Gli anni d'oro della stampa ippica / 2
LA REALTA’ è stata che Cavallo 2000 rispondeva alla grande domanda del settore di tutta la stampa internazionale: che cosa diavolo fa un giornalista alla mattina, quando per “attaccare” deve aspettare almeno le 2 del pomeriggio?
Cavallo 2000 copriva questo vuoto con una intuizione geniale di Mario Grani e della famiglia Corradini che lo spalleggiava nell’iniziativa: visto che un giornalista prima o poi comunque si sveglia, non sempre va alla posta o in banca o dal barbiere, la casa è per lo più vuota perché le mogli vanno al lavoro e i figli a scuola, diamo qualcosa da fare loro per arrotondare le entrate e mettiamo in vendita il prodotto del loro ingegno. Perché, sia chiaro, di ingegno a Cavallo 2000 ce n’era molto di più che nella redazione del Corriere della Sera: Grani (vicino di casa di Nando Martellini e amicone di Maurizio Barendson e Beppe Berti) era amico di tutti i più grandi giornalisti italiani, dalla Rai alle testate politiche e sportive, ed aveva dunque sotto mano anche i giovani aquilotti che crescevano sotto le ali dei vari santoni dell’informazione pronti a fare splendide carriere.
Andrea Barbato, precettato per il primo progetto di Repubblica, non fece in tempo a constatare che a piano terra c’era Cavallo 2000 (chissà che non accettò quel progetto che non gli piaceva affatto proprio per questo, lui, memorabile cavallaro e compagno della figlia del presidente del Jockey Club Franco Aloisi, che per scrivere di cavalli si dovette adattare in seguito alle pagine de “Il Trottatore”) che già salutava la compagnia per recuperare poi la poltrona di Rai Tre. Fu rilevato, nelle visite redazionali, dall’irrequieto Mario Sconcerti. Non aspirava a carriere ippiche, ma alla mano della nostra segretaria Rosalba, prelevata di peso e portata ai piani alti di Via dei Mille, del che provammo gran dolore tutti noi dei bassifondi. Fuori due.
Diverso il discorso di Enzo Micalizzi, che condivideva con la passione ippica la professionalità rigorosa di esperto economico del Globo. Dopo pochi mesi trovò un posto in Rai e da Viale Mazzini fece i bagagli per la redazione di Madrid. Inquietò parecchio, dopo molti anni, vederlo sempre barbuto ma ingrigito, correre appresso alle bombe della metropolitana della capitale spagnola come un vero corrispondente di guerra. Lui che ci illustrava, a suo tempo, le ragioni per cui Anquetil, il cavallo e non il ciclista, era a ragione il capofila dell’optional… Anche questo è fare il giornalista.
LA REDAZIONE era governata con mano ferma ed eterno atteggiamento dilatorio da Claudio Sestili, segretario volontario, un personaggio a metà strada tra Bombolo e un uomo dei servizi segreti, che giocava parecchio sulla dietrologia di tutto quanto accadesse di cronaca nera e politica in quei giorni (e se avete memoria di cosacce ne succedevano in continuazione) forte del fatto che sua moglie fosse impiegata al Raphael, l’hotel dimora di Bettino Craxi. Aveva il compito poco gradito ma prezioso di riportare sulla terra tutti i virgulti della stampa italiana quando tendevano ad esaltarsi per piccoli o grandi successi quotidiani, quasi tutti realizzati sui giornali dove tutti andavano a lavorare nel pomeriggio (Mei, Palombo, Maida, Baccini, Rossi e poi Santonastaso, tutti al Messaggero, mi chiedevo spesso se avessero contratto simultaneamente un misterioso virus a Cavallo 2000 come avrebbe fatto ad uscire la gloriosa testata romana…). Claudio insomma tirava fuori il bombolo latente (quello che azzannava la pizza bianca di prima mattina) con battute e similitudini della vecchia Roma e i voli pindarici piombavano rapidamente ad altezza sampietrini. Non ci fosse stato, sarebbe stato necessario inventarlo. La vita, con lui, fu atroce togliendogli un figlio in un incrocio e per il resto dei suoi giorni ogni speranza d’ironia.
Il giornale, comunque, aveva una sua vita bella intensa: parlando della Roma, erano gli anni che vanno dallo scudetto di Falcao, Viola e Liedholm in poi. Da questo capirete contro quali avversari combattevano quotidianamente i vari Brighenti, Bellei papà, Vivaldo e Giancarlo Baldi, Dettori papà, Fancera papà e chi più ne ha più ne metta perché la memoria fa una cosa precisa quando mette in archivio gli eventi, le cose belle in alto e quelle brutte in basso e dunque le prodezze di Falcao e Di Bartolomei spingevano le pulsioni ippiche del paese nell’eterno angolino (ma comunque in un angolino almeno c’eravamo, ora neppure per terra c’è spazio per noi nei giornali). Comunque già da allora, in un periodo in cui le scommesse sportive erano soltanto clandestine, e slot, poker e compagnia ancora illegali, l’ippica aveva i suoi problemi: clandestini, doping e naturalmente le corse in Tv…
2 - continua
La prima puntata è stata pubblicata il 6 agosto. Arrivederci a martedì



























