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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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I cavalli: una guida verso l'armonia con il mondo

Giulia Gaibazzi con uno dei suoi cavalli
Giulia Gaibazzi con uno dei suoi cavalli

Il 15, 16 e 17 febbraio scorsi si e svolto il progetto Convegni in Campo alla fiera Cavalli a Roma 2019, un'iniziativa che ha visto relatori diversi impegnarsi in prima persona per il rispetto del cavallo e la migliore convivenza con l'uomo in modo rivoluzionario nel contesto fieristico: i relatori parlavano, ma i loro cavalli sono stati lasciati a casa.
Quando mi è  stato chiesto di partecipare ho accettato subito volentieri,  amo parlare e sentir parlare di cultura equestre, sempre meno invece  mi piacciono gli spettacoli.  Credo che anche i cavalli approvino e abbiamo tanto bisogno  che si sviluppi sempre di più cultura equestre. Ringrazio ancora gli organizzatori e riporto di seguito il mio intervento al convegno riguardante la relazione uomo-cavallo.
Devo dire che questo non è un argomento facile, mi si era chiesto di parlarne in base alla mia esperienza e ciò ha significato tradurre a parole e codificare il mio modo di vivere con i cavalli, così, ho pensato col cuore e poi ho cercato di dare a questi vissuti  un senso.
La mia infanzia è stata al fianco dei cavalli, il mio meraviglioso Fox mi trasportava letteralmente nel loro mondo, erano un piccolo gruppo che viveva in un ampio pascolo collinare, il tempo in loro compagnia non era mai abbastanza e la notte scappavo dalla mia camera, mi arrampicavo sulla sua groppa e lo abbracciavo mentre si spostavano brucando. Quel cavallo mi ha curata per anni e, insieme agli altri, mi ha insegnato come restituire il favore. Dopo è  venuto lo studio e la specializzazione in equitazione classica,  tanti obbiettivi e tanta tecnica ma un sogno che non voleva andarsene, tornare a quella relazione sincera e piena che avevo da bambina. Oggi sono soddisfatta, godo di una vita meravigliosa e autentica con i cavalli e allo stesso tempo porto avanti una discreta carriera equestre. Con questo voglio dire a tutti gli idealisti come me che è  possibile, noi decidiamo i nostri limiti ed obbiettivi, un istruttore di equitazione può veramente ( quando non dovrebbe?!) basare la propria carriera sul rispetto del cavallo.
Torniamo al nostro tema, il concetto di relazione è  molto soggettivo, ogni persona è diversa, diverso è  il  percepire sé e gli altri, spesso le  nostre ambizioni non tengono conto degli altri esseri umani, figuriamoci dei cavalli! Nel mio modo di sentire, la relazione con il cavallo deve essere basata su un reciproco scambio che permetta ad entrambi di esprimere al meglio le proprie doti naturali. Una relazione nella quale l’uomo non schiacci l'altra  personalità ma anzi sappia evolvere  insieme in una dualità che completa entrambi. Quella che potremmo chiamare una partnership condivisa è  rara tra gli uomini ma per i cavalli è  naturale ed istintiva, quando gliene venga data la possibilità.


L'INSEGNAMENTO DEL BRANCO.
Il piccolo gruppo di amici di Fox nei successivi 15 anni è  cresciuto superando i venti individui, divenendo un branco stabile, permettendomi di osservare le loro dinamiche. I cavalli sono animali cooperativi per natura, la socialità per loro è di vitale importanza e nell’arco del tempo, i vari componenti creano una cooperazione organizzata ed equilibrata in cui ognuno riveste un ruolo specifico al fine di rendere più efficiente il branco. In natura efficienza significa sopravvivenza. Ho così assistito a un processo di armonizzazione dell’intero gruppo, una vera e propria evoluzione che  ha riguardato ogni singolo individuo in ciò che chiamerei crescita personale. Il branco stesso aiuta ogni soggetto a divenire più cosciente, sereno, responsabile e mano a mano tutto il gruppo evolve  insieme. Quanto devo ringraziarli!
Perché l’uomo deve sottomettere un animale che basa la propria esistenza sulla cooperazione sociale?


