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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Cavalli spariti, Animaequina chiede alle istituzioni di attivarsi

Chapman uno dei cavalli in affidamento - foto di Laura Panno
Chapman uno dei cavalli in affidamento - foto di Laura Panno

AnimaEquina onlus.comunica “Siamo arrivati a un punto in cui possedere o detenere un cavallo è diventata un’impresa difficile e quasi sempre negativa. Le numerose anagrafi equine oggi presenti, viaggiano in parallelo e gli uffici preposti alla gestione delle suddette, spesso “brancolano nel buio”, improvvisando regolamentazioni regionali o provinciali tutti particolari, quando invece ci sono normative a livello nazionale ed europeo ben precise da applicare e che determinerebbero comportamenti e richieste uniformi.
Se a questo aggiungiamo che le ONLUS che si prodigano per tutelare i diritti di questi animali completamente ignorati, devono subire pressioni e minacce a causa di una burocrazia ingombrante e perfettamente semplificabile, il quadro è completo.
Il giorno 10 del corrente mese in zona Cerveteri sono “scomparsi” altri due nostri cavalli regolarmente registrati al Ministero area galoppo e area sella, e siamo certi che, come è accaduto l’anno scorso per Skizzo, la nostra denuncia finirà alla deriva tra disinteresse e rimbalzi di responsabilità e nessuno ci dirà mai ufficialmente che fine hanno fatto le due povere cavalle .
È triste lavorare ogni giorno così, come volontari lasciati soli, e sapere che nonostante si faccia il possibile per legalizzare la posizione di decine di cavalli ogni anno abbandonati a se stessi o in mano a disonesti e macellai, nessuno mai appoggerà le nostre fatiche né economicamente né in caso di emergenze come quella accaduta qualche giorno fa e fra questi soprattutto lo Stato. Anzi, continueremo a combattere, senza capirne il perché, con funzionari, autorità locali, amministrazioni e uffici preposti, come se lo Stato non fosse un alleato di tutti quei volontari che quotidianamente lottano per difendere una causa sacrosanta e cioè quella di proteggere gli animali sfruttati, maltrattati e infine gettati nella discarica come biciclette rotte.
Lo Stato sembra ignorare che senza i volontari chi si occupano di settori “deboli” (persone disabili, in difficoltà, senzatetto, animali etc…), tutte queste realtà diventerebbero immediatamente di sua competenza, con un aggravio di costi e dispendio di energie e risorse che lo Stato sembra non avere.
Questo sfogo perché dopo 9 anni di duro lavoro nulla, infatti, è cambiato. La speranza di un maggiore appoggio dell’apparato pubblico e di un miglioramento nella gestione di questo triste e spaventoso settore, continueremo ad averla, ma di ritrovare le nostre due cavalline abbiamo forti dubbi.