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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Cavalli sul web: chiacchiere, divulgazione scientifica e dinamiche commerciali

Dopo la pubblicazione dell’articolo scritto per Cavallo2000 in cui presentavo la Friendship Training di Chuck Mintzlaff alcuni lettori mi hanno scritto, anche se in termini diversi, sulla medesima tematica: la difficoltà ad orientarsi e discernere di fronte al mare magnum delle tante informazioni che si incontrano soprattutto in rete. E così, magari dopo qualche brutta esperienza, sottolineavano il fatto che spesso quel che appare… non corrisponde poi al vero. Insomma, le parole (e i video) non corrispondono ai fatti.
Allora mi sono soffermato su Facebook per avere un riscontro in tal senso e mi sono imbattuto in una moltitudine di spot, molti dei quali veramente accattivanti (se non fossi stato – lo ammetto – già parecchio prevenuto): belle foto, video professionali e bella grafica. Approcci, scuole, metodi (quasi tutti “nuovi”) invitano alla formula perfetta di Comunione umano-cavallo; la maggior parte di questi “nuovi” approcci propone parole-chiave come naturale, etico, etologico, scientifico, ma anche libertà, spiritualità, armonia, gioco e tanti altri termini che evocano nella mente immagini decisamente suggestive.
A questo punto mi sono calato nei panni di un novello proprietario di cavalli, pieno di buone intenzioni e speranze, che voglia fare un percorso in armonia (appunto) col proprio cavallo. In che direzione rivolgersi? Cosa prendere per buono a livello informativo? Come capire poi a chi ‘affidarsi’?
Ecco che il nostro potenziale Appassionato può trovarsi un po’ smarrito.
Di certo in rete si possono trovare anche contenuti seri e di più chiari intenti informativi ma questi ultimi, numericamente molti di meno, normalmente hanno meno visibilità e, comunque, diventa difficile riconoscerli. D’altra parte l’area marketing e promozione e quella della documentazione seria sono due aree ben distinte che quasi mai si supportano a vicenda.
La tendenza ultima sembra essere quella di voler “giustificare” o qualificare come etologico, naturale o scientifico il proprio operato, il tutto confezionato a puntino con tanto di sigillo dell’esperto di turno munito di qualifica. A guardar bene però, la presentazione di molti contenuti didattici, anche quando classificati o presentati come scientifici o etologici si mescola quasi inestricabilmente con intenti commerciali, di promozione o, al limite, con opinioni personali.
La divulgazione del pensiero scientifico ed etologico dovrebbe essere ben distinta da chi, per veicolare o promuovere un proprio pensiero o prodotto o strategia, invece lo camuffa con elementi scientifici estrapolandoli da altri contesti con una certa superficialità o disinvoltura. Gli intenti sono ben diversi. Del resto la reputazione di un etologo o ricercatore dovrebbe dipendere proprio dall’obbiettività e non-contaminazione delle proprie osservazioni e dei dati raccolti.
È un atteggiamento che denota una grave mancanza di onestà intellettuale per la quale chi pensa di avere i titoli e la competenza per fare divulgazione scientifica seria lo faccia senza secondi fini. Chi fa questo tipo di proposte dovrebbero altresì tenere in considerazione che quello che dice potrebbe essere preso alla lettera o magari un po’ troppo alla leggera da chi, senza le necessarie basi, segue le indicazioni dell’esperto senza le dovute cautele. È pericoloso, soprattutto se di mezzo ci sono i cavalli!
Questa tendenza che ad alcuni potrebbe apparire come una ingenua esagerazione o licenza commerciale è invece, a mio modesto avviso, un aspetto molto importante e tra i più delicati che sottende a dinamiche pericolose: la manipolazione, banalizzazione o, semplicemente, la confusione generata dall’informazione diffusa. In particolare i social si prestano particolarmente bene a questo tipo di situazione, anche perché possiamo tranquillamente affermare che la scelta di un metodo o di una scuola sia principalmente basata sull’impatto e l’appeal emotivo.
Ma torniamo al nostro Appassionato alle prese con la scelta: così tanti metodi e tendenze… ma davvero il sistema di addestramento o educazione di cavalli (e persone) sta cambiando così in fretta e assume connotati così diversi come tutte queste “nuove” correnti fanno pensare? In effetti, considerando che il cavallo sembra sia stato addomesticato sui 5.000 anni fa, ne dovrebbero essere cambiate di cose! Oppure no, sono cambiate solo le confezioni?