LA CHANCE PER L'UOMO .  
L’uomo sovrasta la natura, non si  cura dell’ambiente in cui vive, abusa degli animali e non tutela le piante. Esiste un forte parallelismo tra cavallo e Terra, chi si approccia a questo animale ha l'opportunità di non ripetere lo stesso errore e sviluppare una consapevolezza diversa di ciò che lo circonda, quindi, di sé stesso. Dobbiamo imparare a rallentare (Slow life è il nome del padiglione che ha ospitato i convegni), a osservare oggettivamente ciò che ci circonda, ad entrare in ascolto e agire consapevolmente, con rispetto e conoscenza perché  il nostro  agire non sia dannoso ma curi il mondo che abbiamo intorno. Questo è ciò che ci chiedono i cavalli e non è diverso dall’approccio che serve oggi più che mai all’ambiente in cui viviamo, imparare che non possiamo solo prendere ma dobbiamo soprattutto anche dare.


NEL CONCRETO, COSA FARE?
Negli anni ho orientato, inconsapevolmente prima, sempre più coscientemente poi,  il mio approccio verso un INTENTO DI CURA nei confronti dei cavalli, secondo le loro reali necessità. I cavalli riconoscono questa attitudine se è  basata sul nostro reale interesse per ciò di cui hanno bisogno e, se le nostre azioni saranno coerenti con questo scopo, i cavalli sceglieranno naturalmente di percorrere una via in nostra compagnia. Quando mi sono resa conto di ciò che stavo facendo, è  stato facile collegarlo alla modalità con cui i cavalli si aiutano vicendevolmente per raggiungere il comune intento di coesione e stabilità del branco. In questo processo dobbiamo ricordarci essere protagonisti entrambi, questo significa che non possiamo credere di poter aiutare i cavalli (o gli altri) senza subirne noi stessi un processo di trasformazione e il branco ancora una volta ne è  un esempio. I cavalli che rivestono ruoli di guida aiutano gli altri nel raggiungimento del senso del proprio ruolo all’interno del gruppo, ed è  proprio questo processo che li porta a divenire delle guide.
 Quindi, quando mi si presenta un cavallo, osservo attentamente prima di porre la prima richiesta che non riguarderà  cosa lui può o deve fare per me  piuttosto “Cosa posso fare IO PER TE ?”.  La domanda non è  sufficiente, deve sinceramente interessarci cosa ha da dire il cavallo, piu dei nostri obbiettivi e soprattutto più dei nostri preconcetti. È  come quando incontriamo un amico per strada, possiamo dirgli frettolosamente  “ Ciao, come va ? “ cosa   molto diversa da fermarci, guardarlo negli occhi e chiedere  “Come stai?”, stando realmente in ascolto della risposta, la nostra presenza è fondamentale.


COME RISPONDONO I CAVALLI.
I cavalli non rispondono a parole, questo è il motivo per cui l’uomo ha un milione di  scuse dietro cui nascondersi come la disattenzione, l'ignorare o non comprendere, dare un significato arbitrario a ciò che vede superficialmente. I cavalli rispondono attraverso il loro ESSERE, questo comprende il loro stato emotivo, ansia, calma o apatia fanno la differenza, come reagiscono all’ambiente  che li circonda, compresi noi, gli altri cavalli, la sella, quando cavalchiamo, l’armonia o meno della loro muscolatura, la regolarità e qualità delle loro andature ecc. Ne consegue che per comprendere cosa manifesta il cavallo serve una VISIONE OLISTICA di tutto il suo mondo. Non possiamo limitarci alla conoscenza settoriale  per capirli, immaginiamo per aiutarli! Dopo l'ascolto,  il processo che dobbiamo affrontare è  l’apertura mentale che può derivare solo da una grande umiltà nei confronti dell’animale oltre a capire che non siamo di nessuna utilità se ci concentriamo su ciò che si vede in superficie senza risalire ed agire sulle reali cause.


