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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Amarcord.... Quando un veterinario sbancò Longchamp

Tony Bin vince L'Arc
Tony Bin vince L'Arc

A questa storia non avrei mai creduto se non l’avessi vissuta in prima persona. Altro protagonista Giampiero Brotto. Ottimo veterinario, specializzato in cavalli da corsa, soprattutto grande esperto di ippica internazionale. Fu lui a comprare, per conto di Luciano Gaucci, Tony Bin per pochi soldi alle aste dei puledri in Irlanda: il brutto anatroccolo che sarebbe diventato un campione vero.

A questo punto, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Anno 1988, siamo a Parigi, o meglio all’ippodromo di Longchamp al Bois de Boulogne: teatro tra i più affascinanti del galoppo in Europa. Sta per essere disputato il Prix de l’Arc de Triomphe, una delle due corse che la Francia istituì nel 1920 per ringraziare l’America per il suo intervento nella Grande Guerra. Brotto in silenzio studia i cavalli. A un certo punto mi fa: “Tu sali in tribuna?” ”Certo, là c‘è la sala stampa” “Si può scommettere?” “Sì, è pieno di terminali” . Senza aggiungere altro, Brotto tira fuori un rotolo di franchi francesi e dice “La metà su Tony Bin vincente, l’altra metà su Tony Bin piazzato”.
John Reid, fantino irlandese, indovina il momento giusto, Tony Bin anticipa gli avversari, a cominciare dal favorito Mtoto, e conquista la corsa che l’anno prima l‘aveva visto secondo dietro Trempolino. Quasi nessuno aveva considerato Tony Bin e la quota del totalizzatore è alta: 17 volte la posta!
La sera mi ritrovo con franchi francesi da tutte le parti e per la prima volta mi rendo conto della responsabilità che mi sono assunto. La mattina dopo a Roma avviene la consegna. Senza festeggiamenti, nemmeno un caffè, ciao… ciao… ci sentiamo presto.
La morale? Ognuno di noi cerca un “segnale” in qualsiasi gioco per vincere. Quale segnale può essere considerato più forte di quello di un veterinario che punta sul proprio cavallo? Interpretarlo nella maniera giusta significava diventare ricchi. A me non è successo…