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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Cronaca di una notte di magia

Ci mancava solo questa!”
Sospirando chiuse il cofano della macchina e si guardò intorno sconfortato.
La piccola strada di campagna era completamente deserta, ma cosa ci si poteva aspettare la sera del 24 dicembre?
Frequentava quei posti di anni e sapeva benissimo che il primo nucleo abitato distava chilometri: troppi per percorrerli a piedi.
Ma non era per questo che amava tanto quei luoghi?
La sua possibilità di regressione all’infanzia, l’angolo in cui purificarsi dalle spire asfissianti della tecnologia contemporanea.
Sorrise di se stesso.
Già, la tecnologia. Però, accidenti, un telefonino cellulare sarebbe stato molto utile in quel frangente!
“Non importa” sussurrò una vocina interiore, quella che compariva agile e misteriosa nei momenti di difficoltà “quando non ti vedranno arrivare qualcuno verrà sicuramente a cercarti.”
“Sembra facile” brontolò l’altra sua parte, quella razionale “come se tu fossi uno affidabile! Penseranno tutti che all’ultimo momento, come al solito, hai cambiato idea.”
Tanto per fare qualcosa aprì il portabagagli.
Almeno non rischiava di morire di fame.
“Ma di freddo si.” Tuonò il vocione interiore.
“Mica vero” ribattè sommessa la vocina “c’è alcol per un reggimento di soldati, ti scalderai con quello.”
“ E finirai sbronzo e assiderato”
Era sempre la solita storia. Due modi di essere in eterno conflitto a contendersi il dominio sulle sue azioni…e lui lì ad osservarli guardandosi bene dal saper operare una scelta.
Gettò uno sguardo distratto sul sedile posteriore. Da una grande busta di plastica qualcosa di rosso gli fece l’occhiolino. Se ne era quasi dimenticato. L’aveva comprato il giorno prima bighellonando per la città affollata: era il suo regalo di Natale per Sirio.
“Una scelta sconsiderata” aveva stigmatizzato la sua parte razionale “quando mai quel cavallo avrebbe avuto bisogno di una coperta e,soprattutto, quando mai se la sarebbe lasciata mettere, con il caratterino che si ritrovava”
Bè, adesso poteva tornare utile.
La spiegò con una certa cautela. Benché nuova evocò, come per magia, quell’atmosfera di serenità che solo la vicinanza con i cavalli riusciva a trasmettergli. Se l’appoggiò sulle spalle e subito si sentì riconsolato. Ma presto la consapevolezza del buio ebbe il sopravvento.
Doveva fare qualcosa.
Si immaginò inerpicarsi lungo la stradella buia imbacuccato dentro una coperta rossa e…gli venne da ridere. Male che va mi scambieranno per Babbo Natale, peccato non abbia le renne.
“Potrebbe andare bene un cavallo?” chiese alle sue spalle una voce appena venata d’ironia.
Si girò cautamente “E tu cosa ci fai qui?”
“Mi pare evidente sono venuto a prenderti” Vi fu una breve sospensione di silenzio “Non guardarmi con quella faccia stralunata. Non sono un’allucinazione. Prova ad allungare una mano. Come vedi puoi toccarmi”
“Ma Sirio, siamo seri i cavalli non parlano”
“Tranne che la sera di Natale. Ti sei scordato proprio tutto della nostra terra?”
“No, me lo ricordo ancora il rituale di notti come questa. Doppia razione per tutti gli animali della fattoria. Era la tradizione…ma non ricordo più perché lo facevamo”
“ Perché i vecchi sapevano bene che allo scoccare della mezzanotte spettava a  noi animali decidere del vostro futuro. Potevamo gettare la nemesi augurandovi la buona o la cattiva sorte”
“Era quindi un modo per rabbonirvi. Ma dimmi, funzionava d’avvero?”
Senti il muso tiepido del cavallo sfiorargli la spalla
“Dovresti saperlo che siamo dotati di un’ottima memoria”
“E quindi…”
Istintivamente si appoggiò allo sportello semichiuso. Forse il freddo mi sta dando alla testa, pensò, ma dopotutto cosa aveva da perdere?
