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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Capannelle, cavalli e ragazzi in un progetto innovativo

Cos’è il recupero parallelo? È il nome di un progetto, di una visione del mondo, è l’incontro di due realtà che si intersecano e si completano a vicenda in un’attività equestre basata sulla reciprocità e sullo scambio, dando vita alla magia della relazione con il cavallo. 

Due realtà: ragazzi ospiti in comunità di accoglienza e cavalli purosangue a fine carriera. II primo gruppo formato da ragazzi con disagi sociali ed emotivi, che hanno un vissuto traumatico, il secondo da cavalli purosangue ritirati dalle corse e ri-addestrati ad un attività più blanda. Per entrambi la necessità di una rielaborazione quasi parallela delle proprie zone di comfort e delle proprie competenze. Quale è l’obiettivo di un progetto di questa natura e, soprattutto, perchè può funzionare? 

Sono molti e importanti i rapporti che l’uomo può instaurare con il mondo animale, ma quello con il cavallo riveste un significato particolare sia dal punto di vista psicologico che educativo. L’indole sostanzialmente timida e disponibile di questo erbivoro dalla struttura fisica imponente, lo rende attore e “maestro”di un tipo di rapporto di mutua complicità. Il cavallo è in grado di far sentire il ragazzo pienamente accettato, ma richiede il rispetto “dovuto”. Un atteggiamento che non consente strumentalizzazioni visto che per instaurare la relazione occorre usare un linguaggio molto particolare, cioè quello della non violenza.

 Per relazionarsi con il caval lo, insomma, occorre... saper mediare e controllare le proprie tendenze aggressive proprio perché interagiamo con una preda ipersensibile a qualunque atteggiamento ed a qualunque postura che evochi il dominio. 

Una domanda però si pone: perché scegliere un ippodromo per mettere in atto questo tipo di attività riservata ai ragazzi? Perché l’ippodromo raggruppa una serie di elementi unici nel suo genere: 

• il contesto nel quale si svolge l’avvicinamento al cavallo offre molteplici possibilità di riflessione e di identificazione; • l’ambiente con i suoi spazi aperti, l’incontro con i cavalli “lavoratori” i fantini e gli allenatori consentono di intravedere ampie possibilità di lavoro e di integrazione; 

• in un ippodromo ci si può sentire parte di una possibile attività futura e pensare alla propria formazione per lavorare in questo ambito. Tutto ciò, in un maneggio strutturato verso un’economia di alto livello, risulta molto meno raggiungibile . L’ippodromo racchiude ancora la magia di sviluppare un possibile progetto di vita rivelandosi il contenitore di sogni possibili