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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Garantire i cavalli a fine carriera: un progetto possibile

Una panoramica del centro
Una panoramica del centro

A seguito di quanto disposto dall'Art.33 del Regolamento Generale, approvato con Delibera n. 16 del 15/01/2018 del Consiglio Federale FISE conseguente alla deliberazione n.545 del 18 dicembre 2017 della Giunta Nazionale del CONI, la Federazione consente di utilizzare nell'attività sportiva svolta sotto la propria egida solo cavalli e/ o pony dichiarati NON DPA. La Federazione Italiana Sport Equestri intende sensibilizzare i proprietari e/ o detentori di cavalli e pony a effettuare una scelta responsabile per la difesa dei valori culturali e sportivi che la Federazione stessa - in linea con 1e direttive e gli indirizzi del CONI - promuove e tutela.

Il dado è tratto, la FISE ha fatto la sua mossa definitiva. Era da molto tempo che un tema interno agli Sport Equestri non suscitava così tanto clamore e interesse nell'universo generalista.


Titoloni, anche un po' di cattivo gusto, sui grandi quotidiani nazionali, video e appelli in quantità industriali su Facebook. Una sorta di lotta tra Guelfi e Ghibellini che poi, come tutte le battaglie intestine, a poco ha portato se non a una pessima immagine dell'intero mondo degli Sport Equestri.

Come è noto in altre Federazioni Nazionali non vi è alcuna distinzione tra DPA/ Non DPA, nemmeno la FEI fa riferimento a tale questione, mentre in Italia la norma adesso c'è: i cavalli atleti devono essere Non DPA.

Una domanda però sorge spontanea. Cosa accadrà a questi cavalli NON DPA nel caso in cui, a fine carriera o a seguito di un infortunio, ai proprietari mancassero i soldi per il loro mantenimento? Oltre la norma scritta e firmata che, bisogna purtroppo ammetterlo è raggirabile in diversi modi seppur illegali, cosa determinerà realmente un futuro diverso rispetto a quello dei colleghi DPA? Solamente il buonsenso, l'educazione e un supporto reale e concreto ai proprietari.

Mantenere un cavallo costa e molto. Per quanto riguarda chi con i cavalli ci lavora bisogna essere obiettivi, per quanto cruda possa essere la realtà, i cavalli sono, e devono essere per avere la cena in tavola, una fonte di guadagno e la remissione non può essere tollerata per periodi troppo lunghi. Per gli atleti, escluse le grandi scuderie e i grandi proprietari, mantenere un cavallo è un grande sacrificio, mantenerne due a volte è impossibile e allora frequentemente ci si ritrova davanti a una scelta: mantenere solo il cavallo anziano o infortunato o magari cederlo e continuare a montare con un altro cavallo? Per quanto i cuori siano grandi spesso si propende per la seconda opzione e se non si ha la fortuna di cedere il cavallo a qualcuno vicino ( sempre che qualcuno lo voglia un anziano o un infortunato) bisogna venderlo a commercianti per pochi euro e inevitabilmente se ne perdono le tracce. Per chi i cavalli li manda direttamente al mattatoio beh, per quelli non ci sono parole, ma non credo siano poi così tanti.
Dunque come ovviare alla questione denaro?
Tra gli appelli video, i post di facebook, le interviste e gli articoli ho registrato raramente, tra i numerosi attacchi, la voglia di proporre soluzioni concrete per sensibilizzare i proprietari e per aiutarli realmente nel mantenimento dei cavalli inabili.
Sono molte le persone, oltre alle Onlus più conosciute, che mettono a disposizione i loro spazi per attività di pensione a prezzi veramente minimi per garantire ai cavalli una vecchiaia o un recupero sereno e, dato ancor più positivo, nei giovani questa voglia c'è.
Sarah Iugoli è una giovane amazzone romana di 24 anni che, fin da bambina, ama incondizionatamente i cavalli per i quali nutre una passione immensa che l'ha portata a dedicargli una buona parte del terreno dell'azienda di famiglia.

Sarah, cosa è Horse Kingdom?
Horse Kingdom è una vera e propria scuderia munita di tutti i comfort di un maneggio con l'unica differenza che è esclusivamente dedicata all'attività di pensione. Questa idea nasce soprattutto dal desiderio di tutelare il benessere dei cavalli e, in particolar modo, di quelli anziani, inabili o fuori lavoro che rischiano di incappare in brutte sorti. Abbiamo molti ampi paddock dove i cavalli possono socializzare, box, ripari e tondini.

