Fieracavalli, scommesse quale futuro?

A VERONA, nella giornata conclusiva di Fieracavalli, si è lungamente parlato di scommesse ippiche e, in particolare, dei futuri scenari che si andranno a delineare nel breve e nel medio-lungo termine. Diverse anche le teorie che hanno animato il confronto, dall’idea di autofinanziamento dell’ippica a quella del contributo cosiddetto fisso passando per soluzioni intermedie.
Coordinato dal giornalista Luigi Migliaccio, il talk show ha visto la partecipazione di Francesco Ginestra, presidente di Assosnai, di Luca Turchi dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di stato, del segretario generale dell’Unire Riccardo Acciai, di Mauro De Fabritiis, senior consultant di Mag, società di consulenza specializzata nel settore delle scommesse, e di Tomaso Grassi, presidente di Hippogroup Cesena.
«La situazione non è rosea – ha spiegato Riccardo Acciai –  a causa del trend decrescente e il contributo a disposizione dell’Unire aiuta solo in parte a coprire il deficit e alla gestione ordinaria. La ripartenza deve essere una reazione del sistema che coinvolga gli ippodromi compattando l’idea di grande evento. Quest’anno, in estate, il pubblico negli ippodromi è aumentato e questa è la via giusta. Inoltre, per il prossimo anno miglioreremo ulteriormente il calendario. Per quanto riguarda il fisso (ovvero uno stanziamento prestabilito destinato all’ippica da parte dello Stato), meglio disporre di risorse certe piuttosto che vivere nell’incertezza ma tutto il comparto dovrà fare dei sacrifici».


«IL CONCETTO di base è dare qualità, interesse, puntualità e competizione vera agli scommettitori – ha incalzato Francesco Ginestra – altrimenti anche lo scommettitore più appassionato se ne va. Fare azienda significa farlo tutti i giorni e uno dei mali dell’ippica sono i “molti ippici”. Serve un piano quinquennale da poter sviluppare conoscendo il budget che si ha a disposizione come base di partenza senza doverlo rivedere anno per anno».
Rilancio e collaborazione con Aams sono invece gli argomenti posti subito sul tavolo da Mauro De Fabritiis, che ritiene «si debba fare un passo indietro e costituire una cabina di regia unitaria tra Monopoli dello Stato e Unire. È necessaria poi una campagna di comunicazione sui prodotti di gioco. Soffriamo di un’assoluta mancanza di chiarezza sui prodotti di gioco ippici e questo crea disaffezione e confusione, oltre che conflitto con prodotti analoghi. Lavorare con un prelievo del quaranta per cento rende il gioco ippico poco attraente mentre è necessario mettere in atto manovre per renderlo più appealing. Il prodotto deve essere chiaro al grande pubblico e serve una rete capillare e ben distribuita sul territorio. Inoltre vanno interessati i giovani. L’aumento del pay out non va poi generalizzato ma mirato a stimolare il gioco più attraente. La maggiore raccolta per l’Unire deriverà allora dal rigioco».
«I problemi non risiedono solo nella qualità delle corse ippiche – ha dichiarato Tomaso Grassi, presidente di Hippogroup Cesena – ma nel fatto che queste sono mal gestite. L’Unire ha fatto una politica a favore solo delle scommesse esterne con sedi discutibili e palinsesti troppo lunghi. Tutta sbagliata la politica di aumentare senza qualità, che ha significato un pescare sempre nelle stesse tasche. Sono contrario al contributo fisso perché non avremmo più la possibilità di finanziare l’ippica e nelle precedenti esperienze, anche a fronte di un aumento delle scommesse, il gettito erariale è diminuito».
«In passato sono stati suggeriti rimedi peggiori dei mali e spesso è mancata la comunicazione, come dimostrano le nuove scommesse che non hanno avuto successo. Il rapporto tra Aams e Unire è oggi però a segno positivo – ha spiegato Luca Turchi dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – e ciò di cui si sente la necessità è una forte capacità decisionale. Il fisso è un problema politico ma possiamo ricordare che nell’esperienza del Coni, quando è stato adottato si è rivelato utile. Siamo pronti con tanti prodotti ma anche i concessionari si devono adeguare con i loro sistemi tecnici. Per unificare i totalizzatori serve una legge dello Stato. Da parte nostra non c’è alcun problema».

 

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