Fieracavalli, il gioco delle contraddizioni
CHE IL CAVALLO sia una risorsa sociale è ormai chiaro anche a Fieracavalli di Verona, dove anche quest’anno si è parlato di relazione interspecie, di salute e benessere umano ricercati attraverso il rapporto con il cavallo, del rispetto dovuto a questo prezioso “collega”.
C’è stato un talkshow, organizzato da Assi: l’organismo succeduto all’Unire ha ospitato autorevoli interventi, tutti concordi – a partire da quello del ministro Brambilla – sull’importanza di conciliare impiego del cavallo e sua tutela. Forti le critiche al redditometro, che inserisce tra gli indicatori di reddito proprio il cavallo, ignorandone la funzione sociale in taluni ambiti, ed energica la richiesta da parte di tutti i presenti affinché il cavallo esca dal circuito alimentare, vedendosi finalmente riconosciuto lo status di “animale di affezione”.
Importantissimo il convegno sulle linee guida degli interventi assistiti con gli animali: la Fiera ha testimoniato e confermato attenzione alle terapie con cavalli e asini, lasciando anche spazio agli altri animali sempre più coinvolti nelle attività “di benessere”: terapie, ma anche educazione. Presentato il lavoro del Centro di referenza nazionale, nato nel Vicentino per volontà del Sottosegretario alla Salute, Martini.
E’ stata lei ad aprire i lavori, dopo il benvenuto del governatore Zaia, e a sottolineare il sempre maggiore riconoscimento del ruolo degli animali per la salute degli umani, un valore aggiunto ma insostituibile. Il lavoro dei tanti operatori del settore è stato evidenziato dai relatori, che hanno invitato tutti a elaborare protocolli scientifici e dati economici per rendere ancora più forte l’impatto di interventi che “empiricamente” si sono già mostrati validi.
A tutti un invito: le linee guida sono in realtà ancora una bozza, alla quale contribuire con discussioni e proposte, in un percorso che, se va delineandosi, sembra ancora piuttosto lungo.
Quello che colpisce, in questa Fiera, sono le contraddizioni. Tralasciando la morte di Hickstead, in attesa di saperne di più sulle cause, appare quantomeno singolare la “convivenza”, sotto lo stesso tetto fieristico, di istanze discordanti: da un lato convegni e iniziative chiaramente orientati a una cultura equestre “alta” e rispettosa del cavallo nelle sue peculiarità, dall’altra manifestazioni che sembrano andare nel senso opposto. Un esempio per tutti: un’estrema attenzione all’educazione dei giovani cavalieri e, nello stesso padiglione e lanciata come un’importante novità, la prima Asta internazionale di pony.
Un altro esempio? L’imprinting del puledro spiegato al mondo: appena nato e prima della poppata, da evitare anche trattenendo il piccolo a terra, bisogna avviare la desensibilizzazione alla mano, ai sacchetti di plastica ed eventualmente anche ai futuri contatti con i ferri del maniscalco; solo dopo il puledro potrà succhiare il colostro e il latte della mamma, ovviamente dal biberon.
Contraddizioni sostanziali, dovute forse alla difficoltà di controllare l’enorme quantità di proposte che inevitabilmente una kermesse come Verona Cavalli attira, e alla necessità cogente di bilanciare rischi, costi e benefici economici. Alla Fiera va certamente riconosciuta la volontà di rinnovarsi e concentrarsi verso lo scopo ottimale del benessere di uomo e cavallo; la strada è ancora lunga, ma la direzione è quella giusta.


























