''I cavalli da macello, una realtà che angoscia''

Gentile Direttore, ho letto molto in questo periodo circa la crisi del settore ippico. Tutti hanno scritto dando la propria interpretazione delle motivazioni, dando la propria ricetta per risollevarne le sorti o preoccupandosi per i bilanci delle famiglie coinvolte. Qualcuno ha anche sostenuto che si dovesse aiutare l’ippica per evitare che un numero molto grande di cavalli andasse al macello. Nessuno più di noi è preoccupato dalle sorti dei cavalli.
Già il 12 dicembre scorso ci siamo occupati dell’argomento con una nostra comunicazione in merito e abbiamo chiesto un confronto con il MIPAAF proprio per questo. Tuttavia ci preme sottolineare che chi da dentro il mondo dell’ippica si scandalizza che un numero molto alto di cavalli potrà essere macellato a causa della crisi, mente. Una parte dei cavalli dell’ippica sono non-DPA e come tali non andranno comunque incontro al macello, salvo che il proprietario non delinqua. L’altra parte, i cavalli DPA, sono equini comunque destinati al macello, se non subito allora alla fine della loro carriera agonistica per essere sostituiti da altri.
Sappiamo tutti benissimo che è più facile che un cavallo non-DPA finisca –per sbaglio, s’intende- al macello piuttosto che un DPA viva fino a 35 anni in un pascolo. Di cosa ci stiamo scandalizzando, dei DPA che andranno al macello un po’ prima ma non saranno sostituiti da altri candidati per il macello interrompendo così il ciclo? Ritengo che uccidere un animale sia comunque un fatto grave, arrogante e –soprattutto- stupido.  Uccidere un cavallo con la macellazione, oltre che grave, arrogante e stupido è anche crudele. Ritengo che cibarsi di un animale utilizzato per competizioni sia suicida.  Ma certo non sono in grado di scandalizzarmi se un numero di cavalli comunque destinati dai loro proprietari al macello ci finisce prima del previsto e non sarà sostituito da altri.

PIUTTOSTO sono preoccupato di qualcos’altro, ed è per questo che come IHP abbiamo chiesto un incontro al Ministero. E cioè della sorte dei cavalli non-DPA. Questi, forse la maggioranza, non potranno essere macellati. E allora? Pensiamo che i loro proprietari, riconoscenti per quanto questi animali hanno dato loro, li autorizzeranno a vivere la propria vecchiaia felici in ampi pascoli? Ne dubitiamo fortemente.
L’ippica è comunque un’industria e come tale ha le sue regole: ciò che non produce va eliminato con il minor costo possibile. Ma anche qui siamo nella stessa situazione dei DPA, non c’è niente di nuovo, questi cavalli sarebbero comunque stati eliminati in un modo o nell’altro. Tenuto conto che un animale sano ritirato dalle corse e che sia non-DPA non è sopprimibile, alcuni proprietari potrebbero casualmente “perdere” i propri animali. Altri potrebbero sostenere che sono malati incurabili e quindi chiedere al proprio veterinario di praticare una soppressione illegale mascherata da eutanasia. Questo è ciò di cui vogliamo parlare.
Ma non solo perché siamo arrivati alla prevedibilissima crisi dell’ippica; il problema come abbiamo visto si presenterebbe comunque. A proposito di cavalli che si perdono, una collega mi ha fatto notare come sul sito dell’ASSI/UNIRE a partire dal 3 gennaio 2012 ci sia un modulo per denunciare la “perdita di possesso” del proprio cavallo.
E’ possibile anche specificare che non si è in possesso del passaporto e, con solo 100,00 euro, cancellare il proprio animale dalla banca dati. Naturalmente è previsto che non si sappia chi sia l’attuale proprietario mentre non è previsto che il dichiarante dica a chi, per cosa o dove ha ceduto l’animale di cui era responsabile. Insomma un po’ come un ombrello in una giornata di shopping a marzo: tra una pioggerellina e una schiarita, tra un negozio di scarpe e una pasticceria, proprio non ricordi dove hai lasciato il tuo cavallo. Il documento lo trovi sul sito dell'unire

ANTONIO NARDI DEI

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06/01/2012 | Lettere al Direttore Antonio Nardi-Dei
Roma, 21 Maggio 2012
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