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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Grande galoppo, brilla la stella di Churchill

La vita comincia ogni primavera sulle verdi distese del Suffolk  quandoe Ghinee chiamano a raccolta i galoppatori di 3 anni in odore di classiche, campi selezionati, qualità distillata come in nessun’altra parte del mondo, e Aidan O’Brien che ancora una volta fa il pieno  nella duplice sfida di maggio, Churchill a segno con qualche affanno tra i maschi e Winter che semina le femmine lasciando a 2 lunghezze l’attesissima Rhododendron.
Non esulta il genio irlandese, ma sorride ugualmente, all’ottavo vincitore nelle 2000 e ora alla prese con la grigina tutta pepe cedutagli in eredità, si fa per dire, da David Wachman andato in  pensione lo scorso anno, una Winter indomita e piena di slancio che nelle 1000 ha detto di essere la più forte, la più scattante e lesta a muovere le gambe sulle onde del Rowley Mile.
Sue, la moglie di John Magnier, boss di Coolmore, l’aveva profetizzato che Churchill avrebbe fatto strada, che con quel nome permeato di storia e di clamorosi trionfi, il suo cammino sarebbe stato un susseguirsi di momenti felici, anche se all’esordio si era fatto battere al Curragh da rivali finiti poi nel dimenticatoio, in apparenza non altrettanto dotati e a lui di molto inferiori secondo il parere degli esperti. Poi un filotto di sei vittorie a seguire, di sicuro prestigio, con un avvenire tutto in ascesa, perché nelle Dewhurst la platea gli tributò una standing ovation come ai grandi nel passato, O’Brien sicuro di avere un’altra perla da schierare nel 2017, figlio di Galileo, ancora e sempre lui, padre per la cronaca anche di Winter, e responsabile di Frankel e Gleneagles, pure laureati della classica di Newmarket che apre la  stagione degli eventi clou sulle piste della perfida Albione. Un filotto meritato e pieno di auspici con l’incoronazione su Barney Roy di Godolphin e Al Wukair, mandato in pista da Fabre, principe indiscusso
 dei trainer francesi, certo di poter contare su di lui e di figurare degnamente, perché non si arriva da Chantilly a sfidare i big d’oltre Manica, senza possedere mezzi e qualità in profusione e un temperamento che spinge ora le sue mire verso Epsom per il Derby di giugno.
Gli irlandesi danno spesso nomi di personaggi illustri ai loro cavalli, amano la storia e la onorano anche nel turf, Churchill è l’ultimo di una lunga serie, prima c’erano stati George Washington (2000 Ghinee) e Brian Born (St.Leger) re medioevale dell’isola del trifoglio e Disraeli (2000 Ghinee 1898) ministro del Regno Unito e il biblico Moses (Derby 1822) fino a St. Patrick (St. Leger 1820) patrono da tutti venerato in Irlanda, ma ora la stella che brilla è quella di Churchill, splendido nel modello, elegante nella solidità delle linee, vibrante nell’azione per via della madre, e questa è la ragione per cui al Coolmore meditano sul futuro del nipote di Storm Cat, benché la fumata bianca di Newmarket autorizzi a sognare in vista di Epsom.