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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Costruire un’amicizia con un cavallo speciale. Possibile?

Un cavallo alla scoperta del mondo!
Un cavallo alla scoperta del mondo!

Riepilogo delle puntate precedenti.
Qualche tempo fa scrissi una serie di articoli tra loro correlati e sequenziali per Cavallo2000. Nei primi mi sono inoltrato, principalmente, nel concetto di Amicizia (ormai sappiamo di poter utilizzare il termine senza tema di antropomorfizzazioni) tra e per i cavalli; nel farlo mi sono servito di serie ricerche scientifiche e ho consultato fonti autorevoli ma la scintilla che mi ha indotto alla ricerca è stato un video (molto semplice) del Signor Chuck Mintzlaff.
Infatti nei successivi articoli mi sono soffermato maggiormente, come naturale conseguenza, sul personaggio protagonista, Chuck, che questo concetto lo mette in pratica nella vita quotidiana con i suoi cavalli. Non solo, riesce a renderlo fruibile ad altre persone seguendole e supportandole nel loro percorso. Chuck ha codificato una forma pratica di insegnamento che ha denominato Friendship Training.
Si potrebbe dire che il requisito indispensabile sia l’amore incondizionato verso i cavalli, verso il proprio cavallo, intendendo con questo termine la capacità e la volontà di anteporre il benessere del cavallo a 360°, nei suoi vari aspetti fisico, emotivo e quant’altro, al di sopra di tutto il resto e, soprattutto, al di sopra del nostro ego e delle nostre ambizioni equestri. In cambio potremmo conquistare il suo cuore e aprire nuove strade di interazione.
Per poterlo fare, oltre a questo nobile atto di volontà, amore e umiltà, cosa quest’ultima tra gli umani così rara, dobbiamo, per forza di cose, conoscere e riconoscere i bisogni e le necessità dei nostri compagni equini in modo da poterli tenere in giusto conto e quindi garantire loro il maggior benessere possibile, cioè, la miglior vita possibile. Precisazione: non quello che noi pensiamo sia il loro benessere ma quello che effettivamente è. Come? Attraverso una presa di conoscenza e di coscienza seria e ben articolata dell’animale cavallo. 
Mi ha fatto enorme piacere constatare che il primo pre-requisito per poter prendere parte al Friendship Training è la conoscenza di una documentazione di base per la quale viene consigliata una lista di testi e fonti (da cui FT non ha alcun ritorno economico, a volte si trovano gratuite sul web).
Perché mai conoscere il cavallo così a fondo fin da subito? Perché nessun esperto di cavalli al mondo può saperne di più del cavallo stesso! Lo dico con un pizzico di ironia ma non troppa, lo vedremo meglio nel proseguo dei racconti.
Come avevo descritto più in dettaglio negli ultimi articoli, Chuck è un personaggio singolare, fuori dagli schemi e dalle trappole mediatiche del marketing. Il suo operato appare onesto e coerente e, soprattutto, sembra aver trovato quello che sto cercando da tempo: la possibilità di instaurare davvero un rapporto di AMICIZIA sincero con il cavallo, trovare una forma di comunicazione più diretta e intima che riduca barriere comunicative, fisiche e mentali tra umano e cavallo. In una parola, conquistare, senza trucchi, il suo cuore. Questo vale anche per chi di cavalli ne mastica da una vita, legge, si documenta, pratica una buona equitazione e, praticamente, ci vive insieme.
A questo punto vi era un’unica soluzione: provare in prima persona, abbracciare l’FT senza mezze misure.
Si dà il caso però che io abbia uno spirito molto pragmatico, assai critico, talvolta cinico, che mi ha spesso complicato la vita e portato fuori da confortevoli soluzioni di comodo. Perché devo sempre verificare, capire, sfatare, sperimentare, dubitare, e così ho fatto anche con Chuck.
Il prezzo da pagare di questa scelta è piuttosto alto, sia in termini emotivi, di cambiamento e, non ultimo, economici. Non è facile rinunciare ad una posizione costruita con abnegazione e pazienza e ricominciare, ancora una volta, tutto da capo, rimettere tutto in discussione. Ma solo provando in prima persona mi sarei reso conto e avrei ottenuto le risposte, positive o negative che fossero.
Approfondendo e praticando in prima persona l’FT mi sto rendendo conto che definirlo metodo o programma è di per sé riduttivo e quasi fuorviante. In realtà si va ad abbracciare – se davvero vogliamo percorrere questa strada – una vera e propria filosofia esperienziale e di vita. Con delle solide basi di conoscenza, però!
Ma c’è anche un’altra ragione che mi ha spinto a questa scelta e tocca corde più personali. Come spesso accade in questi casi tale ragione ha un nome, anzi due: Green e Caterina. Caterina è diventata la mia compagna di vita e Green il suo cavallo…
Ho passato tanto tempo a cercare di comprendere e aiutare cavalli traumatizzati, incompresi o semplicemente smarriti ma con Green le cose erano diverse. Ex-trottatore con un passato da dimenticare Green non voleva aprirsi con nessuno, tanto con gli umani (comprensibile) ma neanche con gli equini: sembrava prigioniero in un mondo tutto suo. Né la gestione naturale, quindi spazi ampi, un gruppo di elementi solidi che volevano accoglierlo a braccia aperte, alimentazione adeguata e cure né una buona dose di pazienza, nel tentativo di non mettere pressioni di sorta, sembravano riuscire a scalfire più di tanto la sua corazza, e il tempo passava.
Non era tanto la potenziale pericolosità di Green, o le difficoltà nella sua gestione a preoccupare, quanto piuttosto la sua chiusura al mondo. Quello che può essergli successo nel suo passato di trottatore abusato forse ha causato danni irreversibili.
Con un po’ di manualità, qualche tecnica all’occorrenza e un po’ di buon senso si poteva senz’altro tenerlo “a bada” e anche “fargli far qualcosa”, magari qualche semplice passeggiata o qualche pattern di movimento ma quegli occhi tristi e l’assenza di espressioni positive erano demoralizzanti; Green, come ogni cavallo, merita di più!
Le mie ultime letture e i video utilizzati per la stesura degli articoli menzionati prima mi risuonavano in testa di tanto in tanto, come un richiamo. Era un’idea che mi balzava in mente. L’approccio non convenzionale, a volte spiazzante di Chuck, completamente differente da qualsiasi altro metodo o programma in circolazione era l’unica possibile soluzione così, un bel giorno, abbiamo deciso di saltare sulla barca: Caterina avrebbe fatto il programma FT con Green, io con un altro cavallo e… per cercare di capire e magari sposare l’FT. Costi quel che costi.     
Caterina racconterà la sua storia con Green e le prime esperienze di FT in prima persona (si potranno leggere nel prossimo articolo) e poi anch’io racconterò le mie esperienze di apprendimento in divenire.