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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Enea, il suo amore per i cavalli e la ricerca comune di libertà

Enea Ferroni e la sua amica Maria Baleri
Enea Ferroni e la sua amica Maria Baleri

Il mio nome è Enea, abito nella Pianura Padana e ho un’ importante disabilità motoria fin dalla nascita.
Il mio primo approccio con i cavalli l’ho avuto da piccolo quando andavo all’Accademia militare di Modena dove l’associazione ANFFAS organizzava corsi di ippoterapia, di questo ho un vago ricordo perché ero troppo piccolo ed in ogni caso il mio fisiatra non voleva che andassi a cavallo perché non era consigliato per la mia displasia alle anche.
Fin da bambino sentivo attrazione per questo animale imponente. Io ero piccolo, indifeso e timoroso sulla mia carrozzina di fronte a questo animale enorme ai miei occhi, però mi sentivo uguale a lui perché io senza la carrozzina non mi muovo come lui dentro al box , ho sentito che vivevamo nella stessa trappola ed eravamo molto simili. Così è nato il mio amore per il cavallo e il desiderio di entrare in relazione con lui.
Quando ho compiuto 18 anni ho deciso di tornare a cavallo. Inizialmente avevo un rapporto conflittuale con tutto ciò che riguardava questo animale, in pratica questo mondo metteva in risalto tutto quello che non ero in grado di fare., persino la mia istruttrice, ipovedente, riusciva a farmi sentire ancora più disabile di quello che non ero, ma almeno ha avuto il coraggio di mettermi in sella.
Decisi di mettermi in gioco da solo e riuscii a convincere la mia famiglia a portare a casa un somaro, l’anno successivo, visti i progressi, Rossano Ranch mi regalò un cavallo.
Dalla portafinestra della mia camera vedo la capanna dove Apache il cavallo e Jack il somaro alloggiano e questa stretta vicinanza mi ha permesso di incominciare  un percorso di crescita personale, se da un lato la rabbia per la mia disabilità mi faceva soffrire dall’altra mi ha aiutato a conoscere le mie potenzialità e a sfidare i miei limiti.
E’ luogo comune associare la disabilità alla sofferenza: al dolore fisico e alla infelicità. E’ spesso legata a concetti come “limite”, “terapia” e “pregiudizio” ma anche a quelli di “normalità” e “autonomia”. Per uscire da questa contrapposizione io propongo i concetti di “passione” e “Lavoro”.
Mi sono laureato in Scienze e tecniche della riproduzione animale a Parma con il curriculum  in scienze equine e la mia tesi tratta sulla progettazione di un maneggio completamente automatizzato nella sua gestione, dalla pulizia dei box, allo smaltimento dello sporco, alla somministrazione del cibo ecc…
Mi sono avvicinato alla doma Parelli che credo sia l’addestramento più consono alle mie capacità motorie e con Franco Giani ho fatto due corsi estivi.
La scelta di avere il cavallo in”giardino” è stata quella che mi ha messo in condizione di fare le cose da solo e di superare i miei limiti. I miei progressi hanno stimolato la curiosità del mio amico Andrea Sanfelici e di mettersi in gioco con me e grazie ai ragazzi dello Zoo ranch che mi hanno modificato la sella con uno schienale. oggi  posso  stare in sella e guidare da solo in sicurezza.
La mia sfida è quella di riuscire ad andare oltre ai pregiudizi e agli stereotipi per affermare il mio concetto di normalità che non è fare terapia, attività ludica o essere integrato socialmente, ma realizzarmi professionalmente abbattendo il confine tra disabilità e “normalità”, la mia speranza è che il mondo equestre possa un giorno comprendere questi bisogni e mettere in grado persone come me di poter svolgere questo lavoro anche attraverso il rilascio delle patenti che al momento sono un grande ostacolo da superare.
Il mio progetto per il futuro  è quello di aprire un maneggio, un centro dove poter motivare alla vita persone con e senza problemi così come è successo a me e fare in modo che la nostra peggiore nemica diventi la nostra migliore amica, cosi’ come io sto cercando di fare con la mia disabilità.