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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Fantini contro il ghiaccio, tutti assolti

Napoli 7 gennaio 2017. Dopo la disputa della quarta corsa in programma, i fantini si rifiutano di disputare le ultime due gare della riunione, a causa la pericolosità della pista gelata, e vengono deferiti. Ora è arrivata la sentenza della Commissione di Disciplina di Prima Istanza del MIPAAF. Com’è andata?

Bene, anzi benissimo. I sette fantini incolpati sono stati assolti per non aver commesso alcuna violazione del Regolamento Corse. I commissari di Napoli avevano ritenuto la pista non pericolosa per cavalli e fantini, appioppando ai ragazzi un appiedamento di 5 giorni e deferendoli alla Commissione di Disciplina. Li abbiamo sostenuti nei costi e nelle procedure e - grazie alla documentazione da noi prodotta e ai buoni uffici dell’avvocato Capuzi - i giudici hanno compreso che la pista era davvero pericolosa a causa del gelo che imperversava su Napoli. Basti pensare che l’Osservatorio Meteorologico dell’Aereonautica Militare di Capodichino registrava in quei giorni le temperature più basse dal 1946! Spiace però notare come una situazione di obiettiva pericolosità non sia stata compresa dai commissari sul campo, come lo è stata invece da una Commissione giudicante che, come tale, si trova a valutare una situazione in modo mediato.

 

Fantini assolti. Comprendiamo la soddisfazione della vostra Unione. Bene quindi, ma perché addirittura benissimo?

Le motivazioni della sentenza sono state particolarmente chiare ed importanti, oltreché di grande peso e con riferimenti giuridici di livello massimo. Dopo aver affermato l’assoluta evidenza della pericolosità della pista per le avverse condizioni meteo su Napoli, i giudici hanno considerato corretto il rifiuto dei fantini a montare in presenza di una pista a loro giudizio pericolosa. Sottolineo: a loro giudizio! E ciò perché “va ritenuto meritevole di tutela l’interesse degli incolpati alla salvaguardia (...) della propria salute – di rilievo costituzionale – (...) rispetto all’esigenza di consentire a tutti i costi lo svolgimento della corsa.” Direi che è la prima volta che la Commissione di Disciplina afferma con tanta chiarezza l’imprescindibilità del giudizio dei fantini sulla praticabilità della pista e il rilievo costituzionale della (auto)-tutela che essi in tal modo fanno della propria salute e della propria incolumità. Questo è un precedente che dovrà fare giurisprudenza.

 

Cosa ne deriverà per i fantini nel futuro, in circostanze di pericolosità della pista?  

Speriamo che i commissari di corse comprendano finalmente che è in sella sa giudicare lo stato di una pista e valutarne l’obiettiva pericolosità. Se i fantini decidono di non correre è perché non è proprio il caso. I nostri ragazzi lavorano con i cavalli fin dall’infanzia, galoppando su tutti i possibili terreni; quindi hanno un’esperienza unica per giudicare se una pista è pericolosa o no. Questa capacità deve essere riconosciuta. Insieme alla “voglia di correre”, ma non a tutti i costi e a discapito della sicurezza. Se non si corre, il fantino non guadagna, o ci perde, soprattutto quando è impegnato in ippodromi dove non ci sono jockey locali (Merano, Firenze, Corridonia, Napoli ecc.). E se saltano le corse, ci si rimettono anche le spese di viaggio.... La Commissione di Disciplina lo ha compreso. Ora occorre che - in condizioni di supposta pericolosità delle piste - il parere dei fantini fosse non più consuntivo, ma vincolante. Questo principio dovrebbe essere accolto dal Regolamento Corse: come lo abbiamo più e più volte richiesto alle istituzioni dell’ippica, purtroppo senza essere ascoltati. Nelle more di una modifica regolamentare (che ci auguriamo arrivi al più presto) ho commentato la sentenza con i responsabili dell’Associazione Commissari e credo si possa trovare una forma di dialogo che ci riconosca tali capacità. In modo da evitare punizioni e deferimenti, e senza quindi dover ricorrere all’avvocato per vedere riconosciute le obiettive ragioni di questi fondamentali operatori del galoppo, i fantini.

 

 

Walter Scarinci è nato a Rho (MI) nel 1957. Funzionario ENI, per motivi di carriera si è trasferito nel 1993 a Roma, dove vive felicemente da ormai 24 anni. Amante di cucina, cavalli e donne, vorrebbe spostarsi in Sud America una volta conclusa la propria attività lavorativa. Segretario - dalla fondazione nel 1997 - dell’Unione Italiana Fantini (UIF). Grande tifoso dell’Inter, adora Mourinho e ha in particolare odio la Juventus. Il Milan gli è indifferente.

agenzia H2O