Gli anni d'oro della stampa ippica / 6

ABBIAMO INIZIATO questa ambiziosa ricostruzione degli ultimi 30 anni del giornalismo ippico in pratica dalla nascita di Cavallo 2000, una esperienza fortunata e scapigliata coincisa con una parte buia della storia italiana, che va sotto il nome pesante e generico di “anni di piombo”. Per capirci, i nostri cazzeggi giornalistici, andavano paralleli a gravissimi fatti della nostra storia: per esempio, quando rapirono Moro era un ordinario “giorno senza partenti” in cui la redazione del giorno pari si guardò a lungo in faccia in silenzio (eravamo solo in quattro, io, Sebastiani, Claudio Sestili e Aristide, un correttore di bozze minuto e gentile che tutti scambiavano per ex fantino e che invece era un ex tipografo). Quando spararono al Papa, sentimmo la notizia alla radio dell’auto di Giorgio Giubilo, tornando da Capannelle.  Lui non trovò,  grande spirito cinico e satirico, neppure una battuta per smitizzare il fatto e restammo in silenzio fino al Giornale d’Italia, dove doveva consegnare il foglio quotidiano. Sempre attoniti testimoni e mai protagonisti, tranne una volta.
Era giorno dispari, di partenti. Appena alla destra della porta d’ingresso della redazione in Via dei Mille 1, piano terra, c’erano Vincenzo Sebastiani e Celestri, a destra alla sua scrivania Mario Grani, io in fondo alla stanza, all’angolo opposto c’era, vicina alla finestra con le tapparelle socchiuse, la telescrivente con Palombo che scrutava il lento succedersi delle strisciate dei partenti. Al di là delle tapparelle l’ennesimo corteo di protesta che, stavolta, sfilava vicino al CSM nessuno sa bene perché. Fu un attimo. Ruggero vide tutto un secondo prima degli altri e, alla fine, fu quello a salvarci la pelle. Urlò: “A terra, sparano!” e tutti giù, come se fosse una triste e consueta esercitazione di quegli anni…Un secondo dopo la vetrata sulla quale appoggiava la telescrivente volò in mille pezzi frantumata da una raffica, probabilmente di mitra. Dopo che il tintinnio dei vetri infranti si fu calmato, mi girai intorno a controllare che tutti stessimo bene, sempre da carponi come stavo, io e del resto tutti gli altri, ad eccezione di Sebastiani che, corpulento com’era, aveva fatto in tempo solo a mettere giù un ginocchio dalla sedia e tentava ancora goffamente di infilarsi sotto il tavolo.

SCOPRIAMO dopo che, durante quel corteo, un manifestante aveva tentato di uccidere i poliziotti di un’autopattuglia, aveva sparato al guidatore , ma l’altro, prontamente, era saltato giù dalla vettura e si era lanciato all’inseguimento in senso contrario al corteo tentando di  sparare  all’aggressore nel fuggi fuggi generale.
 Direte che la ricostruzione di quei  fatti è un po’ sommaria per chi ci si è trovato così vicino, ma quelli erano giorni in cui i giornali certe cose non le raccontavano mai per filo e per segno,  e la verità allora veniva abbondantemente filtrata per motivi di ordine pubblico. Allora. Fatto sta che dopo un quarto d’ora due o tre agenti in borghese vennero in redazione dove stavamo in qualche modo liberandoci dai vetri rotti, a chiedere se c’eravamo fatti male ed a perlustrare palmo a palmo le pareti ed i mobili per cercare traccia dei proiettili e confiscarli. Sembra che sparare all’impazzata, ad altezza d’uomo, anche allora non fosse del tutto legittimo. Non trovarono nulla. Anche perché Mario Grani, lucidissimo, prima di loro aveva con un temperino sfilato un proiettile da sopra la porta d’ingresso  destinandolo, pare, ad uso ciondolo portafortuna. Grande Mario, se solo sapessi da lassù quanto manchi all’ippica tutta faresti ancora giù un salto per dare una mano…
   Gli episodi finora narrati non sono organizzati rigorosamente in ordine cronologico perché non lo sono nella mente. Sono ricordi del cuore e non del computer o degli archivi storici. Per questo non so ricordare quando fu il primo giorno che a Cavallo 2000 si accorsero che sapevo disegnare. Ero stato un enfant prodige, quando avevo cinque anni un mio disegno a pastello fu segnalato e premiato  alla Galleria Nazionale in una mostra sui migliori disegni dei bambini. Crescendo avevo coltivato una discreta mano. Un giorno Grani, che sbirciò qualche mio scarabocchio fatto mentre stavo telefondando, mi disse: “Perché non fai…” E tutto iniziò lì.  Cavallo 2000 iniziò a differenziarsi da Trotto Sportsman per l’uso anche eccessivo del disegno, delle caricature dei protagonisti, delle vignette satiriche. Non fui mai un nuovo Punch, per il motivo fondamentale che Punch lo pagavano, mentre io non riuscii mai a farmi dare un centesimo da nessuno (Corriere dello Sport, Il Tempo, Esquire etc.) e poi la smisi malinconicamente di spargere inchiostro al vento.

