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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Bartabas e i suoi cavalli protagonisti di un rito antichissimo!

Terra rossa. Zoccoli scalpitanti. Crini fluttuanti. Corpi umani ed equini che si intrecciano in danze tribali e ultraterrene.
È Bartabas, che approda per il secondo anno consecutivo all’Île Seguin, presso il teatro de La Seine Musicale a Parigi. Un viaggio che anche questa volta parte da molto lontano, nell’India del Kerala, e si svolge sulle note evocative de Le Sacre du Printemps e Symphonie des Psaumes di Igor Stravinsky.
Il sipario si apre su una scena circolare, così cara al coreografo di Aubervilliers, con una duna di sabbia rossa al centro. Le note potenti de Le Sacre si alzano dalla buca animata dall’orchestra filarmonica e il Coro di Radio France, diretti da Mikko Franck.
Un rito ha inizio. Corpi sinuosi si muovono in una danza antica che sembra trarre energia dalla terra stessa, che comincia a vibrare dei salti dei danzatori e degli zoccoli dei cavalli. Le amazzoni, in sella a lusitani isabella, hanno costumi e acconciature tribali. Inseguono i danzatori-guerrieri in un ritmo frenetico, seguendo il crescendo musicale. Si alternano attimi di grande tensione a momenti di calma, in cui spesso i binomi diventano un tutt’uno coi danzatori offrendosi a un Dio invisibile che a volte prende le sembianze di un centauro, a volte di un cavallo.
Guerrieri e amazzoni volteggiano insieme, attorno, sopra e sotto i cavalli fino a uscire di scena.
Un totem fatto di figure umane appese a corpo morto scende dalla volta del teatro fino alla sommità della duna. Sono immobili, inquietanti. Ed ecco tre bianchissimi lusitani cremelli entrare liberi in scena, e quasi subito rotolarsi nella terra rossa. Si rialzano, giocano, esplorano il palcoscenico incuriositi e gioiosi, così veri e naturali, senza l’ombra di alcun condizionamento umano. Uno di loro sostiene per qualche istante lo sguardo del pubblico, che posso dire con certezza di aver udito trattenere il respiro. Una magia che solo un cavallo può fare, così presente a sé stesso e fiero di esserlo, seppure in un luogo completamente innaturale per lui.
Sono ancora una volta sbalordita da come Bartabas sia capace di portare i cavalli in scena, liberi, e lasciar loro recitare la loro parte in completa autonomia. Sono ormai tutti artisti consumati eppure niente, di quello che vedo, lascia trasparire condizionamento, se non l’impazienza di correre al crescendo dell’intensità del ritmo musicale e fermarsi poi vicino a una comparsa, in attesa di qualche pezzetto di carota. Se uno di loro volesse, potrebbe tranquillamente saltar fuori dalla scena e farsi un giro in mezzo al pubblico!
La seconda parte dello spettacolo, la Sinfonia, si svolge in un’aura eterea. Questa volta dal cielo è apparsa una scultura composta da due cavalli galoppanti che si fondono uno nel corpo dell’altro.
La mano di Jean Louis Sauvat, lo scultore e pittore francese che ha decorato L’Académie Équestre de Versailles, è inconfondibile. Questa figura, che evoca una divinità equina ultraterrena, nasconde al suo interno una danzatrice aerea. Come una Venere esce dalla conchiglia, un angelo viene inviato verso la terra svolgendosi da un nastro bianco. Tornano in scena anche i lusitani crema, con le loro amazzoni in ampie gonne di seta chiara e capelli sciolti, come le lunghe criniere. La danzatrice aerea, praticamente nuda, rimanda lo stesso riflesso del manto immacolato dei cavalli, mentre si muove in una coreografia tanto perfetta quanto difficile, vista la tensione muscolare che richiede... trasmette invece l’eleganza e la leggerezza di una ballerina classica, o di un cavallo da dressage.
Lo spettacolo si conclude e sono senza fiato, come il resto del pubblico che ha completamente riempito l’enorme sala.
Mentre mi avvio verso l’uscita degli artisti, ripenso alla plasticità e originalità dei danzatori-guerrieri:
Bartabas li ha trovati in Kerala, e sono gli eredi di un’arte antichissima, il Kalarippayatt, madre di tutte le arti marziali.
Sul retro dell’edificio, all’interno di un grande parcheggio coperto, alcuni cavalli stanno già salendo sui van. Emily, un’écuyère dei “miei tempi”, mi spiega che gli artisti equini rientrano a Versailles ogni sera, a una mezz’ora di distanza. Un piccolo assaggio dell’organizzazione colossale che sta dietro ad un evento di questo genere.
Bartabas ha saputo portare i cavalli, già molti anni fa, nei teatri di città, in mezzo alla gente che lavora in ufficio e non li ha mai visti. La sua grande dote è di riuscire in questo intento senza snaturare la loro vera essenza, e rendere al grande pubblico delle emozioni di cui solo noi “gente di cavalli” normalmente possiamo godere.
Link video « Les coulisses du Sacre de Stravinsky »
https://youtu.be/MC5Y9OLrlMg
Link video « Bande annonce »
https://youtu.be/DAfKml3bPW0