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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Bambini e cavalli, il rispetto dipende dai grandi

Si è parlato molto in queste ultime settimane su Cavallo2000 di quale debba essere la modalità più corretta di avvicinare i bambini al mondo degli animali. Patrizia Mosconi, nostra collaboratrice ed amica, oltre che donna di cavalli, ci ha inviato, come prezioso contributo al dibattito, queste sue riflessioni

COME FA UN BAMBINO a tracciare un limite tra realtà e finzione se è convinto che i polli avvolti in plastica termoretraibile, allineati in bella mostra nel banco frigo del supermercato, in realtà non sono ex galline piumate e starnazzanti, che dovrebbero razzolare in un campo, ma il prodotto che un procedimento industriale sforna a getto continuo a mo’ di merendina preconfezionata?
Come fa a comprendere le necessità di un animale se può accudirlo utilizzando una matita su un microscopico video e, quando sbaglia qualche cosa o si dimentica di lui per qualche giorno, al massimo c’è solo una lucetta che si spegne con un metallico bip?
Come può comprendere la vita di una mucca se la pubblicità gli fa vedere che il latte riempie il secchio azionando la coda a mo’ di pompa?
Come fa a comprendere cosa significa montare un cavallo nella natura se viene avvicinato all’equitazione solo in maniera agonistica e quindi il cavallo, o pony che sia, è visto solo come un mezzo per emergere dal gruppo e dimostrare di essere il migliore, dato che anche i giochi a cavallo,  ormai sempre più frequentemente, per appagare la nostra voglia di emergere li abbiamo trasformati in competizione…
Un bambino, come qualsiasi essere vivente, nasce con un minimo di nozioni dettate dall’appartenenza ad una specie e poi dovrebbe apprenderne altre dall’ambiente circostante per adattarsi a convivere in esso insieme agli altri esseri che lo popolano.
Allora, secondo me, la storia è come quella del cane che si morde la coda.
Quanti genitori spiegano ai bambini che prima di essere in quella confezione nel banco frigo c’era un animale vivo, degno di rispetto visto che serve a nutrici, e non un prodotto industriale da gettare nella spazzatura se lo dimentichiamo nel frigorifero oltre la data di scadenza…
Quanti genitori sono disposti a rovinare un poco la loro bella casa prendendo un cucciolo, cane o gatto che sia, per farlo crescere con i propri bambini in modo che capiscano quali sono le sue esigenze: “pappa, pupù e passeggiata, sempre, ogni giorno e con qualsiasi tempo”…. azioni non certo paragonabili al minimo impegno richiesto nell’utilizzare il famoso giochino… e quindi il cucciolo regalato a Natale è già tanto se arriva a Pasqua prima di essere portato (se gli va bene) in canile…
E il latte, direte voi, è una storia terribile pure questa?...  No di certo! Ma la mucca non è una macchina da latte e dietro a quel latte, bisognerebbe spiegare ai bambini, ogni anno c’è un vitello che dovrebbe essere allevato, anche se ovviamente destinato alla nostra alimentazione, in maniera consona ad esseri “umani”quali ci definiamo… ma di questi tempi tremo a utilizzare questa parola…
Passiamo ai cavalli, è quasi primavera e molti bambini verranno avvicinati all’equitazione… ma quale specialità scegliere per loro? Grosso dilemma dell’ippogenitore! Quasi tutte le associazioni propongono avvicinamenti al mondo del cavallo, ma quanti finalizzati al suo rispetto?
Ma in fondo, all’ippobabbo o ippomamma, importa davvero di come si sente quel cavallino che gira come un indiavolato attorno agli ostacoli, o l’orgoglio di avere un piccolo campione olimpionico vestito di un’impeccabile divisa equestre basta ad appagarli… ”Guarda che abilità! Il nostro bimbo, dopo una settimana, è già capace di stare anche in piedi sulla sella!” Ma con queste acrobazie gli insegniamo il rispetto del cavallo o lo utilizzerà solo come un divertente attrezzo ginnico? Allora non pretendiamo che i bambini rispettino il cavallo e la natura se nell’ambiente naturale col cavallo non li abbiamo mai portati e magari abbiamo anche guardato con sufficienza, per non dire con disprezzo, i luoghi dove si cerca di fare solo equitazione di campagna ovvero “godiamoci una bella passeggiata in compagnia del nostro cavallo con l’unico scopo di arricchirci, grazie a lui, imparando dalla natura che ci circonda” (… e qui ci vorrebbero persone seriamente preparate, non solo preparatori atletici, ma istruttori che sappiano tanto di cavallo quanto di educazione ambientale).
Non mettiamo in pace la nostra coscienza pensando che una giornata didattica all’anno, dove le scolaresche visitano la fattoria o il centro ippico, insegni loro il rispetto degli animali e della natura; quello lo imparano un poco per volta, tutti i giorni,  apprendendo dagli adulti che hanno intorno. E quindi sono sì i genitori, ma anche ognuno di noi  - e intendo proprio noi “ippofili” - che con la nostra mentalità e comportamento facciamo da insegnanti… Ed ecco che il cane si è morso la coda!