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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Gran Premio Merano, una leggenda senza età

MILANO. Di fronte al G. P. di Merano i contorni sfumano, a San Siro tutto o quasi si perde, la bella impresa di Waikika nel Vittorio di Capua, Gerald Mosse che in guanti bianchi  la conduce davanti a tutti sul disco rosso del traguardo, lo scatto pieno di allusioni e di speranze di Penalty nel Criterium Nazionale precedendo un Dorkhel anch’esso avviato a un futuro roseo e colmo di attese, troppo ardimentoso invece e sicuro di sé L’Incredibile dopo l’esordio devastante, ma poi in apnea e senza nulla da dire quando gli altri hanno scaldato i garretti piombandogli addosso con foga incontenibile.
Perché il Merano, si diceva, col suo palcoscenico incantato, non ha raffronti nel mondo del galoppo, ormai più seducente del Derby che ha perso il suo fascino anche se qualcuno ancora ci crede, ricca come ogni anno di seduzioni, la sfida di Maia, col suo ritmo tambureggiante, la voglia di superarsi ad ogni ostacolo e  di concludere tra i migliori una fatica che solo il coraggio e la tempra consentono di portare a termine dopo un carosello denso di sussulti e grandi emozioni. Ha vinto Mazhilis e a lui vanno gli onori della folla, un tripudio e un’ola di applausi che lo esalta dopo un’impresa storica, come storici sono tutti i Merano, diagonali e curve di Marlengo che non danno respiro, presi di petto perché così è scritto nel  libro delle meraviglie e dei ricordi di un confronto che ti cattura e ti seduce con le sue immagini.
Mahzillis, allenato da Josef Vana sr, uno che ormai a Merano è di casa e sa come si mandano in pista i pretendenti all’evento clou dell’autunno nella valle del Passirio, ore di continuo lavoro, la mente rivolta a un obiettivo che rientra ossessivo nelle sue prospettive, vittorie inseguite e meritate che lasciano alla fine un retrogusto di  intima soddisfazione dopo tanti sforzi e rinunce che sono alla base dei più strepitosi successi.
Un Merano che ricorderemo per la strenua difesa del vincitore dall’ultimo assalto di Allen Voran, ma anche per il silenzio e la commozione che hanno accolto nei recinti di Maia l’annuncio dell’addio a Roberto Feligioni, uomo di cavalli come pochi, fantino da ostacoli con un palmares ricco di trionfi. Il Merano,  in assoluto, la corsa più ambita, con Aegior gladiatore nell’edizione del ‘61, la Siepi di Milano con Golden Time (lui e la Zaro sempre uniti), forse il più ualitativo e indomabile dei suoi campioni, il Grande Steeple di Torino con Totonaco e infinite altre mete eroicamente conquistate. Generazione di fenomeni i jockey di un tempo,sulle barriere di Maia, Murray, Mercuri, Mattei, Passarini, Zibellini, Pellegrini, Mazzoni, Carangio e Morazzoni, poi seguiti da Orlando Pacifici, Gian Antonio Colleo, Baseggio e altri  ancora, un tuffo a ritroso nel tempo che ci fa dimenticare un presente dimesso e avvilente e ci depura da tante tristezze.