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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Buon compleanno, Sir Connery, cavaliere dello schermo.

Pochi giorni fa Sir Sean Connery ha compiuto novant'anni. E noi  vogliamo ricordarlo non nei panni dell'agente segreto 007, creato da Jan Fleming, ma piuttosto per alcuni film - uno in particolare - in cui montava a cavallo con grande spolvero. Insomma, non se la cavava niente male, anche e soprattutto in virtù della sua forza d'attore. Connery, che ha smesso di lavorare una quindicina d'anni fa, ha traversato mezzo secolo di cinema, si è misurato con  il personaggio di un superuomo di massa come  James Bond ( la definizione è di Umberto Eco), senza però mai scivolare nella maniera o nel ridicolo. Perché? Ce lo ha spiegato assai bene, in una  nota che trovate sulla  sua pagina Facebook, quell'acuto osservatore di faccende cinematografiche che è Guido Barlozzetti ( lo abbiamo visto per molti anni nella prima mattina di Raiuno e nelle cronache del cinema da Venezia): il fatto è che Connery non ha mai dimenticato di condire le sue interpretazioni con una buona dose di autoironia. Che gli ha permesso di traversare indenne ogni machismo e  l'ha accompagnato nel cinema come nella vita. Il primo film "equestre" di Connery  che ricordiamo in queste note è del 1975, si intitola "Il vento e il leone", sfoggia la regia di John Milius ( che ha scritto la sceneggiatura di "Apocalipse now", e ha diretto fra gli altri "Un mercoledì da leoni"), in cui lo scozzesissimo Connery interpreta il personaggio di "Mohammed El Raisouli, detto il magnifico,  capo dei berberi del Rif, difensore dei credenti", come ama  sempre presentarsi ai suoi interlocutori. All'alba del 1904 El Raisouli, rapisce  dalla sua lussuosa residenza di Tangeri una vedova americana, la signora Perdikaris e i suoi due bambini, per attrarre l'attenzione del presidente statunitense Ted Rooesevelt sulla  sorte della propria gente e dei propri territori,  che il corrotto sultano del Marocco sta per lasciare alle mire dell'Europa.  Il film, che oppone Islam e Occidente,  mondo virile e  coraggiosa testardaggine femminile ("Donna, tu sei fonte di guai!" si lamenta continuamente  l'irresistibile El Raisouli, discutendo con la vedova, di cui pure ammira il carattere ) si dipana sulle sponde del Negev ( ma in realtà è stato girato in Spagna) in un continuo susseguirsi di inseguimenti, trappole e agguati,  osservati con attenzione dai diplomatici statunitensi del presidente Roosevelt, ben deciso a difendere la vita di una cittadina americana caduta nelle mani di "un predone".  Sostenuto da un ottimo copione. che rielabora un fatto realmente accaduto - ma il rapito era un dandy spiaggiato a Tangeri e non una bella vedova -  Connery offre a El Raisouli tutte le ragioni di un popolo,  nomade come il Vento,  che non vuole  arrendersi alle ragioni della vita stanziale. Come quella del Leone.
In sella a un cavallo berbero, seguito dalle sue truppe al galoppo, Connery sembra nato e vissuto in Medio Oriente. E Candice Bergen ( che ricordiamo meravigliosa in sella nel bel film "Stringi i denti e vai" di cui abbiamo già scritto) gli tiene testa meravigliosamente, in un  film che  ti rapisce, non invecchia, che si è guadagnato il plauso della critica.  E che fortunatamente viene spesso riproposto sul piccolo schermo. Ma torniamo a Connery che, l'anno seguente, risale in sella per un  altro film, più crepuscolare, ma egualmente indimenticabile: "Robin e Marian" di Richard Lester,  in cui impersona  l'arciere di Sherwood al ritorno dall'ennesima crociata: stanco, invecchiato, con un po' di mal di schiena, e dunque felice di scendere da cavallo.  Ma Connery tornerà ancora una volta in un film dedicato a Robin Hood: sarà Riccardo Cuor di Leone nella scena finale del film del 1991 in cui Robin è interpretato da Kevin Costner. E basta la sua apparizione, in sella con cotta e  armatura per catturare il pubblico con una sola battuta.
Ma non è finita qui:  nel 1978, Connery, nei panni di un meraviglioso a galante ladro inglese, passeggia a cavallo per i giardini di Londra nel film di Michael Crichton ( il romanziere che qui diventa regista) "1855 la grande rapina al treno". In quel  film davvero godibilissimo, gli è accanto (ma va a piedi e deve chiudersi da vivo  in una bara con un gatto morto) Donald Sutherland.
Connery, a pensarci bene, è stato accanto ai cavalli anche in un altro film, continuamente riproposto sul piccolo schermo: "Marnie" di Alfred Hitchkock. Ma lì, ad andare a cavallo è la protagonista, la cleptomane Tippi Hendren. Connery è alle prese con un personaggio cui, probabilmente per ragioni di autocensura degli autori,  non viene dichiarata fino in fondo la vena persecutoria. E così, unico caso nella sua carriera, il grande Sean è a disagio e poco in parte.  Lo perdoniamo e... andiamo a rivederlo nei panni del Raisouli. Credetemi, c'è da rifarsi gli occhi.