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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Amarcord... La magia del Premio Pisa

PISA. Le delicate atmosfere di San Rossore e tra quei pini la galoppata di marzo nel Premio Pisa, la Milano-Sanremo del purosangue. Pisa e le sue diritture, le piste di allenamento, l'incanto dei pini marini, il clima ideale per trascorrere l'inverno e preparare le classiche. Tesio che scendeva al Grand Hotel Duomo con i suoi dormelliani che su questo paradiso, da far invidia anche alle piu' celebrate Newmarket e Chantilly, sbocciavano in primavera verso le classiche. "Il Derby si corre a Roma ma si prepara a Pisa", amava dire il geniale piemontese.
Tappeti morbidi quelle diritture pisane per i garretti di campioni in splendido divenire. L'album dei ricordi, corredato dalle cronache sullo Sportsman e sul mio amato Il Tirreno di Giampiero Celati, e impreziosito dai libri di Renzo Castelli, il giornalista-scrittore che ha fatto letteratura del mito di Barbaricina, il 'Paese dei cavalli', e reso omaggio all'icona Ribot, in un libro magistralmente pieno di contenuti. Pisa che con la sua passione infinita produce storie, l'ultima quella bellissima di Laghat, raccontata da Enrico Querci in un libro che sta conquistando un pubblico di non soli ippici. La meraviglia del cavallo e dell'uomo, in quella relazione che regala ad ogni pagina anedotti sorprendenti.
Ecco il Pisa degli anni ruggenti, Settanta e Ottanta, in cui il nostro galoppo guarda all'estero con una filosofia mercuriana, Vittadini e D'Alessio, conquista sempre piu' proseliti e aspetta la primavera, aspetta il Pisa per rilanciare un'altra stagione classica. Gli anni Settanta con Giadolino che porta al trionfo il rosa e viola di Lady M nell'edizione del 1976, in sella un fantino da Pisa, Sandrino Atzori, uno che in arrivo non ti concedeva nulla, sempre pronto ad approfittare di un errore altrui.
La classica del Prato degli Escoli punto di partenza per carriere importanti. Ecco il '77 e un sontuoso Capo Bon che il sor Federico Regoli osserva con il binocolo dal prato dove è suggestivo vedere i purosangue che ti galoppano intorno. Andrà lontano quel puledro vestito della elegante casacca della Razza Vedano, laureato di Parioli e secondo nel Derby dietro l'imbattibile biondo Sirlad. Altro rientrante di lusso nella classica sarà Isopach, nel 1980, un fior di miler che, nelle mani di velluto del grande Marcel Depalmas, appena intravista la dirittura saluta la compagnia, presentazione esemplare del maestro Luigi Turner, altro trainer fedelissimo di San Rossore. Spazio anche per le femmine di gran classe, All Sik, giubba Andy Capp batte Timur Lang e Stifelius nell'edizione 1981.
Il Pisa si colorerà di rosa anche nell'87 per merito di Genevien, giubba bianco-nera dei fratelli Brotini. In sella un fuoriclasse, il jockey inglese Willy Carson. Peo Perlanti, fantino pisano, non poteva mancare all'appuntamento con la corsa piu' ambita. Ecco che nel 1982 il simpatico Peo porta al successo il grigio How to Go, per il training di 'nonno' Ildo Tellini. Aveva perso nel Rook dopo una scriteriata corsa di testa, nel giorno che conta si prende la rivincita. Giubbe prestigiose nell'almanacco della classica del Prato degli Escoli. Il celeste della Razza La Tesa, i colori del grande Sirlad, portati al proscenio da Shenable, nel 1983, un Pisa 'nobile' come quello dell'anno successivo quando si afferma il rossoblu della milanese scuderia Gabriella, con Perlanti che usa frusta e braccia per far galoppare dritto Sinio, un ardente figlio di Sassafras, Il training è quello della leggenda Enrico Camici.
Citi il fantino di Ribot ed ecco che il ricordo va all'edizione 1988. E' l'ultimo successo di un cavallo con la giubba biancorossocrociata di Dormello. Dordone, meraviglioso e generoso passista, va in testa e non si fa prendere piu'. Vince in promenade, come aveva fatto l'icona della scuderia, l'immenso Ribot nell'edizione del 1955 scortato dalla fedele compagna Donata Veneziana. I cavalli del Pisa domenica 29 marzo torneranno di nuovo al tondino. Chissà se sarà un tre anni dei Botti, altri fedelissimi di San Rossore, ad apporre al box la coccarda di una corsa dallo splendido albo d'oro. Oppure se sarà un allievo di Riccardo Santini, il livornese che sa preparare con maestria questa corsa, a transitare per primo sul cerchio rosso. O se il Pisa, come spesso ha fatto, con la sua galoppata sull'erba piu' sentita regalerà un verdetto che farà storia, con ad esempio il successo di uno dei tre anni di Paolo Favero, che stanno galoppando forte tra i pini di San Rossore. Già, il capolista dei trainer in ostacoli che ha fatto il suo ingresso anche nel mondo del piano ed è subito stato protagonista, in linea con una mentalità vincente. Una corsa, la sua città e tante storie. Il fascino della pineta di San Rossore e della sua corsa ci accompagna sempre ad ogni primavera che arriva.