Come è nata questa struttura?
Questa struttura nasce all'interno della mia azienda di famiglia nella quale ci occupiamo di produzione di olio extravergine di oliva biologico. Quando ero piccola, nel 2003 abbiamo inaugurato un maneggio principalmente rivolto al turismo equestre che mio padre ha abbandonato perché come attività secondaria richiedeva troppo impegno. Oggi io sono cresciuta e ho deciso di dare una svolta a questa struttura, che ho ristrutturato personalmente con l'aiuto del mio compagno, soprattutto per il grande amore che ho nei confronti dei cavalli che prima di essere compagni di sport per me sono amici. Li ho amati fin dal primo giorno che li ho conosciuti e ogni cavallo che è entrato nella mia vita c'è rimasto. Infatti qui ho anche le mie pony che ho da quando ho 10 anni. Questo posto è nato per permettere a persone che non hanno un luogo dove destinare questi cavalli di dargli una casa e di assicurargli del benessere. Questi animali ci danno anche il cuore.. è il minimo.

Sarebbe utile un contributo dalla Federazione o comunque una raccolta fondi istituzionale da dedicare alle attività come la tua?

Un finanziamento o dei fondi sarebbero un grande aiuto per questo tipo di strutture perché, comunque, mantenere tanti cavalli con i costi minimi richiesti ai proprietari è difficile. D'altra parte i costi devono essere bassi per invitare chi possiede altri cavalli o chi ha pochi mezzi di dare una giusta pensione o una buona casa al proprio amico. Con degli aiuti si potrebbe migliorare la qualità delle strutture, ampliarle. È importante perché per me i cavalli vanno tutti tutelati sempre e nel caso in cui non potessero farlo i proprietari per motivi economici dovrebbe essere la Federazione stessa a farlo, anche per mantenere in attività il tesserato che potrebbe dedicarsi così ancora all'attività equestre attiva. Con queste possibilità nessun proprietario potrebbe mandare il proprio cavallo verso un destino sconosciuto.

Inoltre i cavalli a fine carriera o gli infortunati hanno ancora molto da dare, hai qualche progetto futuro nel quale coinvolgere gli ospiti della tua struttura?
Assolutamente. Inserire delle attività didattiche e pedagogiche é uno tra gli obiettivi prefissati. Il cavallo é un animale sociale e come tale credo che, oltre al contatto con i suoi simili, apprezzi anche quello con gli umani e, viceversa, l'umano ha molto da imparare dal cavallo che lo aiuta in ogni ambito. Purtroppo ancora una volta si ritorna al discorso economico: servono risorse o comunque aiuti dalle istituzioni per avviare tali attività. Il mio obiettivo è in realtà e sogno sarebbe quello di ristrutturare completamente la scuderia per farne un centro etologico, dove ogni spazio é pensato nel rispetto della libertà è del benessere del cavallo con personale qualificato con cui svolgere anche attività di ippoterapia e di interazione sociale uomo-cavallo, senza dimenticare corsi di formazione e ricerca.


La volontà dunque c'è e sono numerose le strutture che, con qualche aiuto, potrebbero ribaltare la situazione dei cavalli anziani o inabili. La presenza capillare di tali realtà potrebbe rendere una volta per tutte realmente superflua la diatriba tra DPA e NON DPA perché non è una regola a stabilire il buonsenso o le possibilità. Sicuramente mettere il proprietario d'innanzi una scelta è una presa di posizione forte che speriamo produca più benefici che sotterfugi.

D'altra parte basterebbe poco, per un'immagine positiva e benefica potrebbero essere numerosi gli sponsor disponibili a fornire mangime, fieno e beni di prima necessità, così come aiuti nell'edilizia e nelle attrezzature della struttura. Non sarebbe una perdita importante né per la Federazione, né per i cavalieri e né per i proprietari aggiungere una piccola quota nell'iscrizione ai concorsi da destinare ad un fondo pensionistico per i cavalli tesserati. Se si pensa che solo in un concorso da 200 cavalli aggiungendo 2€ alla quota di iscrizione ( il costo di due caffè) si potrebbero ottenere 400€ al giorno che, moltiplicati per una tre giorni, sarebbero 1200€ (da moltiplicare ancora per tutti i concorsi sul territorio nazionale) da destinare ai centri per la pensione che, magari, potrebbero essere inquadrati in modo diverso dalla FISE in una categoria ad hoc.

Chiudendo con le parole di Sarah: “Si può fare e dare tanto a questo mondo e a questi animali.... bisogna crederci e lavorare tutti insieme ad un unico obiettivo per far brillare la nostra società equestre”.