Di certo è cambiato il vocabolario: termini quali “natural”, join up, seven games, clicker training, doma dolce, etica, etologica, naturale e via dicendo sono termini che affascinano e permettono una immediata identificazione con il trainer o il metodo di riferimento.  Sono cambiate le forme e le misure dei contesti, ma i contenuti, il famoso “metodo”?
Proviamo a rispondere a questa domanda applicando i fondamenti della “teoria dell’apprendimento”, teoria che già molti di voi conosceranno e che, ultimamente, campeggia spesso in molti siti che trattano di addestramento ed equitazione.
Per motivi di spazio dovrò per forza tralasciare alcuni importanti aspetti ma brevissimamente: per mettere in atto un comportamento un animale deve avere una motivazione che lo induca a farlo; tale motivazione viene classificata come Rinforzo o Punizione. I Rinforzi fanno sì che un determinato comportamento possa essere ripetuto con più probabilità mentre le Punizioni che possa essere ripetuto con minor probabilità. Inoltre, gli stimoli sono classificati come “positivi” o “negativi” anche in senso matematico, cioè aggiungo o tolgo uno stimolo.
In particolare sono i Rinforzi che determinano il cosa e il come i cavalli apprendono da noi, sono i mezzi primari con i quali modelliamo o modifichiamo il comportamento equino. I Rinforzi, volenti o nolenti, sono alla base di pressoché TUTTI i metodi in circolazione. Ora, tutti questi nuovi metodi a cosa si rifanno principalmente?
Rinforzo negativo. Difficilmente si sente adoperare questa espressione vero? Forse perché il termine ‘negativo’ potrebbe avere un impatto deleterio sul pubblico o gli studenti. Il rinforzo negativo viene classicamente definito come la cessazione di uno stimolo negativo. Importante: tale cessazione non è una Ricompensa! Non può esserlo.
Il rinforzo negativo viene spesso utilizzato dai trainers nella forma di pressione crescente o decrescente (che può prendere anche il nome di pressione/rilascio, comodità/scomodità, aggressivo/passivo eccetera); utilizzando la postura giusta e alcuni segnali del corpo susciterà prevedibilmente le risposte volute. L’abilità del trainer nell’ottenere la sottomissione o obbedienza del cavallo, spesso porta la gente a credere che il trainer parli davvero la lingua Equus, come ci viene detto, quando invece il cavallo sta rispondendo a una pressione.  Così come si fa da sempre!
In realtà tutta la così detta natural horsemanship intesa come equitazione naturale funziona prevalentemente attraverso l’applicazione del Rinforzo Negativo. Non stiamo giudicando, solo constatando.
Certo, non ce la possiamo cavare così facilmente! Perché c’è modo e modo di utilizzare e rilasciare una pressione (un bravo trainer dovrebbe utilizzare sempre un livello molto basso di pressione) ed è pur vero che ci sono altri fattori di cui tener conto, per esempio il contesto, delle persone più o meno pazienti intorno, il tempo più o meno tiranno a disposizione e numerose altre variabili. Però, per il momento, ci interessa solo il concetto di base.
Rinforzo Positivo. Al contrario del precedente, sono in tanti quelli che dicono di rifarsi al Rinforzo Positivo, che senz’altro suona meglio anche etimologicamente.
Certo, se rimuoviamo la paura della conseguenza di certi errori si capisce come il R+ aumenta la motivazione a tentare e a cercare nuove opzioni. In questi casi i comportamenti indesiderati dovrebbero essere perlopiù ignorati.
Peccato però che, a meno che il cavallo non sia completamente libero e senza alcuna forzatura e imposizione (e anche qui ci sarebbe da discutere parecchio) il trainer o l’educatore adotterà, per forza di cose, anche il R-, magari per stimolare o manipolare il comportamento che intendono premiare. Tutti i metodi che dicono di utilizzare solo il R+ in realtà utilizzano anche, in misura più o meno ampia, anche quello negativo (incluso il clicker training) magari inconsapevolmente; fa eccezione il così detto free-shaping che lavora sul comportamento liberamente offerto dal cavallo ma per ora non fa al caso nostro. Attenzione! Il R+ non deve essere confuso con una specie di ‘corruzione’ o trucchetto: ti do una ricompensa, perlopiù cibo, per ottenere il comportamento desiderato.
