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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Amarcord... Vent'anni fa il primo trionfo di Varenne nell'Amérique

Era il 28 gennaio 2001. Sono passati vent’anni. Varenne vinceva a Parigi il Prix d’Amérique, la corsa faro dell’inverno europeo del trotto. Varenne quel giorno è una meraviglia della natura, un trottatore con la stella bianca sulla fronte che aveva vinto il Derby a tre anni, per poi dominare la stagione dei quattro anni e battere nel Nazioni la maestosa Moni Maker, conquistando anche il suo primo Lotteria a Napoli.
Adesso era di nuovo in pista a Parigi, dove l’anno prima era rimasto fregato da quella bagarre delle false partenze e al segnale valido era rimasto in fondo al gruppo. Fu terzo al traguardo ma la sua fantastica rimonta all’esterno fu una rivelazione: l’affacciarsi di un fuoriclasse assoluto, quasi un’anticipazione di una carriera unica che avrebbe segnato un’epoca dell’ippica mondiale.
Quella domenica 28 gennaio 2001 c’è il sole a Vincennes e il verde bianco e rosso colorano le tribune, ci sono tantissimi tifosi al seguito del Capitano, arrivati da ogni parte d’Italia. Varenne corre con il numero 16 e i suoi avversari più insidiosi sono due francesi, il piccolo Géneral du Pommeau, il detentore del titolo, e la femmina Fan Idole. Varenne è un cavallo nato e allevato in Italia ed è dal 1947, quando Mistero vinse l’edizione disputata ad Enghien, che un indigeno non trionfa nel Prix d’Amérique.
Dopo il carosello che precede la corsa, con le bandiere, la banda, la sfilata di cavalli e guidatori davanti alle tribune, ci si avvia verso la partenza. La biondissima lad finlandese Iina si avvicina a Varenne per stringere un finimento. Sussurra qualcosa al cavallo, qualcosa che assomiglia a ‘Vinci per me’. La fatina bionda e il campione hanno vissuto in simbiosi durante tutta l'epopea del trottatore nato in provincia di Ferrara, a Copparo, e acquistato da un cambiavalute napoletano, Enzo Giordano. Sono le tre e mezza del pomeriggio ed e’ l’ora di riscrivere la storia.
C’è un primo segnale, Varenne è partito bene, ma lo starter annulla quella partenza. Tutto da rifare, si torna a girare intorno, a cercare di trovare la miglior posizione per uscire bene dai nastri e anticipare gli avversari. Si va a prendere posto per il secondo segnale, Varenne si mette a tirare. Minnucci ha il suo buon daffare per cercare di tranquillizzarlo. Il cavallo ha voglia di correre. Ha visto tutte quelle bandiere, quei tricolori di fronte ai quali un giorno al vecchio ippodromo di San Siro si sarebbe inchinato in una foto entrata nella storia. Il terzo segnale è quello valido, “Varenne è al centro del teleschermo”: la corsa è appena partita e quel fuoriclasse delle cronache ippiche che è Claudio Icardi, dagli schermi della Rai, ci aiuta subito a trovare il nostro campione.
Giampaolo Minnucci ha deciso di giocarsela davanti. Varenne è in testa su Galopin du Ravary, terzo trotta Igor Brick, mentre Géneral du Pommeau si è sistemato in quarta posizione. Intanto, al primo passaggio davanti al traguardo, Fan Idole avanza in terza ruota. Tuttavia, Minnucci è tranquillo. Sente Varenne tonico, lo lascia scorrere sul tracciato in carbonella su falcate costanti, senza brusche accelerazioni di ritmo. La strada per andare a casa è ancora tanta. Sulla salita Giampaolo si volta a controllare, con lo sguardo cerca il grande avversario: Géneral du Pommeau è in seconda pariglia esterna. Ci si avvicina al momento decisivo della corsa, la piegata finale che immette sulla lunga dirittura di Vincennes. A metà di quell’ultima curva Minnucci preme sull’acceleratore. Varenne scatta, gioca d’anticipo su Géneral du Pommeau che deve aggirare alcuni concorrenti e soltanto sul tramonto della curva può cominciare a spingere. Varenne entra in testa in dirittura, la sua falcata è ampia, dietro il piccolo Géneral lo insegue, non si è ancora arreso e dal gruppo al largo rinviene anche la femmina Fan Idole. “C’è ancora da soffrire”, la sottolineatura della voce di Icardi. Quella retta sembra non finire mai. Ma eccolo il boulevard parigino del trionfo per il campione italiano.
Il boato della folla in tribuna, il cerchietto rosso del traguardo, i flashes dei fotografi, Varenne ha vinto, Minnucci si volta verso quei cinquemila italiani che sventolano i tricolori. E’ un tripudio verde bianco e rosso, sono le tre e mezzo del pomeriggio e un cavallo italiano ha riscritto la storia del trotto. Il driver romano di quel campione dalla stella bianca in fronte racconterà: “Dopo la corsa ero in piena adrenalina, mentre Varenne dopo il traguardo era lì che trottava tranquillo”. Come se niente fosse, senza un filo di sudore addosso. Come se non avesse corso. E intanto da lì a poco Parigi sarebbe stata una festa italiana con la musica di Azzurro, l' emozione,  lo stupore e la gioia di anni felici mentre sulle tribune e in premiazione cantavano ‘Fratelli d’Italia’. Grazie a un cavallo e a un guidatore e a tutti gli uomini e donne di quel fantastico team. Sono passati vent'anni ma ancora a rivederla quella corsa ci fa battere forte il cuore.