RICORDO solo le cose che mi vennero meglio, il barboncino di Gaiani, segretario dell’Encat, il logo di “Capannelle al mattino” (un cavallo appena sveglio, con pigiama stazzonato, barba lunga e tazza di caffè sugli zoccoli che meditava  di tornare subito al sonno dal quale era stato controvoglia strappato), una rubrica di Francesco Angellotti sui lavori dell’ippodromo della Via Appia. E inoltre gli ispettori dell’Encat che sbucavano da ogni parte nella vita di scuderia, e la serie “Le avventure di Romagna Jeans” in cui un giovanile e già decisivo Gianfranco Fabbri concludeva ogni striscia telefonando all’amico Bettino. E la serie sui gentlemen romani (Francisci, Andreoni, Perrella etc). Le cose divennero onerose quando mi commissionarono anche prime pagine come se fossero quadri (conservo ancora i piombi delle illustrazioni, un giorno li metterò su e-bay e forse allora sarà la volta che qualcuno mi pagherà qualcosa per i miei disegni  fatti a Cavallo 2000), o intere pagine di vignette fatte rigorosamente tutte in un’ora (una diecina circa) perché era venuto a mancare qualche campo dei partenti e bisognava riempire una pagina in poco tempo (“Moscante, mettete sotto a lavorà..” era la parola d’ordine di Grani che mi rifilava carta bianca e pennarello serbati per l’uopo nei suoi cassetti). Le cose divennero addirittura impossibili quando anche Ughi si unì alla richieste e il committente pretendeva vignette alla Forattini, 20 o 30 personaggi stilizzati da una parte all’altra del foglio, tipo Battaglia di Anghiari, tutti riconoscibili, ippicamente  politicizzati e nell’atto di fare qualcosa a loro consueto. Francamente, non ce la facevo davvero a tener dietro a tutto ed a tutti. E lasciai perdere. 
E’ mia intenzione riservare uno spazio adeguato alla storia della stampa ippica anche degli altri giornali (Trotto Sportsman, La Gazzetta dello Sport,  Corriere dello Sport, ma anche il Mattino, La Nazione e dunque Galoppo e Trotto, l’Eco della Pista etc), una specie di giro d’Italia di tutte le Sale Stampa degli ippodromi italiani visitati correndo al trotto in giornalisti durante il quale ho potuto incontrare almeno un paio di generazioni di validissimi colleghi e grandi uomini di sport, per lo più tutti compagni di merende deliziosi le cui battute ricordo ancora come fosse ieri nella mia mente. Se qualcuno volesse aiutarmi nella ricostruzione delle realtà regionali, citando personaggi o fatti che magari possono sfuggirmi, può mettersi in contatto con me scrivendomi a giuseppemoscuzza@libero.it ed io terrò nel massimo conto le segnalazioni.

6 - continua

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08/09/2009 | Storia Giuseppe Moscuzza
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