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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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“Angelo - Life of a Street Dog” un film che racconta una storia da non dimenticare

Andrea Dalfino e Lapo,
Andrea Dalfino e Lapo, "l'attore" che ha interpretato Angelo

Ricordate la vicenda del cane Angelo? Si tratta di un orribile caso, avvenuto nel 2014, che fu protagonista di una grande battage mediatico che scosse le coscienze di tante persone, riaccendendo con forza il dibattito sui diritti e la tutela degli animali.
Angelo era un cane di strada, che viveva, amato da tutti, a Sangineto (CS) finché un giorno quattro ragazzi non decisero di farne la vittima della loro crudeltà.
Un caso che ha in qualche modo segnato non solo le coscienze, ma anche un importante traguardo mai raggiunto: per la prima volta è stata applicata nel nostro Paese la pena massima per le sevizie e l'uccisione di animali.
Un anno e quattro mesi di reclusione per ciascuno dei quattro giovani imputati dell'uccisione del cane Angelo. Il giudice ha anche disposto che i quattro imputati svolgessero attività di volontariato per sei mesi in un canile municipale, condannandoli anche a risarcire duemila euro a ciascuna delle venti associazioni che si sono costituite parte civile nel processo.

Andrea Dalfino è un giovane regista che vive e lavora tra Milano e Los Angeles e che, traendo spunto da questa storia, ha realizzato un cortometraggio. L’ho conosciuto a Bologna, durante un evento organizzato dalla SIUA (la Scuola di Interazione Uomo-Animale, diretta dall'etologo Roberto Marchesini), al quale partecipò mostrandoci in anteprima il trailer del film e la storia del progetto che oggi gli chiedo di raccontare anche ai lettori di Cavallo2000, ringraziandolo per il prezioso lavoro che ha svolto e per l’attenzione che ci dedica.


Andrea, com’è nata l’idea di realizzare questo film?
L’idea di Angelo – Life of a Street Dog nasce nel gennaio 2017, dopo l’ennesimo servizio televisivo sulla tragedia del cane Angelo che mi sono ritrovato a guardare a margine di uno dei miei viaggi fra l’Italia e Los Angeles. L’obiettivo primario era combattere un senso d’impotenza misto a tristezza e rabbia facendo qualcosa che fosse in mio potere. Da qui, l’idea di utilizzare l’enorme impatto mediatico che il caso di Angelo aveva creato realizzando un film che potesse sensibilizzare il maggior numero di persone possibili riguardo la dura realtà delle violenze e dei maltrattamenti, che esseri viventi già sfortunati dalla nascita come i cani randagi sono costretti a subire nel corso della loro breve vita. Anche se molti sono rimasti sconvolti e atterriti solo leggendo della vicenda di Angelo, rimanevo consapevole del fatto che non tutte le persone sono uguali nel carattere, e c’è chi necessita di una “spinta” in più per potersi fermare a riflettere più a lungo sul perché una cosa del genere fosse sbagliata, e per avere più impressa la storia di questo povero randagio dagli occhi dolci. Da qui la scelta di puntare sulle potenzialità del mezzo di propaganda numero uno dell’era moderna, ovvero il cinema, abbinando la possibilità di diffusione capillare concessa da Internet e dalle sue declinazioni.


Come avete scelto il protagonista per il film?
La vera e propria realizzazione di Angelo – Life of a Street Dog di strada è partita proprio dalla scelta del protagonista. Abbiamo optato per un cane non preparato alla recitazione, proveniente da uno dei tanti canili gestiti da LNDC (Lega Nazionale del Cane) in giro per l’Italia. Dopo un lungo processo di casting, abbiamo trovato la nostra “star” in Lapo, un dolcissimo meticcio di 2 anni in canile da più di un anno e mezzo che condivideva con Angelo non solo l’aspetto estetico ma anche una storia infelice alle spalle.


Come avete lavorato, dato che l’attore non era un professionista, ma un cane con tutte le fragilità dovute alla sua storia?
La scelta di far rivivere Angelo attraverso un cane con le sue stesse esatte origini (ed un’incredibile somiglianza) credo abbia reso ancora più profondo il senso di questo film. È stata una scelta audace, che ha sicuramente avuto determinate ripercussioni in ambito tecnico durante le riprese, ma che alla fine del percorso ci ha comunque regalato tante emozioni. Vedere Lapo correre libero durante le riprese dell’ultima scena, lungo un’immensa spianata di Campo Imperatore nel parco nazionale del Gran Sasso, sapendo che era da poco uscito da una gabbia di canile, ci ha davvero riempito il cuore. Ovviamente abbiamo avuto un team di bravissimi educatori cinofili che ci hanno affiancato per tutta la durata delle riprese, assicurando al contempo il benessere di Lapo e la riuscita delle riprese stesse. Abbiamo dovuto improvvisare e cambiare molte scene “on the go”, ma tutto ciò ha contribuito a creare quello che in molti abbiamo reputato un fantastico esempio di “neo-realismo canino”.


È stato importante anche il supporto di educatori cinofili, come hanno “convinto” il cane a girare le scene?
Sono stati utilizzati molti stratagemmi e tutti diversi, principalmente legati al cibo, ovviamente. Ma quando Lapo finiva con l’avere la pancia piena la situazione diventava un po’ più critica e dovevamo inventarci sempre qualcosa di nuovo.


