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LA FREQUENTE SEGNALAZIONE di disagi da parte di chi - bambino o adulto - si avvicina per la prima volta al mondo dei cavalli (grande attrazione e ansia per salirci il prima possibile, contemporaneo disagio nel contatto e difficoltà di reggere i tempi di attesa, paura delle dimensioni a distanza ravvicinata, voglia e paura di sporcarsi insieme, paura dell'altezza, vertigini, rigidità nello sguardo e nel bacino, difficoltà di ascolto e di azione insieme) e l'evidente disagio segnalato nel mondo dell'equitazione mi confermano nell'opportunità e nell'urgenza di perseverare nella diffusione di altri modi di leggere la relazione tra persone e cavalli e di sviluppare altre pratiche equestri interessanti per un mercato enorme: quello della genete comune.
Scuola e genitori segnalano nei ragazzi un preoccupante aumento delle aree di disagio nell'attenzione, nella concentrazione e nella comunicazione, con un sensibile calo dell'autostima e della capacità di relazionarsi.
Un numero considerevole di bambini e ragazzi in età scolare segnala ansia e stress nel momento della lettura e/o della scrittura, nell'organizzazione del proprio tempo, nella gestione dello spazio.
In base a uno studio dell'unesco, negli Usa il movimento dei cambini dal terzo al 17esimo anno di vita diminuisce del 75%; nella stessa proporzione diminuiscono i rendimenti scolastici e aumentano le difficoltà di apprendimento.
Iperattività e dislessia sono i 'nuovi disagi' della nostra società ormai ampiamente riconosciuti.
Tutto questo sembra riconducibile o comunque accompagnato da una scarsa armonizzazione dello schena corporeo (destra-sinistra, alto-basso, davanti-dietro) e degli organi di senso (occhi e orecchie in particolare) spesso legati, oltre che a particolare orientamenti e predisposizioni 'familiari', a un mancato gattonamento e all'assenza di esperienze fisiche spontanee nella prima infanzia. Ogni successiva forzatura nel guardare, sentire, muoversi comporta ulteriore stress e induce posture innaturali di compensazione che si stabilizzano nel tempo e si trasformano in veri e propri blocchi di apprendimento o, sul altri fronti, in blocchi relazionali con gli altri o con se stessi. Ogni pratica sportiva, orientata alla tecnica e al risultato più che alla persona, invece di facilitare il movimento e lapprendimento rischia di accentuare i disagi latenti e di perdere per strada chi più ne avrebbe bisogno.
L'esperienze dei Brain Gym tra i cavalli, orientati tra ai bambini e alle famiglie, possono rappresentare una nuova frontiera nel mercato del turimo equestre per tutti.
Brain Gym tra i cavalli è l'arte di educare al gioco e al movimento attraverso il fascino del cavallo nella logica del rispetto e del benessere per le persone, gli animali e l'ambiente, all'interno di un contesto pedagogico facilitante fatto di tempi, spazi e regole coerenti. Il fine è che le persone tutte, nessuna esclusa, siano messe in grado di affrontare le proprie barriere con i propri tempi nei tempi e negli spazi di tutti. Sviluppato negli anni '80 dal dr. Paul Dennison psicopedagogista e ricercatore nell'alnito dell'eduzuione e del movimento e fondatore della kinesiologia educativa, Brain Gym è stato riconosciuto nel 1991 dalla National Learning Foundation copme uno degli approcci miglioai al training dell'apprendimento.
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