Si dirà che non si può prevenire un comportamento scorretto da parte di un atleta o del suo team. Giusto. Quello che si potrebbe fare però è rendere quanto accaduto di dominio pubblico perché, si sa, la riprovazione sociale di un comportamento è già di per sé uno stimolo sufficiente a non ricadere nell’errore e soprattutto a fare in modo che altri non vi incorrano.
Invece il silenzio più assoluto. Un silenzio che dà adito a riflessioni non propriamente esaltanti su chi ha deciso di operare una simile scelta. Si potrebbe pensare che pur di vincere (o di tentare di farlo) si sia disposti a chiudere non uno, ma tutti e due gli occhi su quello che dovrebbe essere il primo impegno etico della Federazione: il benessere dei cavalli. Si potrebbe pensare che la politica della trasparenza sia una bella affermazione da spendere solo in campagna elettorale. Si potrebbe pensare che le dichiarazioni sulla severità della lotta al doping servano soprattutto a fare bella figura con la stampa e nei convegni. Si potrebbe pensare…
Chi scrive si augura che qualcosa accada, che qualcosa venga detto, che qualcosa filtri dagli uffici di Viale Tiziano e vada nella direzione di un reale interesse per le condizioni di vita e di utilizzo dei cavalli. Perché fatti come questi rischiano di allontanare dal nostro sport quanti amano i cavalli trasmettendo un’immagine dell’equitazione come non dovrebbe essere e come in parte fortunatamente non è.



















07/02/2012


