Delfini e lemuri per la pet therapy. Ma i cavalli?

IN PRINCIPIO era la pet therapy: parliamo degli anni Cinquanta e siamo negli Stati Uniti. Partendo dall’osservazione che la frequentazione degli animali domestici – cani e altri - migliora la qualità della vita umana – si (ri)scopre l’acqua calda e si afferma su basi il più possibile scientifiche quanto l’esperienza già conosceva: intrattenere rapporti con altri esseri viventi e prendersene cura fa stare bene anche (soprattutto?) l’umano.
In Europa si guarda ai cavalli: dopo Ippocrate e dopo Churchill (“C’è qualcosa nel fisico del cavallo che fa bene allo spirito dell’uomo…”) la relazione storica e simbolica con gli equini diventa strumento di percorsi riabilitativi psicofisici che nei decenni si fanno via via più mirati e supportati dai dati. Più recente l’onoterapia, che valorizza l’intelligenza dell’asino e il suo “stare” dove un cavallo fugge, trasformandone la proverbiale ignoranza e cocciutaggine in serena determinazione.
Poi ci sono i delfini: accreditati dagli antichi come salvatori di naufraghi in difficoltà, questi intelligentissimi mammiferi sono protagonisti anche oggi di proposte riabilitative che si sono mostrati efficaci.
E infine ci sono i lemuri. E’ di pochi giorni fa la presentazione, a Roma, di due progetti sperimentali di pet therapy realizzati da IDI - Istituto dermopatico dell’Immacolata, Bioparco e Zoomarine. Delfini e lemuri sono impiegati a beneficio di bambini autistici.

QUALCOSA sfugge: non si è più volte affermato, anche ai tavoli di lavoro al Centro di Referenza Nazionale, che negli interventi assistiti dagli animali possono essere coinvolti solo quelli domestici e/o da compagnia?
Per quanto intelligente e certamente in grado di interagire efficacemente con l’uomo, il delfino non può essere considerato domestico: il fatto di vivere lui in acqua e l’uomo su terraferma non facilita un contatto stretto e quotidiano tra le due specie, né ha consentito, fino ad oggi, di considerare “domestico” il delfino. Anche alla luce di queste evidenze, in Italia i pionieri della delfinoterapia ne stanno gradualmente abbandonando la pratica.
I lemuri vivono in Madagascar: esotici, selvatici, non domestici. Animale da compagnia? Forse per dimensioni e “accarezzabilità”, ma stiamo parlando di un animale che in natura vive nelle foreste e di cui non si conosce al momento la capacità di interagire con l’uomo o con altre specie. A meno di usare come fonte scientifica due – splendidi - film in cui zebre, leoni ippopotami e giraffe partecipano insieme ai rave coreograficamente animati dai lemuri sudditi di re Julian.
Ma un set (disegnato) non è un setting terapeutico: non basta la presenza di un animale a renderlo terapeutico e il contesto intorno fa la differenza, così come il benessere dell’animale coinvolto.
Il benessere: è compatibile con la cattività, soprattutto per animali non domesticati?
I luoghi: anche ammettendo di impiegare lemuri e delfini per la pet therapy quanti delfinari sarebbero necessari e quanti bioparchi?
I numeri: quanti animali verrebbero coinvolti? In Italia sono almeno venticinquemila ogni anno le persone che si avvicinano all’ippoterapia, i cavalli bastano (nel 2009, dati Aia, gli equini in Italia erano 384mila). Ma i delfini? I lemuri?
 
COSA DICONO al riguardo il Ministero della Salute, il Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli Animali e gli Assessorati Sanità e Politiche sociali della Regione Lazio?
Abbandonando i ragionamenti per assurdo, che senso ha allargare (arbitrariamente) il campo delle attività con gli animali, quando mancano regole per quelle già riconosciute, almeno nella pratica? L’ippoterapia è tra le più diffuse, eppure dopo 35 anni di attività il settore attende ancora una legge e viene chiamato a fornire dati scientifici, in assenza di fondi per la ricerca.
Oggi, mentre si pensa a fare valere le leggi esistenti e ci si attrezza per riempire il vuoto normativo (è di aprile la proposta di legge regionale Miele, nel Lazio), si moltiplicano le esperienze e le sinergie tra realtà affini.
I tempi sono maturi. Forse.

L'AURIGA ONLUS

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09/06/2011 | Cultura
Roma, 21 Maggio 2012
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