Caro Direttore, un giorno e mezzo in fiera, al ritorno mia moglie mi chiede “allora?? com’era ?”………. “grigia, una fiera faticosa e senz’anima!”. Poi ci ripenso …...come mai questa netta sensazione negativa? In effetti ci sono sempre le solite cose e quando dico solite dico quelle degli ultimi vent’anni. Forse non è proprio vero, le solite cose ci sono tutte, le due anime quella commerciale e tecnica nei padiglioni e quella paesana all’aperto e poi i cavalli ….. sempre più straniti tra uomini avidi e frettolosi, prigionieri di un destino che sembra non trovare alternative , sport , folklore ,etologia o tecnica non spostano di un centimetro la valanga di ignoranza e non curanza che ci sta travolgendo tutti, dentro e fuori il mondo equestre .
La Fieracavalli è la stessa o quasi, siamo cambiati noi.
Ma entriamo in fiera, l’anima paesana è sempre più corposa, gente, bancarelle piene di oggetti verde militare, pelle acciaio e plastica, i maniscalchi sono da anni nel cortile dentro la loro gabbia e poi… due piccoli recinti proprio di fronte all’entrata, musica e grande confusione, dentro due cavalli tristi portati ad esibire cosa???? Una ragazza lo spiega col megafono e il cinturone con la borchia d’argento, gambe lunghe, arrampicata sulle transenne parla di etologia e rispetto…… Più avanti box prefabbricati, e in fondo nei padiglioni di plastica… la tradizione e le regioni, tutte con le loro salsicce e gli arrosti ed il vino e tra noi e loro un fiume di gente e cavalli.
Quest’anno tanti cavalli in giro tra la gente, subito ho dovuto schivare un carro tirato da una pariglia con dei suonatori rubizzi, forse alticci, me la sono cavata per un pelo.
POCO DOPO due enormi cavalli neri portavano a spasso due piccoli umani, maschio e femmina, altrettanto vestiti di nero, i cavalli avanti e capaci di trovare un passaggio tra la gente, gli umani a due metri dalla loro coda, di lato, con delle improbabili redini lunghe ad impigliarsi in bambini, sporte, biciclette e cani al guinzaglio. Poco più avanti di fronte ad una birreria in un crocicchio affollato mi sono sentito soffiare in un orecchio, era un tranquillo arabetto sauro, sferrato, che avanzava silenzioso al fianco di un compagno altrettanto arabo e sauro, li montavano due esserini celestiali biondo barba e con i capelli a mezza schiena lui, bionda con una capigliatura molto più contenuta lei, vestiti di bianco e scalzi a pelo e l’aria estasiata, non una parola solo musate dei cavalli sulla nuca dei pedoni. Ci sorpassano e da un gruppo di ragazzotti parte un “bella gnocca!!!” si gira lui chioma ondeggiante barba e sorriso….. sono stranieri!!…. .
Sono venuto per un convegno, è in un padiglione in una saletta aperta su un lato in mezzo al via vai e al vociare di chi girella, chi vende e chi compra, chi chiama i bambini. Resisto un’ora e poi arriva un americano che ci fa vedere un pezzetto di Monty Roberts e poi qualche gioco di Parelli, ma lui non è né l’uno né l’altro, farà corsi in Italia, magari è bravo……. Avrei voluto chiedere cose a lui e anche ad altri relatori ma il casino non me lo permette. È quasi l’una esco mi dirigo tra folla e cavalli verso l’area del popolo affamato, e scopro che per mangiare ci sono code lunghe ovunque, il profumo di stufato e carne alla brace invita, il fitto chiassoso e l’idea di aspettare venti minuti in coda respinge . Decido per un panino in un padiglione, anche li fitto casino e code, allora vado a chiedere aiuto a degli amici che hanno uno stand, padiglione 1 le associazioni, li c’è calma, meno gente ma sempre un discreto casino entro e mi trovo di fronte a due esemplari di rapaci notturni, sul trespolo, meravigliati ma legati per una zampa, che ci fanno alla Fieracavalli??...... pubblicità alla falconeria!!!
VENGO A VERONA da più di trent’anni, negli ultimi l’ho vissuta da dentro uno stand , da molto non la guardavo da fuori e sono rimasto spiacevolmente sorpreso, voglio tentare un’analisi di questa avventura proprio pensando anche a come eravamo decine di anni fa. Erano altri gli uomini di cavalli, e altri i visitatori; c’era ancora una cultura del mondo animale che guidava i gesti e le azioni degli uni e degli altri, una fiera mercato era nella conoscenza e nelle aspettative dei più. Oggi siamo in mezzo a gente da computer e cavalieri da dopolavoro, cavallari romantici o frettolosi e sportivi professionisti tecnologici e mercanti ignari di quello che vendono, i cavalli, e queste genti avrebbero bisogno di altro. Più regole per la sicurezza, per il rispetto ed il benessere dei cavalli, più spiegazioni per i saperi confusi, più calma per pensare godere, mangiare conoscere e capire e credo anche per fare affari migliori. Forse presto verrà pensata, e sarà un successo, una fiera adatta ad un mondo cambiato e per un uomo che se vuole “rimanere a cavallo” deve per forza riprogettarsi diverso.
GIANNI GAMBERINI



















21/05/2012