Punizione positiva e negativa. Non prenderò in esame in questa sede il concetto di punizione sperando nessuno di chi legge la adoperi, almeno non intenzionalmente; vorrei però spostare l’attenzione sul fatto che, si può usare e, spesso si usa, un certo tipo di punizione anche senza esserne consapevoli o senza accorgercene. Per esempio, un metodo così conosciuto come il Join Up di Monty Roberts che, fondamentalmente, si basa sul mandar via un cavallo con talune modalità in un ambiente ristretto e innaturale. Potremmo chiederci: isolare un cavallo in un recinto, stimolare di proposito la sua risposta di fuga/paura ed utilizzare continuamente alti livelli di pressione lascia qualche possibilità di scelta al cavallo? Non potrebbe forse essere considerata una forma di punizione? Se il cavallo non ha altra chance alla fine che sottomettersi a noi, possiamo davvero dire che il cavallo ha scelto di creare un legame con noi? Oppure che ci ha scelto come leader? Direi di no.
La prossima volta che guardiamo uno di questi video così ammiccanti, cerchiamo di capire se è davvero una speciale energia interiore o un legame profondo ad indurre il cavallo a comportarsi in un certo modo o semplicemente una pressione magari magistralmente esercitata.
Ho riportato solo alcuni esempi in modo certamente non organico per mostrare che spesso, nel mondo dei cavalli, quel che appare, quel che viene detto o addirittura sbandierato…. non è! Forse molti di questi maestri e trainers non sono molto chiari: dicono di parlare il linguaggio Equus dei cavalli, di amarli e di essere sempre dalla loro parte, ma così facendo succede invece che ascoltiamo loro e smettiamo di ascoltare i cavalli e ci precludiamo diverse possibilità.
Conclusione.
Ovviamente quanto detto finora non tiene conto della sensibilità, l’empatia, le capacità del trainer o della persona di cavalli con cui abbiamo a che fare, fattori forse altrettanto importanti quanto quelli della scelta di un metodo o di una scuola; non stiamo parlando di questo. In fin dei conti è una scelta che pertiene alla sfera individuale di ciascuno, perché vogliamo tutti cose diverse dai cavalli, abbiamo obiettivi diversi e visioni diverse; semmai troppo poco spesso ci chiediamo cosa vorrebbero, davvero, loro. E per farlo dovremmo conoscere almeno le loro necessità e caratteristiche di specie, e poi le loro individualità.
Quello di cui si sta parlando qui è di come essere più consapevoli (nei limiti del possibile) in modo da fare scelte più oculate e con cognizione di causa, per noi e per il nostro cavallo. E una delle poche armi che abbiamo per fare luce in questo marasma è quello di conoscere il più possibile, spostando la nostra attenzione sull’animale cavallo che, a differenza dell’umano, non mente.
Se davvero vogliamo bene ai cavalli dovremmo trovare l’umiltà di accettare il fatto che ci sono ancora tante cose da scoprire, e che abbiamo tanto da imparare, non solo per quanto pertiene al comportamento equino ma anche a quello umano. C’è bisogno di mettere da parte un po’ di Ego e lavorare di più per il benessere a 360° di tutti gli equini.
Personalmente, dopo tanti studi, sperimentazioni ed errori, sono arrivato alla conclusione che un vero cambiamento di paradigma e intento da parte degli addetti ai lavori non c’è mai stato; e che non c’è poi così tanta differenza tra tutti questi “nuovi” metodi. Chi cerca davvero una strada diversa nei contenuti piuttosto che nella forma, più profonda, si accorgerà ben presto dei vuoti e delle lacune lasciate da questi percorsi, se vorrà.
Esistono alcune realtà fuori dal coro; in alcuni casi un po’ sbilanciate, per esempio persone con intenzioni giuste e cuore ma senza alcune importanti conoscenze o, viceversa, persone di talento e custodi di conoscenze ma il cui ego fa passare in secondo piano l’attenzione verso il cavallo e così via. E ci sono rare eccezioni che possono fare il caso nostro, e perseverando, si trovano. Buona ricerca!