QUAL E’ LA PRIMA RICHIESTA CHE CI PONGONO I CAVALLI?
I cavalli faticano ad adattarsi all’ambiente domestico, si può dire  che questo sia  per loro  una nuova sfida evolutiva. Le condizioni di vita in cattività  sono spesso lontane da quelle per cui si è  evoluto, noi possiamo aiutarlo ad adattarsi al nuovo ambiente riducendone i fattori stressanti. Durante i miei stage mi vengono spesso presentati cavalli con grossi problemi comportamentali o psicosomatici da proprietari che, in buona fede, ne hanno completamente frainteso le motivazioni, antropomorfizzandole. La stragrande maggioranza di questi “problemi” sono il gridare a gran voce da parte del cavallo il proprio malessere. Dobbiamo imparare a gestire l’ambiente che abbiamo a disposizione per dare una vita il più naturale possibile a questi animali rispondendo  a bisogni fondamentali come la libertà di movimento e la socialità. In questo processo di naturalizzazione non possiamo insegnare ai cavalli ad essere cavalli, ne sostituirci a loro, possiamo però  aiutare  e imparare da questo percorso meraviglioso  insieme agendo sugli spazi e la gestione, lasciando al cavallo il tempo di ritornare a una vita adatta alle sue esigenze. D’altronde come crediamo sia possibile una relazione sana ed equilibrata con un animale stressato o socialmente incapace di comunicare con i suoi simili?
Quando questa esigenza è  soddisfatta, quello che possiamo fare è  prendere parte al processo di armonizzazione, nella reciproca crescita personale, quella che avviene naturalmente ed incessantemente all’interno del branco.  Chi ama cavalcare e lavorare con il proprio cavallo, si renderà presto conto di quale potenzialità in termini di serenità, cooperazione, capacità di apprendimento ed atleticità  ha un cavallo in queste condizioni.


L'EQUITAZIONE.
Sono un istruttore di equitazione, specializzata in classicismo, è  possibile conciliare rispetto e attività con il cavallo? Per me è una via di grande valore nella qualità della relazione con i cavalli, per loro la fisicità è  di vitale importanza, attraverso noi possono non solo fare un movimento ulteriore a quello consentito dalla gestione, ma farlo con maggiore qualità atletica. I cavalli non sono fatti per essere cavalcati, decidere di farlo ci mette in una situazione di grande responsabilità nei loro confronti affinchè possano trarne piacere e utilità a breve e lungo termine.  L'equitazione  che pratico è una dolce e progressiva ginnastica che si adatta ad ogni cavallo perché si basa giorno per giorno sulla stessa domanda “Come ti senti?”. Questo lavoro inizia da terra e chi non vuole cavalcare può comunque fare tanto per far sentire meglio, più bello e sicuro di sé il proprio cavallo.  Possiamo essere di grande utilità, provare entrambi sensazioni  di grande piacere e soprattutto ricercarle insieme, ecco che abbiamo un intento comune nella fluidità del movimento. Credo non sia possibile da terra la complessità e allo stesso tempo la finezza di comunicazione che possiamo avere in sella, non certo per mancanza loro ma piuttosto nostra, i nostri sensi sono meno sviluppati e poter comunicare attraverso il tatto disteso di gambe e mani, il peso del nostro busto, fa la differenza. I cavalli sono empatici per natura, ci sono vari momenti in cui ci permettono di sperimentarla e la sensazione è impagabile.


APPARIRE ED ESSERE.
Ecco infine il dono del cavallo per l'uomo, a lui non interessa come appariamo ma solo cosa siamo nel profondo, oltre le nostre sovrastrutture. Nell'era  in cui crediamo di essere ciò  che gli altri  vedono di noi, i cavalli ci dicono che non importa come vestiamo e quali trucchi ci inventiamo, possiamo piegarli e convincerli con mezzi più o meno coercitivi, ma se saremo capaci di essere dei buoni compagni di viaggio, non servirà niente di tutto questo, non servirà opprimerli nel fisico e neppure nella mente.
È  chiaro a questo punto come per me sia una FILOSOFIA DI VITA più  che un tempo limitato a incontri distratti. I cavalli ascoltano e comunicano sino a quando dall’altra parte non vi è la volontà di smettere di vederli nel profondo del loro essere. Dobbiamo imparare questa attitudine e questo è un percorso che non finisce mai  ma, se riusciamo a sperimentarla, rende appagante per se stessa la relazione con i cavalli.
Giulia Gaibazzi.  Www.equitazioneinarmonia.it