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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Emozioni in sintonia nella relazione uomo-cavallo

Ricordo che da bambina nel libro di lettura delle elementari c’era un racconto dal titolo “lo sbadiglio contagioso” e tutti sappiamo e abbiamo fatto esperienza della veridicità di ciò. E’ stata una simpatica coincidenza quando in Fiera Cavalli un intervento è cominciato con uno sbadiglio! Ma è stato tutt’altro che noioso! Alcuni ricercatori dell’università di Pisa hanno presentato un'interessante e articolata ricerca condotta per approfondire lo studio sul contagio dei pattern di comportamento. E’ stata Elisabetta Palagi ad introdurre lo sbadiglio e in particolare di come questo sia contagioso fra soggetti appartenenti alla stessa specie (contagio intraspecifico). Lo studio è stato condotto inizialmente mettendo a confronto Bonobo e Orango in quanto entrambi primati ma i primi esprimono più comportamenti sociali rispetto secondi. Gli studi hanno dimostrato che le risposte del Bonobo sono simili a quelle degli umani. In entrambi la risposta allo sbadiglio generalmente si verifica entro il primo minuto. Quello che è significativo è che la velocità della risposta è associata al grado di intimità della relazione. Il contagio dello sbadiglio fra madre e figlio è più rapido di quella fra soggetti che non hanno una relazione prossima. Questo aspetto mette in evidenza che il contagio si basa su un meccanismo “rapido e inconscio” (Elisabetta Palagi) e può essere inteso come una forma di regolazione emotiva. Lo sbadiglio, infatti, viene considerato come il più semplice comportamento empatico perché implica il riconoscimento dell’emozione che sta provando l’altro a cui viene data una risposta corrispondente. 
Ma cosa accade fra specie diverse? E' possibile il contagio emotivo interspecifico? Se si in che modo? Sono domande complesse e tutt'altro che scontate. Forse chi ha avuto occasione di interagire con gli animali può dare una risposta intuitiva ma i ricercatori pisani, Paolo Baragli e Antonio Lanatà, ci hanno fornito una risposta scientifica. Hanno coinvolto un cavallo e undici  persone  attraverso  differenti livelli di interazione. Nel primo livello non c’era interazione perché il cavallo era nel box e la persona seduta a occhi chiusi. Successivamente cavallo e umano potevano vedersi e annusarsi e infine toccarsi. Per ciascun livello veniva misurata la frequenza cardiaca sia al cavallo che alla persona. Nei momenti di interazione è stato possibile osservare delle variazioni sincrone del tracciato.
Questo studio, che non a caso aveva come titolo ‘Clever Hans un secolo dopo’, ha portato dei dati incoraggianti e sembrerebbe  porre le basi per lo studio comparato dei circuiti neurobiologici dell’intelligenza emotiva.
Comprendere il funzionamento di questi complessi circuiti ci aiuterebbe a capire meglio su quali basi si sviluppano le relazioni e la comunicazione fra umano e cavallo, e più in generale con gli altri animali.
Concludo con un'affermazione può sembrare azzardata e opinabile, ma affermare che l'empatia si basa su meccanismi inconsci e contemporaneamente affermare che gli animali esprimono comportamenti empatici significa affermare che anche gli animali hanno una mente inconscia e che sono in grado non solo di leggere e comprendere i nostri stati emotivi ma anche di dare una risposta congruente. Tuttavia è valida anche la posizione reciproca, ovvero,  anche per noi è possibile non solo comprendere i loro stati emotivi ma anche osservare le cose dal loro punto di vista. Infondo la capacità di cambiare punto di osservazione apre nuove prospettive e nuovi orizzonti e ci obbliga ad uscire dal nostro guscio.