“ E quindi… non sempre andava come voi speravate, anche se noi animali siamo spesso anche troppo generosi. Ma adesso andiamo, finiremo tutti e due congelati, se non ti dai una mossa. Salimi in groppa che ti riporto a casa. Parleremo lungo la strada”
“Sei sempre il solito…spiegami come faccio a guidarti senza redini né sella”
“ E chi ha detto che tu debba guidarmi. Mi pare che fino a qui sono stato capace di arrivarci da solo. Perché non provi a fidarti della mia disponibilità nei tuoi confronti. Se avessi avuto voglia di disarcionarti mi sarei risparmiato la fatica di arrivare fino a qui.”
“ Va bene. Dimmelo tu cosa devo fare.”
“Semplice: salta su, reggiti forte alla criniera e tieniti ben stretta la coperta.”
“Non ti verrà mica in mente di metterti a galoppare?”
“Lo vedi che sei malfidato. E poi dici che sono io ad essere imprevedibile. Ma come fa un cavallo a fare bene il suo mestiere se non ha la fiducia e la comprensione del proprio cavaliere?”
“Che c’entra la comprensione…” Si interruppe di colpo sentendoli innervarsi. Con un gesto automatico lo carezzò sul collo
“Che hai?”
“Cosa vuoi che abbia. Possibile che dopo tanti anni insieme ancora tu non sia riuscito a capire che odio il buio, le situazioni indefinite, le cose che non conosco. Come puoi pensare che su una strada ghiacciata, in una notte nera come questa abbia voglia di mettermi a galoppare”
“Insomma sono…”
“Molto umano” lo interruppe secco
“E tu pazzo come un…”
“Cavallo, non dici sempre così?” Lo sentì accelerare leggermente l’andatura e subito fu contagiato da un’euforia sottile. Il ritmo del passo, come sempre, ricomponeva la sua unità dispersa. Ebbe voglia di chiudere gli occhi e quasi senza accorgersene le sue braccia si distesero a circondare il collo del cavallo.
“Mi piace sentirti parlare”
“E’ un tuo vecchio sogno di bambino”
“Come fai a saperlo?”
“Sono molte le cose che so di te. Tra noi due a fare lo sforzo di comprensione maggiore sono stato io…nonostante le tue attente letture!”
“Va bene: dimmi dov’è che sbaglio”
“Nel non fidarti del tuo istinto, o forse dovrei dire delle tue emozioni. Nel pretendere che io cada nella trappola della tua falsa sicurezza. Nel pensare che non sappia percepire quando l’angoscia ti si appiccica addosso. Ti illudi ancora di potermi ingannare e non capisci che io invece conosco la tua anima.”
“La mia anima…Ma se non so neppure più di possederne una!”
“Certo che lo sai. Quando siamo insieme a volte sei quasi per toccarla, ma poi ti spaventi e l’incantesimo si spezza”
“Sei tu la mia anima?”
“Io come tutto ciò che ami” Per un attimo vi fu solo il rumore soffocato degli zoccoli sulla neve “ e come tutto ciò da cui spesso fuggi impaurito” sospirò l’animale.
“Non ti capisco”
Capirai, ma dovrai sforzarti di non dimenticare. Questa notte non è stata un sogno, e seppure in silenzio se tu lo vorrai sarò capace di guidarti ancora”. Si interruppe “Ed ora andiamo, non è rimasto più molto tempo”
Si sentì portare via da una vertigine sottile. Non seppe per quanto. Fu il calore del fuoco a risvegliarlo ed il rumore confuso di voci sullo sfondo.
“Si sta riprendendo” Mani, volti, braccia gli si strinsero intorno.
“Che diavolo è successo?” domandò sconcertato
“Questo dovresti spiegarcelo tu. Ti abbiamo trovato a pochi metri da casa. Svenuto. Se non era per i cani che hanno dato l’allarme saresti ancora lì, probabilmente morto assiderato”.
“La macchina” con una mano si sfiorò la fronte “ si è fermata. Poi…” si arrestò confuso “Ma Sirio dov’è?”
“Dove vuoi che sia, nel suo box. Sono passato prima a sistemare il fieno. A proposito ragazzi, chi di voi è riuscito a mettergli quella coperta rossa?”