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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Equitazione al femminile: una conquista recente!!!

Ex voto della collezione Ermanno Mori.
Ex voto della collezione Ermanno Mori.

AVRESTE mai creduto che la lotta per l’uguaglianza tra i sessi avesse a che fare anche con l’arte equestre? Eppure a gettare uno sguardo alla storia dell’equitazione in occidente (almeno degli ultimi mille anni) si direbbe proprio di sì. Per lunghi secoli (a partire dal XIII secolo fino agli inizi del ‘900) la possibilità di montare a cavallo riservata al gentil sesso era sostanzialmente quella di un’equitazione quasi “passiva”, poiché la posizione che le donne erano costrette ad assumere non permetteva loro di controllare totalmente la propria cavalcatura.

Certo, nell’arco del tempo, molte modifiche sono state apportate a quella che siamo soliti definire “sella da amazzone”. Da una semplice poltrona (che rendeva indispensabile la presenza di un uomo a terra che guidasse il cavallo) si è passati, attraverso una lunga serie di modifiche, alla moderna (1830) sella da amazzone che, disponendo di ben due sostegni (uno fisso per la gamba destra e uno mobile al di sopra della coscia sinistra) consentiva una maggiore stabilità alle tre andature e, in parte, anche nel salto. Ciò non toglie che l’impaccio delle vesti, oltre a rappresentare un serio pericolo in caso di caduta, rendeva praticamente impossibile salire e scendere da cavallo senza un aiuto adeguato. In altre parole le donne potevano praticare l’equitazione soltanto … rigorosamente accompagnate!
Ma non è tutto. Lo stereotipo della femminilità, dominante in quei secoli, faceva sì che si ritenessero le donne inadatte per ‘temperamento’ non solo a controllare il cavallo, ma soprattutto ad addestrarlo. Per dirla in termini sociologici, la preparazione del cavallo faceva parte di quei “saperi” tecnici di esclusiva competenza maschile. E non è un caso che solo da pochissimo tempo, e a fatica, comincia ad essere usato (almeno a livello semantico) l’equivalente femminile di ‘uomo di cavalli’. Come in tutte le società del passato, la divisione dei ruoli  comportava l’accesso a conoscenze diverse e alla possibilità di utilizzare tecniche differenziate: l’equitazione non è sfuggita a questo schema.
Consentendo alle donne solo un accesso limitato al cavallo si è, almeno dal punto di vista simbolico, cercato di negare loro l’accesso alla libertà di movimento  e alla possibilità  di realizzarsi nel sociale. Come ha giustamente sottolineato la filosofa francese Simone de Beauvoir, “la monta amazzone fa parte di quei costumi e di quelle mode che sono state utilizzate per privare il corpo femminile della sua trascendenza”
Sono molti gli elementi che consentiranno alle donne, a partire dai primi decenni del XX secolo, di entrare a far parte a pieno titolo del mondo equestre.  Tra i tanti, di particolare importanza sono stati quei cambiamenti di natura economica e culturale che hanno contribuito a modificare profondamente il tessuto sociale e che hanno fortemente influenzato il modo tradizionale di utilizzare il cavallo.  Da militare, l’equitazione diventa sempre di più sport praticato dai civili mentre la “rivoluzione caprilliana", modifica radicalmente l’equilibrio del cavaliere, contribuendo all’abbandono definitivo del modo di montare all’amazzone.
Ancora una volta è la moda a rendere espliciti questi cambiamenti: i pantaloni, oggetto dell’abbigliamento maschile per antonomasia, entrano a  far parte a pieno titolo del  guardaroba femminile e di quello equestre in particolare. E’ stato così che, nel corso degli ultimi ottanta anni, la presenza femminile nel mondo equestre è diventata nettamente maggioritaria, portando una ventata di innovazioni che forse sta contribuendo a proporre una nuova chiave di interpretazione della mente dei cavalli e del loro universo. Ma questa è un’altra storia!