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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Dai cavalli del carcere di Bollate
un sostegno ai ragazzi adottivi

I CAVALLI della Scuderia Bollate aiutano ragazzi adolescenti adottivi a ritrovare equilibrio e benessere. Si può imparare molto dalla relazione con un branco di cavalli. Avvicinarli, toccarli, annusarli, condurli, osservare le loro reazioni al nostro comportamento sono esperienze che aprono la porta delle emozioni. Animali possenti, primitivi, istintuali, i cavalli  non hanno sentimenti contrastanti, non giudicano, non tengono conto delle etichette così spesso abusate nelle relazioni e non lasciano spazio a quei comportamenti comunemente in uso quali manipolazione, aggressività e passività. Spinti solo dall’istinto di sopravvivenza vivono nel “qui e adesso”, reagiscono a ciò che succede nel momento, accettano o rifiutano le nostre azioni ed emozioni con la stessa immutata disponibilità, inducendo a farsi carico delle proprie responsabilità e creano un’opportunità di relazione che ogni volta si ripresenta intatta.
Per le sue caratteristiche peculiari, lineari e semplici la “relazione-con-il cavallo” è stata proposta a gruppi di adolescenti adottivi, all'interno del loro percorso di psicoterapia. Questi ragazzi hanno avuto esperienze sfavorevoli (traumi, maltrattamenti, abbandoni, abusi) nella loro vita pre-adottiva le cui conseguenze sono evidenti nella disorganizzazione degli schemi di relazione con le figure di attaccamento e della difficoltà di regolare le emozioni ed i comportamenti.
Riuscire a creare una relazione positiva con il cavallo che sia gratificante per entrambe le parti può dare l’opportunità ai ragazzi di prendere coscienza dei propri sentimenti, delle proprie azioni, del proprio modo di  comunicare, di acquisire determinazione, pazienza, senso di responsabilità, capacità di affrontare la paura e gestire la collera, di imparare la collaborazione e la negoziazione, di verificare in tempo reale le conseguenze dei propri comportamenti, di aumentare la propria autostima.
La conseguenza immediata di un atteggiamento di questo tipo lascia i ragazzi liberi di essere sé stessi, di poter sbagliare, di poter rimediare all’errore, di sentirsi accettati per quello che si è in alcuni casi per la prima volta nella vita.
La costanza, la pazienza, il rispetto continuo e l’impegno che una relazione di questo tipo richiede per essere mantenuta aiuta ad interiorizzare l’esperienza, a farla propria e a far sì che questo stesso modo di relazionarsi si applichi anche nella vita di tutti i giorni.
L’esperienza sarà condotta presso la Scuderia Bollate che si trova all’interno della II° Casa di Reclusione Bollate insieme al branco di cavalli dell’Associazione Salto Oltre il Muro (ASOM), in collaborazione con una psicologa-psicoterapeuta specializzata in psicoterapia relazionale.


FRANCESCA MANCA
PAOLA COMUZZI