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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Cavalli aggressivi, concentriamoci sulle cause più che sugli effetti

Nella mia esperienza ho avuto modo di incontrare alcuni cavalli che manifestavano più o meno evidenti comportamenti di aggressività.
Posso dire che oggi, rispetto ad anni fa, mi approccio al problema in maniera completamente differente e con risultati migliori, senza dover quasi mai avere un conflitto con il cavallo in questione. Vorrei condividere alcune riflessioni a riguardo.
I cavalli possono manifestare atteggiamenti aggressivi nei confronti dell’uomo in due casi: come risposta a un disagio o per sottomettere e provocare . Posso affermare che il primo caso spiega quasi la totalità di tali comportamenti mentre il secondo riguarda pochissimi cavalli, in particolare stalloni (non tutti) e cavalli che cercano di rivestire questo ruolo.
Nella mia esperienza ho capito che la seconda tipologia è  più rara della prima. Diverse volte ho scambiato importanti manifestazioni di aggressività come tentativo di imposizione da parte del cavallo, spesso sbagliando. Oggi valuto la cosa molto diversamente. 
Il cavallo “ dominante” per estinguere il comportamento aggressivo necessità  di comprendere che le possibilità di discutere con noi sono pochissime e in quelle rare occasioni non ha nessuna possibilità di sentirsi vincitore. Non è possibile entrare nei particolari in un articolo, è  sconsigliabile fare sperimenti con  questi cavalli, sono casi rari e difficili con i quali solo persone preparate e  capaci di rivestire il ruolo di leader dovrebbero avere a che fare . Se si diventa aggressivi, prevenuti, oppositivi o spaventati con questi cavalli la loro aggressività si trasforma in frustrazione che può trasformarsi in ulteriore aggressività nei nostri confronti o, se repressa, manifestarsi come problemi psicosomatici. Nella mia esperienza non fa di noi un leader tanto la capacità di vincere un conflitto quando la capacità di non ricorrere nel conflitto stesso.
Cerchiamo  invece di comprendere il cavallo aggressivo perché a disagio, quasi la totalità dei casi.
Un cavallo può essere a disagio per varie ragioni :
• Impossibilità di esprimersi nei suoi bisogni di esplorazione, movimento e socialità perché la gestione non lo permette.
• Incomprensione di quello che gli viene chiesto.
• Dolore nell’essere cavalcato, disagio perché fuori equilibrio o asimmetrico, eccesiva difficoltà dell’esercizio.
• Frustrazione perché incompreso o represso nei suoi comportamenti. Un esempio tipico è  il cavallo estroverso ed estremamente interattivo che se represso nel suo comportamento nella relazione con noi comincia a morderci ogni volta che gli siamo vicino o nelle pause.
• Paura, insicurezza o sfiducia nella nostra leadership.
• Traumi passati.

In tutti questi casi  il tentativo di reprimere il comportamento non funziona perché o conferma le paure del cavallo o peggiora il senso di malessere e incomprensione,  la frustrazione aumenta , il cavallo diviene più aggressivo o molto facilmente psicosomatizza  (..quanti problemi gastrici, attività sostitutive.. ) se non si comprende la vera causa della sua aggressività o più in generale del suo malessere.
Riporto tre esempi di cavalli estremamente aggressivi che mi sono capitati, uno molto tempo fa e due molto recenti a uno dei miei stage.
Primo caso (2007): giovane stallone dominante, molto aggressivo che avevo in addestramento. Ho cercato di reprimere il comportamento  per mesi con mezzi anche molto forti . Cercavo una sottomissione del cavallo ma per quanto applicassi tecniche specifiche non avevo risultati se non il peggiorare del comportamento . Il cavallo aveva imparato a caricarmi e in questo aveva un successo del cento per cento. Mi feci aiutare da un professionista specializzato senza benefici duraturi. Cominciai il lavoro di ginnastica in sella senza aver risolto il problema a terra. In poche settimane il comportamento si estinse.  In questo caso l’incomprensione era data da un senso di malessere e disagio quando veniva cavalcato. Il cavallo in questione aveva una grande autostima e un livello di sopportazione del disagio molto basso. Anche in questo caso, posso ora affermare che se fossero state analizzate le cause piuttosto degli effetti non sarebbe stato necessario l’inutile scontro.
Secondo caso (2017) : cavallo estroverso di 19 anni . Questo cavallo è  stato ostinatamente usato per la scuola dei principianti sin da giovane. La sua esuberanza e voglia di interagire ha causato frustrazione e paura in chi doveva avere a che fare con lui, trasformando questa necessità di socializzare in stress a causa del tentativo di repressione con le punizioni.  Si è  tentato di reprimere per anni il comportamento portando a un vero e proprio condizionamento agli occhi del cavallo: interazione con l’uomo -critica-risposta aggressiva . Quando mi è  stato chiesto di affrontare il problema non era possibile stare vicino al cavallo senza essere morsicati in un misto di gioco e disagio causato dal detto condizionamento. In un ora di interazione in libertà in cui lasciavamo avvicinare il cavallo solo se gentile, allontanandoci ad ogni sintomo di aggressività,  senza mai respingerlo ne criticarlo, facendo leva sul suo desiderio di socializzare, è  stato possibile stargli accanto e fare le prime carezze senza essere morsicati ne vedere atteggiamenti di stress.
Terzo caso (2017) : cavallo insicuro, sfiduciato nel confronti dell’uomo, impossibilitato dalla gestione ad esprimersi naturalmente.  Questo cavallo, enorme, per paura ha imparato ad aggredire le persone, queste reagiscono con paura, rabbia e sconforto, involontariamente confermano le paure del cavallo che diviene ancora più aggressivo. Abbiamo osservato il cavallo libero in rettangolo per dedurre queste conclusioni sul suo comportamento , dopo una prima interazione con lui in cui gli si chiedeva solo di condividere lo spazio abbiamo fatto esercizi per rinforzare la fiducia nel nostri confronti e il suo senso di sicurezza. Siamo solo all’inizio ma in meno di un ora il cavallo si faceva accarezzare la  fronte senza aggredire.
Penso che ancora una volta sia facile cadere nell’errore di  trattare gli effetti invece delle cause, penso anche che se nel nostro percorso incontriamo frequenti casi di aggressività o ansia da parte del cavallo dovremmo chiederci cosa stiamo sbagliando. Ho riportato tre esempi estremi che fanno riflettere ma vorrei che le persone imparassero a non ignorare i primi sintomi di disagio da parte dei cavalli, prima che sia tardi e divengano gravi.
 Quanto devo ringraziare quel piccolo stallone, è  stato forse lui a dare inizio in me a un modo di pensare completamente differente.