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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Facciamo finta che… la fantasia aiuta a vivere

Un bellissimo disegno a soggetto asinino
Un bellissimo disegno a soggetto asinino

“…Immaginiamoci l’uomo come un animale ammalato di una malattia che simbolicamente chiamo paludismo, dato che viveva nei pressi di pantani insalubri. Questa malattia, che non riuscì a distruggere la specie, gli causò un’intossicazione che produsse in lui una iperfunzione cerebrale- il cui risultato fu che l’uomo si riempì di immagini e di fantasie- di cui, come è risaputo, persino gli animali superiori sono mancanti. L’uomo si trovò ad avere dentro di sé tutto un mondo immaginario, un mondo interno di cui l’animale è privo, un mondo interno diverso e contrario al mondo esterno. Da allora, questa ultima bestia, che è il primo uomo, deve vivere, nello stesso tempo, in due mondi- quello interno e quello esterno- restando quindi irrimediabilmente e per sempre, un inadattato, uno squilibrato; in questo sta la sua gloria e il suo problema. L’uomo è un animale fantastico; nacque dalla fantasia, è figlio della “pazza della famiglia”. La storia universale altro non è che lo sforzo gigantesco e millenario di porre ordine in questa smisurata fantasia antianimalesca”. (Ortega y Gasset).

Il confine che separa gli animali dall'uomo non è l'intelligenza, che gli animali, anche se in forma ridotta, possiedono, nemmeno il linguaggio, perché possiedono la capacità di comunicare, ma la fantasia.

  La vita umana è il prodotto dell'immaginazione, una esistenza creata dalla fantasia. Le fantasie (da ϕαίνω apparire) sono le immagini che ci giungono dall’inconscio. La nostra attività mentale è influenzata da una continua produzione fantasmatica inconscia che ci accompagna come un sottofondo per tutta la vita. E ”…la fantasia è l’altro mondo reale” (Il libro rosso, Jung ha evidenziato i pericoli connessi alla svalutazione della fantasia, tipica della nostra epoca). 

I "fantasmi" sono la manifestazione sul piano mentale delle pulsioni inconsce. L’uomo non vive solo in un mondo razionale e ordinato, ma anche in un mondo magico e folle. E le immagini del mondo interiore sono altrettanto reali in quanto <agiscono>, meglio ancora <ci agiscono>. Jung ammonisce “L’inconscio costituisce un pericolo se non si è in contatto con esso”. 

L’uomo moderno è troppo invischiato nel proprio cervello. Posseduto dalla ragione, dalla logica, dal bisogno di controllare, crede che a guidare le sue scelte e la sua vita sia il suo “IO” dimenticando di appartenere anche al mondo magico e irrazionale.

Il bambino nascendo si trova immerso in un mondo magico, irrazionale e il percorso educativo, di crescita e inserimento nella società nel quale viene avviato consiste nello strapparlo alla fantasia per introdurlo al conformismo, alla razionalità, alle regole della ragione. Un percorso che esasperato, come accade nell’era della tecnica, finisce per negare ogni possibilità di sopravvivenza alla fantasia.

Nei suoi giochi si rappresenta nell’immaginazione le varie possibilità di vita, immedesimandosi ogni volta nei diversi personaggi che va creando. E il gioco inizia sempre con la magica frase “facciamo finta che”. Poi nella vita finirà per scegliere una fra tutte le possibilità sperimentate, quella che maggiormente risponde alla sua vocazione.

Pertanto la vita è progetto, pro-jacio, qualcosa che viene gettato verso il futuro.

E questo progetto è guidato da una voce interna, una voce che preme da dentro e ci spinge verso una certa direzione. Il daimon di cui parla Socrate.

 

I comportamenti degli animali sono dettati dall’istinto.

Essi vivono in armonia con la natura e sono perfettamente in armonia nel loro ambiente, " La pietra, la pianta, l'animale quando incominciano ad essere sono già ciò che possono essere e, pertanto, ciò che saranno" (Ortega y Gasset).

All'uomo è data la possibilità di scegliere e di realizzare se stesso, e questo progetto di vita è esattamente ciò che deve inventarsi e poi cercare di attuare. L'uomo è libero di scegliere la propria vita. “Condannato ad essere libero” (Sartre) perché anche non scegliere è pur sempre una scelta. 

Heidegger scrive “Non l’uomo possiede la libertà come sua proprietà bensì…la libertà…possiede l’uomo…” L'esistenza umana nasce come libero progetto scaturito dalla fantasia, ma si corre il rischio di sbagliare o di intraprendere una strada non rispondente alla propria vocazione, rischio della possibilità del fallimento. Per questo l’uomo conosce l’angoscia, perché la vita che ha davanti a sé gli fa paura. La vita è ciò che più di ogni altra cosa fa paura.

La libertà di scegliere il proprio destino lo condanna contemporaneamente alla responsabilità delle sue scelte davanti a se stesso. 

Una esistenza problematica, piena di rischi e di momenti di incertezza, perché, al contrario dell'animale che aderisce perfettamente al suo ambiente, l'uomo non ha un suo posto definito nella natura.

 

" L'uomo è un perenne inadattato, essenzialmente squilibrato, un animale “non stabilizzato” (Nietzsche), costitutivamente privo di identità, un animale che rifiuta la propria animalità, che cerca di fuggire da essa.

Ciò nonostante esiste, e deve realizzare sè stesso. In ogni momento è obbligato a decidere cosa deve fare e vive molto più proiettato nelle aspettative verso il futuro che non nel presente.

Tramite la fantasia dischiude porte verso il futuro nel tentativo di realizzare la propria vocazione. E la felicità è quanto la vita che abbiamo realizzato è somigliante alla vita che abbiamo immaginato.

 

Nel linguaggio junghiano:<processo di individuazione>, la via per essere se stessi. La non realizzazione di questo percorso, il tradimento della propria vocazione conduce alla malattia, alla depressione. E ci si ammala perché si nasconde a se stessi il fallimento del proprio desiderio.

 

La fantasia è una delle caratteristiche più importanti della nostra specie

L’uomo che non ha immaginazione e non ha fantasia non ha le ali per volare.

Con la fantasia tutto diventa possibile e anche gli asini possono volare.

 “Senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno.” (Erasmo Da Rotterdam).

 

 

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