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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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I Cavalieri di Macomer e lo sviluppo del Marghine

Caro Direttore, Chiedo ospitalità nel suo giornale per riprendere un argomento che ha avuto a suo tempo una certa rilevanza e cioè l'importanza del cavallo  nel piano integrato di sviluppo territoriale del Marghine.
E' certamente un concetto altisonante che lascia presagire un corposo programma di iniziative e probabilmente anche la concreta convinzione di qualche operatore di realizzarle, richiamando il legame con la  tradizione delle processioni e delle pariglie in occasione delle feste paesane ma anche quello del semplice cavaliere del fine settimana. L’Associazione Cavalieri di Macomer ci sta provando pur consapevole che nelle zone costiere grazie al notevole afflusso di  vacanzieri il turismo equestre ha una più immediata garanzia di successo, rispetto bisogna riconoscerlo, alle meno frequentate zone interne.
La differenza sostanziale sta nel fatto che il Marghine pur offrendo le sue bellezze archeologiche che sono costantemente oggetto di studio e di diverse pubblicazioni ma forse è  molto poco  raccontato e certamente altrettanto  poco publicizzato e divulgato come veicolo di attrazione turistica: il territorio, le testimonianze vissute che richiamano il valore etnico delle antiche tradizioni, il patrimonio archeologico, i percorsi della transumanza e l'impiego del cavallo nel quotidiano lavoro  non sono altro che i percorsi della memoria.
La valorizzazione di un territorio abbraccia numerosi settori che sono quello turistico, agroalimentare, storico archeologico e coinvolge diverse professionalità, una tra queste evidentemente è legata alla risorsa cavallo potenziale fonte di integrazione al reddito. Non dimentichiamo infatti che l’allevatore di cavalli è un imprenditore agricolo, e come tale ha interesse a massimizzare il profitto, considerazione che non fa una piega se studiata da un qualsiasi testo di economia agraria, ma che dovendola applicare nella quotidianità non è certo di facile realizzazione. Uno tra i motivi principali e l’ubicazione geografica della Sardegna che la caratterizza per la sua insularità e pertanto in perenne condizione di svantaggio economico ma il suo grande vantaggio è quello di avere una risorsa di inestimabile che è quella ambientale.%%newpage%%

ECCOCI arrivati ad una prima conclusione: il turismo equestre consente di ottimizzare la valorizzazione dell’impresa agricola in armonia con le bellezze paesaggistiche. Con questa consapevolezza l'Associazione Cavalieri di Macomer  si propone nello scenario equestre con iniziative che richiamano l'aspetto etnico, sportivo ma soprattuto equituristico, visto che il territorio del Marghine offre una incantevole risorsa ambientale. Tutte le  attività sono ampiamente descritte nel sito web www.cavalierimacomer.com che sottopongo alla sua attenzione ed a quella di una voce autorevole delle attività equestri, quella della Presidente della FISE SARDEGNA Maria Grazia Sechi perchè possa essere oggetto di positiva e certamente sincera critica.
Questa disciplina richiede però specifiche professionalità, adeguate risorse, e non ultima una adeguata assistenza da parte dell’Organo pubblico, deve disporre di una rete di contatti di pronto utilizzo che non si può limitare all’aspetto informatico. Parliamo di creazione di reti di contatto con altri operatori del settore con i quali confrontarsi e cercare di creare un sistema. La Comunità europea finanzia anche queste iniziative  nella prospettiva di creare sviluppo nel territorio ma richiede come requisiti di partecipazione ai bandi e quindi alle risorse, la costituzione di accordi pubblico privati. Le reti di paternariato costituiscono la base associativa per avere accesso ai finanziamenti e nel contempo per  rafforzare il dialogo tra privati amministrazioni locali e regionali. Una azione di assistenza concertata tra Regione enti locali ed federazioni equestri consentirebbe di trasformare un’idea progettuale in realtà ad es caratterizzare gli eventi equestri e legarli a percorsi del gusto, ad agriturismi, a maneggi e a punti di ristoro.
La presente ha il significato di tenere vivo il dibattito, quello del turismo equestre, possibile volano turistico. Anche se i risultati vanno visti nella prospettiva di medio periodo, sono sicuro che l'esperienza dell'organo pubblico nell'attività di assistenza tecnica, unita alla tipica testardaggine del sardo nel riuscire a realizzare le proprie passionio, faranno il resto
Cordialmente

CLAUDIO FALCHI