Ci sono state delle difficoltà?
Essendo appena uscito dal canile non aveva molta concezione di alcuni comportamenti che ci aspetteremo dai cani più “addomesticati” e pertanto, come ho già detto, abbiamo dovuto optare per il cambiamento di alcune scelte narrative. In una scena, ad esempio, avrebbe dovuto afferrare in bocca una pallina per giocarci ma Lapo non aveva la minima idea di come si facesse o perché volessimo a tutti i costi mettergli quell’oggetto in bocca.


Quanto sono durate le riprese?
Una settimana molto intensiva che, pur trattandosi di un mediometraggio, è stata una tempistica davvero fenomenale considerato che il 99% della storia è incentrato sul protagonista a quattro zampe.


Una scelta che colpisce è quella di non aver voluto cedere alla facile “tentazione” di girare scene violente, puntando invece a riprodurre quella che era la sua vita…perché?
Perché l’obiettivo in primis è sempre stato quello di fare entrare lo spettatore nella testa di Angelo, mostrandogli quella che era la sua semplice, innocente e genuina vita di cane randagio. Una volta trascinatolo nel suo mondo, poi, lo si mette davanti alla cruda realtà di quanto successo (da qui la scelta di utilizzare soprattutto le riprese in prima “persona” per la scena delle sevizie) sperando così al termine della visione di aver scosso nel modo più efficace possibile la sua coscienza, facendogli percepire nel profondo il perché fosse tutto così sbagliato.


C’è una scena che hai amato di più? E una che ti è costato di più girare?
Sicuramente la scena in cui durante una giornata di vento forte Angelo, dopo aver elemosinato qualche carezza dal ragazzo che legge il giornale sulla panchina, viene distratto dall’ipnotica danza nell’aria di alcune foglie in un parco. Oltre alla cinematografia perfetta, la genuina reazione di stupore di Lapo mi è entrata nel cuore dal primo momento. Rappresenta anche una sorta di punto di passaggio tra la vita spensierata e quelli che poi saranno gli aspetti invece più difficili della vita da randagio. Quella più difficile da girare invece è stata, inutile dirlo, la scena della sua morte. Credo sia sufficiente dire che per qualche attimo ci è sembrato di essere lì, con il protagonista originale della storia, a condividere ogni suo ultimo respiro.


Tu sei italiano, ma lavori a Los Angeles, come è stato accolto questo tuo lavoro in America? E in Italia?
Negli Stati Uniti è stato accolto molto bene, seppur in un contesto culturale molto diverso e decisamente meno empatico di quanto una persona potrebbe pensare. Ovviamente un film come questo non può essere minimamente considerato commerciale, ergo è stato trattato (giustamente) come una sorta di Art House movie. Il più bel complimento ricevuto è stato sicuramente quello di essermi sentito dire che “per essere un film tutto incentrato su un cane che viene ucciso, i 30 minuti di durata passano veramente in fretta”. Di solito questo è uno dei principali indici di gradimento! In Italia la storia è stata molto diversa, proprio perché qui è cominciato tutto e l’opinione pubblica è sempre stata molto scossa dalla vicenda originale. Come autore del progetto sotto molteplici aspetti ho ricevuto molte soddisfazioni e riconoscimenti per il lavoro svolto e questo ha fatto piacere non soltanto a me ma a tutte le persone coinvolte che hanno creduto nel progetto fin dall’inizio.


Quanto hai girato questo film qual era il pubblico che volevi raggiungere?
Principalmente le persone con la pelle un po’ più dura. Non volevo giocare in casa con persone emotivamente simili a me, per le quali bastava aver letto un titolo di giornale sulla vicenda del cane Angelo per soffrirci. L’obiettivo è sempre stato quello di cercare di colpire (e possibilmente affondare) tutte quelle persone che hanno bisogno di una spinta in più per fermarsi a riflettere sul perché tutto ciò fosse estremamente sbagliato.


Come si fa a vedere il film?
Il film è oggi disponibile per acquisto e noleggio digitale sulla piattaforma CG Entertainment attraverso il loro sito web.


I ricavi che derivano dalla visione del film saranno devoluti al Lega Nazionale per la Difesa del Cane, giusto?
Esattamente, tutti i ricavi verranno devoluti a sostegno delle loro opere di tutela ed aiuto dei tanti Angelo d’Italia.


C’è poi una storia dentro la storia… ci vuoi raccontare come è andata con Lapo, il protagonista che interpreta Angelo?
Ovviamente non potevamo lasciarlo tornare in canile e per seguire la migliore delle tradizioni, alla fine il protagonista della pellicola è “finito a letto” con il regista. Lapo è ormai da quasi 3 anni con la mia famiglia, e non potrebbe essere più circondato d’affetto di così.


Che cosa ti ha lasciato questa esperienza, sia dal punto di vista lavorativo che umano?
Sicuramente la bellissima sinergia che c’è stata con tutto il team delle riprese, molti dei quali non erano assolutamente del mestiere ma si sono calati nei panni perfettamente. E poi lavorare con gli animali, difficile ma di una bellezza estasiante. Dal punto di vista umano, invece, entrare più a contatto stretto con la realtà di chi si occupa ogni giorno di tutelare tutti gli esseri viventi etc. mi ha aperto la mente e mi ha insegnato ad osservare molte cose sotto aspetti più profondi e meno ipocriti.


Girerai ancora film sugli animali?
Come il peggiore dei masochisti, assolutamente sì, a dire il vero stiamo lavorando a un progetto di lungometraggio già da qualche anno ormai. Non voglio svelare troppo, ma posso confermare che una delle protagoniste sarà di nuovo una meravigliosa creatura a quattro zampe.


Per chi fosse interessato alla visione del film lo trova qui:
www.cgentertainment.it/film-dvd/angelo-life-of-a-street-dog/f22160/