  giungevano “Sos Caddos Birdes”, cioé i cavalli verdi a correre il palio in onore del santo. Si trattava del meglio della produzione isolana e sembra venissero fatti correre ricoperti di un drappo verde. Come spesso accade, in molte tradizioni culturali non solo europee, anche in Sardegna il cavallo è stato associato ai riti del mondo agrario atti a favorire il rigenerarsi della natura attraverso il ciclo nascita morte-rinascita . Le corse dei “cavalli verdi” erano probabilmente un rituale di fertilità e abbondanza, ove il cavallo che conosceva i segreti percorsi sotterranei delle acque poteva  contribuire al risvegliarsi della natura e della vita garantendo con la rapidità del suo galoppo di superare indenni quel periodo di apparente “morte” del mondo naturale che è l’inverno.

  • cavalieri sardi in azione. Foto di Mirko Avoledo
  • 29/07/2007 | Cultura Marialucia Galli
    Roma, 21 Maggio 2012
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