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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Cavalli a Roma, quando la pittura accarezza il cavallo!

Clarissa Lionello ed Umbria durante la loro performance
Clarissa Lionello ed Umbria durante la loro performance

Arrivano da lontano, queste « tele-coperte » in tessuto di jean protagoniste della kermesse equiartistica HORSE PAINTING, che si è svolta all’occasione dell’inaugurazione di CAVALLI A ROMA, lo scorso 15 febbraio.
Vengono dall’altra riva del Mediterraneo, dove crescono i datteri nelle oasi e, come i tappeti magici della favola di Aladino, hanno «volato» dalla Tunisia per atterrare sulle poderose groppe di Umbria e Gigio, due giganti buoni, razza CAITPR, da 9 quintali l’uno.

La bellissima e inedita esperienza vissuta, in prima persona, dall’insegnante di pittura e disegno Clarissa Lionello, che ha espresso la sua arte dal vivo sulla cavalla Umbria,  riassume  gli intenti di questa attività equipittorica che comporta il coinvolgimento di un animale sensibile ed empatico come l’equino. Il suo specifico ed elaborato linguaggio corporeo pone, infatti, l'artista in un'interazione interspecifica che lo porta a sviluppare modalità espressive nuove, poliedriche, uniche nel suo genere.

Il padiglione SLOWLIFE, il nuovo format a misura di Cavallo in grado di coinvolgere in maniera biunivoca il pubblico, è stato teatro di una performance nata e ideata dall’associazione tunisina Centre Hippique Mahdia, costantemente alla ricerca di interventi e interazioni non invasive con il cavallo, in stretta  collaborazione con l’associazione torinese A.S.SE.A. Onlus di Moncalieri.

«Durante la pittura,  il gesto della pennellata era influenzato dalla consapevolezza di "accarezzare "il cavallo – confessa Clarissa Lionello, l’artista padovana che ha aderito a questo progetto – un atto percepito in maniera molto forte. Più che un tocco, un vero e proprio collegamento. Mi veniva naturale accarezzare e parlare con la cavalla durante la pittura. Nel frattempo, mi accorgevo che lei mi osservava, mi ascoltava e guardava con curiosità quello che stavo facendo, in un’interazione continua. Sono grata a Umbria, la cavalla che mi ha accompagnato in questa avventura con pazienza e fiducia, permettendomi di vivere un'esperienza unica per il coinvolgimento diretto di un essere vivente. È una sensazione difficile da spiegare. È un’esperienza rasserenante che ti porta uno strano sorriso dentro».

Questo «cavallo-cavalletto», mobile e imprevedibile, va ben oltre la semplice funzione di supporto e consente all’artista di entrare in relazione con l’identità specifica di un eccezionale mediatore emotivo come il cavallo.

«Dovevo tener conto del suo stato d'animo e le facevo annusare il pennello che tenevo in mano. Era interessante interagire con la cavalla, che ha risposto con pazienza e docilità, comportamento di cui le sono grata. In fondo, le pennellate, soprattutto quelle più pesanti e lunghe impresse sulla coperta, sono state fatte come una carezza, un momento di unione tra noi, che ha generato piacevoli sensazioni in ritorno. All'inizio ero un po' intimidita, non perché non conosca i cavalli, ma perché era molto strano dipingere su una superficie che si muove, creandomi un «disturbo di ispirazione artistica». Poi mi sono abituata al suo movimento e non ho più avuto problemi. Anche la coperta che, all'inizio, non stava liscia ma presentava delle pieghe, non mi ha più infastidito: ero galvanizzata dalla bellezza dell'esperienza. Superata la prima mezz'ora, non mi sarei più fermata: le due ore a mia disposizione sono incredibilmente volate in questa esperienza bellissima».

Le coperte arrivate dalla Tunisia hanno portato una ventata di magia nel padiglione SlowLife a Roma: un incantesimo che ha catturato l'artista e gli spettatori, regalando serenità e piacevole benessere attraverso il corpo di due meravigliosi cavalli da tiro.