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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Atmosfere equestri passeggiando per il Bois de Boulogne.

Nei miei viaggi, a prescindere dal loro scopo iniziale, vado sempre alla ricerca dei cavalli. Le poche volte in cui non li cerco, sono loro a trovare me…. Di rcente ho scoperto un maneggio in un luogo molto speciale.
La mia giornata è cominciata con una rigenerante passeggiata presso il Jardin d’Acclimatation, siamo a ovest del centro di Parigi, nella zona di Neuilly sur Seine all’interno del Bois de Boulogne. Questo parco fu inaugurato da Napoleone III nel 1860. La sua fondazione si deve ad un illustre zoologo, Isidore Geoffroy Saint-Hilaire, il cui obiettivo era di creare un giardino che favorisse l’introduzione, l’adattamento e l’addomesticamento di specie animali per permetterne lo studio. Oggi è un curatissimo giardino con molte attrazioni per bambini.

Si deve a Napoleone III l’intera riorganizzazione di quest’area, fu infatti un suo desiderio quello di ricavare un parco ispirato ai giardini inglesi, che prende il nome di Bois de Boulogne ed è uno dei due polmoni verdi della città. Nulla di strano quindi nel trovare dei cavalli qui; storicamente è stata una riserva di caccia oltre che cornice perfetta per le uscite a cavallo di reali e nobili, e ancora oggi ospita l’ippodromo di Longchamp, dove si corre il famoso Prix de l’Arc de Triomphe.

Il Bois de Boulogne contiene diversi centri equestri, quello che ho trovato oggi, però, ha una particolarità in più. Si trova all’interno del Jardin d’Acclimatation e la sua grand carrière (maneggio esterno) è sovrastata nientemeno che da un’opera architettonica grandiosa, la Fondation Louis Vuitton di Frank Gehry. Aperta al pubblico nel 2014, questa “caravella futurista” , soprannominata “Iceberg” dallo stesso autore, è diventata una meta imperdibile da chiunque visiti la città e sappia apprezzare l’architettura e le opere d’arte.
L’edificio ospita infatti collezioni permanenti e temporanee di arte moderna. Come ogni grande opera architettonica che si rispetti, si integra perfettamente nel paesaggio verde grazie alle armoniche linee curve che la contraddistinguono e alla fusione dei colori riflessi dagli enormi gusci di vetro che richiamano le vele di un vascello.
Mi chiedo se la realizzazione del progetto, agilmente inscritta nelle rigide regole di costruzione edilizia di quest’area, abbia portato via parte dello spazio dedicato al centro equestre. Tuttavia la superficie del campo ostacoli è ragguardevole e la scuderia, già esistente ai tempi di Saint-Hilaire, sembra non farsi mancare nulla di ciò che è tipico di un maneggio cittadino di lusso. Certamente i cavalli avrebbero preferito dei paddock al posto dell’imponente edificio, ma tant’è, qui erano in gioco interessi ben diversi. Quello che fa piacere, nell’annusare ancora una volta nell’aria un inconfondibile sentore di paglia e fieno, è che per quanto possa essere elitario mantenere un cavallo qui per il proprio piacere, l’equitazione in Francia rimane uno sport per tutti.
Anche il parco giochi davanti all’ingresso del maneggio è in tema equestre, e tutti i bambini che vengono al parco possono scoprire il mondo dei pony. La scuola di equitazione del Jardin d’Acclimatation esiste dal 1874 e si rivolge storicamente ai più giovani.
Sulla via del ritorno incrocio una ragazzina in bicicletta, ha gli stivali di gomma e il cap, nel cestino uno zaino da cui spunta un frustino rosa. Penso, e spero, che lei non si renda conto di quanto sia elitario il luogo in cui è diretta, e sono abbastanza convinta del fatto che non le importi niente di montare con uno degli edifici più famosi al mondo come sfondo. Lei, come tutti i cavalieri autentici, quando sale in sella dimentica qualsiasi cosa, perché il mondo visto da quella prospettiva ha un senso completamente diverso.