
Mike Bongiorno in una foto del Trottatore. Per gentile concessione del Museo del Trotto di Civitanova Marche
Addio caro Mike, grande amico del trotto
CAVALLO2000 si unisce all'unanime cordoglio e ritiene che il miglior modo per rendere omaggio a Mike Bongiorno sia riproporre l'amarcord scritto da Franco Quartieri quando raccontò come il padre della Tv fu anche un autentico "trottista".
FORSE NON TUTTI SANNO, e forse non tutti rammentano, che il principe dei presentatori italiani vanta in carriera un breve ma assai intenso sodalizio con il cavallo trottatore. Accadeva mezzo secolo fa. Accanto alla neve (che oltretutto aveva il pregio di conferire abbronzature a quei tempi non altrimenti raggiungibili), accanto ad altre affascinanti e perentorie passioni sportive, il biondo artefice di “Lascia o raddoppia?” ebbe a mostrare grande attaccamento allo sport dei sedioli.
Gareggiava spesso, il buon Mike, la base era Milano ma di quando in quando faceva puntate (non intese come scommesse) anche su altri ippodromi, con discreto agonismo e straordinaria vis promozionale: lui in pista, gli ippodromi registravano impennate cospicue nel numero degli spettatori, soprattutto al femminile, a tutto vantaggio della res ippica in generale.
Ignorando certe benevole prese in giro in trasmissioni radiofoniche e articoli di settimanali, banalmente legate al luogo comune del “darsi all’ippica”, Bongiorno perseverò imperterrito per qualche stagione tra fruste e stivali (allora obbligatori anche al trotto), nonostante qualche ruzzolone privo di conseguenze se non, transitorie, sulle coronarie dei fans. Mise anche sù scuderia (la “San Michele”) ed ebbe in corsa due buoni effettivi: Cruzeiro e il più giovane Arcangelo. Soprattutto quest’ultimo, cui il presentatore aveva cambiato nome in onore appunto di S. Michele suo celeste titolare, fu trottatore di buoni mezzi, presto però inghiottito dal grigio dell’anonimato per qualche problema fisico.
Una volta, come accennato in apertura, Mike prese la strada di Bologna, per un doppio impegno in due differenti corse riservate ai guidatori dilettanti. Fu nell’autunno del 1957, e le tribune dell’Arcoveggio si riempirono di schiere estemporanee, digiune di totalizzatore, piazzati e duplice accoppiata, ma ricche di uno slancio che tracimò in ovazioni entusiastiche.
La giornata era stata orchestrata da Onesto Zamboni, “Citti” il nome di battaglia, indimenticabile pilastro della categoria gentlemen, cui diede impulso e organizzazione straordinari.
Ma ritorniamo al gentleman poco più che trentenne Mike Bongiorno e alla sua performance bolognese. In scarsa evidenza nella prima gara, Mike vinse con la pipa in bocca la seconda, pilotando L’O di Giotto, un cavallino brioso e combattivo, di quelli che, si diceva, sanno leggere e scrivere. Ma ci fu un antefatto, che rivelato 50 anni dopo non darà certamente adito ad apertura di inchieste o supplementi di indagini. Il cavallo aveva chance, ma per totale sicurezza Citti Zamboni, prima della gara, fece uno scrupoloso giro delle scuderie, al fine di convincere gli avversari a non osare l’impossibile e non rompere le uova nel paniere. Mike in testa (prevedibile) non doveva essere molestato da nessuno, intesi? E così fu, Bongiorno vinse e tutti furono felici e contenti.

Mike Bongiorno in una foto del Trottatore. Per gentile concessione del Museo del Trotto di Civitanova Marche


























