''Equitazione e ippica, anno nuovo e tanti guai''
Gentile sig.ra Galli, leggo sui giornali e sulla sua agenzia vari interventi di speranza nella ripresa del mondo del cavallo. Temo purtroppo che vi sia poco da essere ottimisti.
Nell' ippica, il pubblico è sparito e le scommesse sono crollate. Dal dibattito che si è svolto nei mesi scorsi, è emerso che l'accoppiata vincente sarebbe quella tra spettacolo e scommesse.
Ma il presupposto perché le corse, ma anche le gare di equitazione, siano uno spettacolo è che il grande pubblico ne conosca le regole. Se io assisto ad una gara di cricket non mi diverto perché non lo conosco.
Il presidente di SNAI, in un'intervista da Verona, ha inquadrato il problema. Che però non è soltanto una questione di comunicazione ma sopratutto di cultura del cavallo. Qui il deficit è spaventoso! Basta guardare le corse disputate nel Nord Europa per rendersi conto che là i cavalli galoppano in un altro modo: coprono spazio mentre da noi, esclusi quelli che hanno avuto la fortuna di capitare con un buon allenatore, arrancano e sono cotti ancor prima di arrivare in dirittura. Bisogna quindi ripartire dai corsi per allenatori e fantini.
E poi utilizzare ogni mezzo di comunicazione per fare cultura. Ammesso che si cominci subito, ci vorranno anni per ottenere risultati soddisfacenti.
Per l'equitazione il problema è simile e si potrebbe quindi pensare ad alcune sinergie tra i due mondi. Qui si confrontano, a livello mondiale, due scuole. Quella di origine classica oggi utilizzata da tedeschi, francesi, svizzeri, inglesi, olandesi, svedesi e italiani: il cavaliere monta con il proprio baricentro dietro a quello del cavallo. E' sempre il cavaliere a determinare l'equilibrio e l'impulso del cavallo portandolo all'ostacolo con la giusta distanza per realizzare un salto centrato. Il cavaliere è il pilota ed il cavallo è un mezzo.
Quella di origine italiana (Caprilli) utilizzata dai cavalieri americani e da quelli irlandesi: il cavaliere mette il proprio baricentro insieme a quello del cavallo utilizzando e migliorandone l'equilibrio e l'impulso naturali. Il cavallo partecipa alla realizzazione del salto.
Sono due scuole, entrambe valide almeno con determinati cavalli (quella classica non si presta con i cavalli nevrili o mal costruiti), che rispondono a concetti molto diversi. Il guaio è che in Italia si fa una grande confusione tra le due scuole e questo è l'handicap maggiore della nostra equitazione. La scelta di un pur validissimo tecnico svizzero contraddice le dichiarazioni in favore della nostra equitazione che, a parere del sottoscritto, è superiore ed è l'unica che potrebbe determinare una svolta destinata a durare nel tempo.
Per concludere, mi consenta una piccola critica. Lei propone ai suoi lettori come un modello di comunicazione con il cavallo la sostituzione del filetto con una cinghia. Tanti anni fa, ho eseguito un intero percorso con questo sistema che non presenta alcuna difficoltà.
Ma faccio appello alla sua grande intelligenza per farle notare che scopo precipuo dell'arte equestre è quello di determinare il pieno sviluppo delle possibilità fisiche e morali del cavallo.
I muscoli, per potersi sviluppare, devono contrarsi. E questo avviene soltanto con l'azione della mano che, peraltro, nell'equitazione italiana dovrebbe lasciare il cavallo in "libertà sorvegliata".
Sperando che il nuovo anno contraddica il mio pessimismo, La prego di voler accogliere
il mio augurio più sincero
CARLO CADORNA
Immagino lei faccia riferimento al video, da noi pubblicato, nel quale Giuliano Bacco dà una dimostrazione del grado di affiatamento raggiunto con il suo cavallo. Credo di interpretare lo spirito dell’autore nell’affermare che né l’autore, né io stessa (per quel che possa valere la mia opinione) pensiamo che si possa addestrare o portare in competizione un cavallo “solamente” con questa modalità. Lo prenda allora come una piccola provocazione contro i “chili di ferraglia” che troppo spesso vediamo nelle bocche dei nostri cavalli. Dicevano i nostri vecchi che la competenza di un cavaliere si misurava anche da quanto poco “vestito” fosse il suo cavallo!
Un cordialissimo augurio anche a lei
Maria Lucia Galli


























